Ci sono tanti laboratori e scuole di scrittura creativa a Napoli, ma uno solo è il “nostro”. Con questo possessivo si rimarca il legame ben consolidato di partnership tra la scuola di scrittura e la nostra testata. Esiste una commistione forte tra queste due realtà, simili per molti versi.

Enza Alfano, l’anima e il capitano dell’Officina e anche la docente, è una preziosa collaboratrice di questo giornale che arricchisce con ogni articolo di competenza e professionalità vera.

I racconti degli Officinanti, come amano definirsi – mai chiamarli alunni o discenti (se qualcuno usa ancora questo termine) – intrattengono, divertono o commuovono attraverso le nostre pagine virtuali per un anno intero.

E a dirla tutta, chi scrive è un’officinante. Scuserete quindi se sarà di parte, promette di evitare i toni enfatici e le patetiche cadute nella autoesaltazione.

Si diceva, l’Officina di Enza Alfano è una realtà culturale molto feconda. La scuola di scrittura esiste ormai da un decennio e si fonda sulla frastagliata esperienza della sua docente, da molto più tempo prof di lettere, giornalista e portatore e diffusore sano di cultura e saperi.

La sede della scuola è presso la libreria Iocisto, un’altra realtà significativa nel panorama culturale cittadino, nata con crowdfunding, ossia finanziata dai soci che si opponevano alla morte spirituale del quartiere Vomero, oggi è una entità irrinunciabile per tutta Napoli. Un luogo caldo e accogliente, facilmente raggiungibile e una fucina in fermento per iniziative diverse, stimolanti e meritevoli. L’orario dei corsi è comodo: ore 18,00/19,30 a venerdì alterni.

Ma un albero si giudica dai frutti e allora elenchiamoli i frutti di questa scuola: a parte le opere personali prime (o seconde o terze, ecc.) di molti officinanti, la continua produzione di antologie col marchio 100 parole – formula ideata da Baricco e rilanciata da Enza Alfano con versioni sempre nuove – , le collaborazioni con il quotidiano il Roma e naturalmente la più prestigiosa collaborazione di tutte con il nostro giornale ( Napoliflash24.it, ops ci sono cascata nella auto-celebrazione, mi auto-bacchetto).

E poi basta chiedere: ogni iscritto ha un motivo del cuore di ringraziamento per l’Officina, il racconto di una grande amicizia nata qui, una ragione per esserci e per continuare che si nasconde nel tessuto esistenziale più autentico. A ben guardare, ogni membro dell’Officina ha scelto di frequentarla perché aveva bisogno di uno spazio in cui prendersi finalmente cura di se stesso, dei propri bisogni e desideri.

E il giornale web? Beh lo state leggendo. È uno strumento di tutti e aperto alla scrittura di tutti, ma pur sempre uno strumento culturale che richiede, al suo accesso, perlomeno la conoscenza basic della grammatica italiana e soprattutto la voglia di esprimersi e di mettersi in gioco.

Ecco questi tre prerequisiti essenziali sono i medesimi richiesti per l’Officina che inizia il 19 ottobre la sua attività a pieno regime dopo l’incontro open del 5 ottobre.

Entrambi, giornale e scuola, si costruiscono della stessa materia: persone che non hanno smesso di credere che la cultura possa migliorare il mondo ma principalmente se stessi. Persone che non hanno perso la voglia di spingersi oltre la routine quotidiana, persone che ritengono di avere un contenuto non necessariamente omologato o improntato al comune sentire (non perbenista insomma) da voler comunicare e condividere attraverso una narrazione, un articolo, una poesia.

La sinergia tra giornale e laboratorio è perfetta. Si scrive, si migliora facendo, si legge. E anche si premia chi merita in una sana emulazione che non sconfina mai nella competizione perché c’è spazio per tutti e perché l’unica persona da superare, per tutti noi, è la precedente versione di noi stessi.

Qui di seguito troverete i racconti di questa estate premiati nell’incontro di apertura. Altri racconti vi aspettano su queste pagine, alcuni, forse troppi, sono già nei vostri cassetti. È il momento di farli uscire fuori.

Buona scrittura a tutti. Cioè buona lettura, ma forse sono la stessa cosa.

Foto di Lucia Montanaro