Per i Pezzulli di Luciana Pennino: Presente assente!

Agli appuntamenti importanti non sono mai stato molto presente a me stesso, nemmeno in occasione del mio funerale. Risalendo alle origini, il giorno in cui fui battezzato ricordo che tali furono i pianti, non miei, beninteso, quelli dei colleghi e delle colleghe neonati in procinto di essere annacquati, ebbene, tanto strepitarono che io mi distrassi, mi confusi, un po’ cercai anche di schiacciare una pennichella per astrarmi, volutamente, da quella bolgia, ma che vuoi dormire, con quel caos! Insomma, di quell’avvenimento speciale ricordo poco anzi nulla, nemmeno la sensazione: gioivo, ero annoiato, davvero non so… non fui molto presente a me stesso, appunto!

Il primo giorno di scuola, alle elementari, che avrei ricordato per sempre come l’inizio di una carriera che si sarebbe completata, se tutto fosse andato nel migliore dei modi, dopo ben diciassette/diciotto anni all’incirca, fui più che non presente a me stesso: fui completamente assente! Mi beccai la varicella e così iniziai a frequentare la prima elementare con una quindicina di giorni di ritardo rispetto al fatidico primo giorno.

Il compimento della maggiore età: un grande traguardo. Tutti lo vivono come felicità allo stato puro: puoi prendere la patente, finalmente! Un tempo, essere maggiorenni significava anche essere liberi di sfanculare i genitori e fare quello che ci girava per la mente. Oggi lo fai già a dieci anni. Alla festa dei miei diciott’anni, organizzata con tutti i crismi e con una marea di amici, io nel giro di sette minuti esatti ero ciucco totale e così, altro che padrone di me… ero completamente fuori!

Anche a un altro appuntamento, fondamentale nella vita di un essere umano, non fui molto lucido: la mia prima volta. Sì, insomma, la mia prima performance sessuale. Lei era uno sballo, o forse no, ma i miei ormoni a palla me la facevano vedere al pari di una Dea. Purtroppo, vuoi per il mio DNA con la struttura da imbranato, vuoi per l’inesperienza, vuoi per la sua inibente prorompenza fisica, io persi anche quel briciolo di lucidità con cui ero andato all’incontro e quindi feci mirabilmente cilecca!

E poi la seduta di laurea, l’appendicectomia, la prima denuncia dai carabinieri, il matrimonio, la nascita del mio unico figlio, e via così fino ad arrivare a oggi: il giorno delle mie esequie. In tali circostanze, e quindi anche a questo funerale, il mio non essere perfettamente consapevole degli eventi intorno a me, mi ha fatto godere, o soffrire, di meno, a seconda delle circostanze, e non mi ha fatto agire in modo coerente.

Ora, per esempio, non essere pienamente lucido, non mi permette, non dico di alzarmi da questa cassa e andar via, no, perché in fondo sono anche un tantinello stanco di vivere quindi ‘sta posizione è l’ideale. È che vorrei avere la presenza di spirito di… o piuttosto desidererei… soprattutto cercherei… seppure… non soltanto… ma pur sempre… vabbè, scusate, non so nemmeno cosa stia dicendo: la verità è che non sono per nulla presente a me stesso, ma l’avevo dichiarato sin dall’inizio!

Luciana Pennino

Non c’è nulla di così assente come la presenza di spirito.” (Antoine Rivarol)