Oltre all’immane pressione cui sono sottoposti a causa del Coronavirus, gli operatori sanitari sono costretti a fare i conti pure con gli atteggiamenti intimidatori di alcuni cittadini: tale sorte stavolta è toccata ad un’infermiera dell’ospedale Cardarelli di Napoli, picchiata selvaggiamente la notte scorsa dai genitori di una ragazza. Il motivo: si sarebbe prestata poca attenzione ai dolori al petto che la pazienta accusava. In realtà, pare che gli aggressori non abbiano voluto attendere la registrazione della figlia al triage e le procedure dettate dai protocolli Covid.

Stando a quanto dichiarato dalla vittima ai Carabinieri, pare che gli aggressori le fossero già noti, in quanto il giorno prima aveva avuto luogo un primo alterco di natura verbale. Solo diverse ore dopo, il ricorso alla violenza fisica da parte dei parenti della paziente, ai quali si sono aggiunte altre due persone che tuttavia non sono state ancora identificate. A seguito della denuncia, i militari sono impegnati con specifiche indagini mentre l’infermiera malcapitata, dovrà osservare 10 giorni di prognosi. Dopo la diffusione della notizia, che sta conoscendo giustamente anche un certo rimbalzo social, è intervenuta l’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate, che parla di “una violenta aggressione fisica da un gruppo di quattro energumeni che, dopo averla inginocchiata (l’infermiera ndr), hanno sferrato pugni, calci, strappato capelli e tentato di cavarle un occhio. Sono stati attacchi ripetuti, continui, inarrestabili, violenti, feroci e soprattutto (forse) premeditati“. Emergono anche ulteriori dettagli sui modi e sulla durata della violenza: “i colleghi hanno tentato di salvarla strappandola dalle grinfie degli aggressori ma solo l’intervento delle forze dell’ordine ha ristabilito la calma“.

Va ricordato che episodi del genere non rappresentano degli unicum isolati. Solo tre settimane fa, il 10 novembre scorso per l’esattezza, un infermiere dell’Ospedale del Mare sarebbe stato minacciato, insultato e aggredito fisicamente mentre prestava servizio, ancora una volta secondo la denuncia dell’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate“. Conseguenze: due punti di sutura e lo shock psicologico, causato da pugni sferrati al volto che hanno distrutto la visiera anti-Covid.