Al Napoli Teatro Festival Italia va in scena l’epopea moderna dei rifugiati in due appuntamenti che ripercorreranno le storie di chi ha attraversato il mare per avere salva la vita. Due eventi che sisvolgeranno nel corso della settimana mondiale del rifugiato: si parte il 19 giugno ore 18 a Palazzo Fondi con la prova aperta del laboratorio Il mare ha cambiato colore, a cura di Julie Kretzschmar, un’esperienza teatrale basata sulla messinscena di vissuti e storie di migrazione, realizzata in un laboratorio rivolto a giovani stranieri che vivono a Napoli (la prova aperta replica ancora alle 19.30). Mentre alle 21, nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale, debutta in prima assoluta, il nuovo progetto del direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità, Mario Gelardi, 629 – Uomini in gabbia. Un lavoro che riunisce autori provenienti da Spagna, Grecia e Italia che ripercorreranno insieme il clima violento cui è approdato oggi l’Europa: «Mi sono interrogato molto in questi ultimi mesi su cosa potesse fare il teatroracconta Mario Gelardi —, in particolare su cosa potessero fare gliautori teatrali. Se la politica non collabora, se i paesi europei non si parlano, noi autori teatrali, possiamo farlo, utilizzando la forzadel teatro». Lo spettacolo replica il 21 giugno ore 21.
Mentre il 20 giugnogiorno in cui ricorre la giornata internazionale del rifugiatoore 19, la compagnia del NuovoTeatro Sanità sarà ospite sul  rimorchiatore della Ong Open Arms, attraccato nel porto di Napoli dal 15 al 20 giugno, che nel suo scalo partenopeo realizzerà una serie di incontri con la cittadinanza e le associazioni del territorio.

I due lavori in scena al Festival formulano la questione dei migranti da due diversi punti di vista: Julie Kretzschmar, che parte da un percorso intrapreso con giovani attori e registi in Burkina Faso e nella Repubblica Democratica del Congo, adattando testi di autori contemporanei dell’Africa anglofona, spiega: «Ciò che mi interessa è riformulare questa questione con la comunità di giovani uomini migranti, rivedendo quali sono le rappresentazioni dei percorsi migratori, ma soprattutto quelle che riguardano la ricostruzione delle storie identitarie, di una comunità in diaspora che provoca una migrazione della storia del continente africano». Il progetto è arricchito da immagini visive grazie allacollaborazione del fotografo Bruno Boudjelal. Il lavoro è programmato in collaborazione con La Francia in scena.

Il progetto di Gelardi chiama invece a raccolta autori europei, offrendo un altro sguardo sulla questione: quello dei cittadini dei paesi che dovrebbero accogliere. Lo spettacolo 629 – Uomini in gabbia mette in dialogo scrittori spagnoli (Marta Buchaca, Jordi Casanovas, Guillem Clua, Josep Maria Miró, Pau Miró, Pere Riera, Mercè Sàrrias, Victoria Szpunberg, Joan Yago) tradotti da Alessio Arena, greci (Yannis Papazoglou, Peny Fylaktaki, Tsimaras Tzanatos) tradotti da Giorgia Karvunaki e italiani (Emanuele Aldovrandi, Alessio Arena, Tino Caspanello, Mario Gelardi, Domenico Loddo, Fabio Pisano).  Il progetto prende spunto da un evento di cronaca: domenica 10 giugno 2018, il governo italiano non ha concesso alla nave Aquarius della flotta della Ong Medici Senza Frontiere di fare ingresso in un porto italiano. A bordo si trovavano 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini, 7 donne incinte. In quel momento, 629 erano anche i deputati della Repubblica Italiana: una strana coincidenza numerica, tra uomini che decidono e uomini che non hanno alcun diritto, è alla base di questo progetto. In scena, Vincenzo Antonucci, Alessio Arena, Simone Borrelli, Ciro Burzo, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Arianna Cozzi, Anna De Stefano, Germana Di Marino, Carlo Geltrude, Gennaro Maresca, Davide Mazzella, Enrico Pacini, Alessandro Palladino, Chiarastella Sorrentino, Chiara Vitiello.

Il Festival realizza in questi due eventi un’importante occasione di dialogo e confronto, mettendo al centro la discussione sui dirittiumani e sulle loro violazioni.