11 novembre 1989 – 11 novembre 2019: a 30 anni di distanza Ponticelli non dimentica l’orrore esploso in un sabato pomeriggio qualunque, con 4 vittime innocenti per mano di un gruppo malavitoso. Il commando era composto da 7-8 killer incappucciati a bordo di 3 auto che, in Corso Ponticelli, hanno improvvisamente aperto il fuoco tra la folla. Il quartiere non ha dimenticato e per questo ogni anno scende in piazza con una marcia per la legalità, al fianco dell’associazione Libera. Quest’anno con i residenti del quartiere ci sono anche i lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli, oltre alle associazioni e ai tantissimi studenti che insieme ai loro insegnanti hanno sfilato con slogan e striscioni per dire che il quartiere non si piega alla camorra.

Droga, appalti, lotto clandestino e racket delle estorsioni furono i motivi della strage, che ha segnato una delle pagine più buie della storia di Napoli in quel lontano 11 novembre 1989, nei bar Luisa e Sayonara. La banda, con indosso tute da meccanico è scesa dalle auto e, a volto coperto da passamontagna, ha fatto fuoco per diversi minuti, sparando all’impazzata dentro e fuori i locali. La prima pallottola era destinata ad un pregiudicato, Antonio Borrelli di 27 anni, morto mentre lo trasportavano all’ospedale Loreto Mare. Era il figlio del gestore del Sayonara. Dopo di lui sono caduti a terra sotto i colpi del commando Mario Guarracino, 45 anni; Salvatore Benaglia soprannominato o Bill di 53; Gaetano Di Nocera, 52 anni cassintegrato dello stabilimento siderurgico Italsider di Bagnoli; Gaetano De Cicco, 38 anni, dipendente del Comune di Napoli. Per quest’ultimo è stata difficile l’identificazione in quanto venne sfigurato dai proiettili ed era sprovvisto di documenti.

Dopo la mattanza, gli inquirenti troveranno nel bar Luisa numerose matrici di toto nero; mentre il vicino bar Sayonara era luogo di spaccio degli stupefacenti. Una strage originata fra le bande dopo la scomparsa delle grandi organizzazioni criminali, fomentata da piccoli gruppi che si muovevano come schegge impazzite e non esitavano ad affrontarsi senza esclusione di colpi, coinvolgendo nelle sparatorie anche tanti innocenti.