“In ogni caso, non ho paura della morte. Da cattolico, piuttosto, provo la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per scoprire come funziona. Senza fretta, sia chiaro! Mi sento sereno e appagato, consapevole di essere stato molto fortunato nel corso della mia vita”.

Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, avrebbe compiuto 87 anni il 31 ottobre 2016. Attore, sceneggiatore, produttore cinematografico ed ex nuotatore italiano, è diventato famoso in tutto il mondo grazie ai suoi 128 film, girati soprattutto in coppia con Terence Hill (Mario Girotti).
Nato a Napoli il 31 ottobre del 1929 Bud Spencer è stato prima di tutto un atleta di punta del nuoto: a 20 anni, infatti, fu il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 stile. Venti volte campione nazionale (stile, rana e farfalla), vince per sette anni ininterrotti il titolo italiano partecipando a due Olimpiadi (Helsinki 1952 e Melbourne 1956) ed è stato azzurro di pallanuoto fino al 1960, praticando inoltre rugby e pugilato.
“Io sono napoletano a tutti gli effetti, sono napoletano di Santa Lucia, cchiù napulitano ‘e me nun ce sta’ nisciuno!”

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Nel 1940, Pedersoli lascia Napoli insieme alla famiglia per motivi legati al lavoro del padre, e si trasferisce a Roma, dove inizia le scuole superiori ed entra a far parte di un club di nuoto. Conclusi gli studi con il massimo dei voti, non ancora diciassettenne, si iscrive all’Università di Roma, dove studia chimica.
Abbandonata Roma, scelse di fermarsi in Venezuela, lontano da amici e conoscenti, per ripartire da zero. Durante la sua permanenza a Caracas, incontra il figlio di un costruttore italiano che gli propone un lavoro: dirigere i lavori della Panamericana nel pieno dell’Amazzonia. Carlo Pedersoli accetta e, finito con quest’incarico, diviene il responsabile dei ricambi delle case automobilistiche britanniche per diverse nazioni del Sud e nel CentroAmerica.
Nel 1960 torna in Italia e sposa la figlia di Giuseppe Amato, produttore, tra gli altri, di “Francesco Giullare di Dio”, “Umberto D” e “La dolce vita”.
Carlo Pedersoli, col suo vero nome, fa qualche comparsata nei cinema anche prima della sua trasformazione in Bud Spencer. Lavora in “Quo Vadis?” (1951), “Siluri umani” di Lizzani e “Leonviola” (1954), “Un eroe dei nostri tempi” di Monicelli (1955), “Addio alle armi” (1957), “Il cocco di mamma” (1957) ” Annibale” (1959).
Nel 1967 gli si propone un ruolo nel western all’italiana al fianco di un altro attore non del tutto famoso ma comunque già fattosi notare, Terence Hill. Insieme gireranno diciassette lungometraggi. Il duo non ha ancora una grande platea fino all’esplosione con “I quattro dell’Ave Maria” (1968) e “La collina degli stivali” (1969) prima del successo clamoroso del 1970 con “Lo chiamavano Trinità”.
In attesa di trovare una sua dimensione comica, Spencer affronta altri ruoli “seri” in lungometraggi di secondo piano, lavorando con registi come Cervi, Montaldo e Zingarelli. La scelta del nome d’arte, anch’essa retaggio della necessità di apparire americani per girare western, risale al 1967: Bud nasce dalla birra Budweiser, quella preferita da Bud Beauty e Spencer dalla sua predilezione per Spencer Tracy.
Se in coppia sbanca regolarmente i botteghini – da ricordare “Più forte ragazzi!”, “Altrimenti ci arrabbiamo!”, “Due superpiedi quasi piatti” e “Pari e dispari” – da solo ottiene buoni risultati soprattutto grazie alla collaborazione con Steno, che vede nascere il personaggio più importante del Bud Spencer orfano di Terence Hill: il commissario Rizzo, meglio noto come Piedone. Dal 1973 al 1979 vengono girati quattro episodi, le prime due uscite (“Piedone lo sbirro” e “Piedone a Hong Kong”) riscuotono notevole successo. Nel primo della saga, Spencer, complice il fatto che la vicenda si svolge nella sua Napoli, per la prima volta non viene doppiato dalla bellissima voce di Glauco Onorato.
Dal 1979 al 1987 raccoglie i frutti della notorietà precedentemente acquisita, rilassandosi in pellicole di basso livello, spesso in compagnia di colleghi in voga in quel momento come Tomas Milian (“Cane e gatto”) e Jerry Calà (“Bomber”), mentre i film più divertenti sono sempre insieme a T. Hill (“Nati con la camicia” e “Non c’è due senza quattro”).
Dal 1987 al 1996 scompare dai grandi schermi per dedicarsi alle serie tv; unica eccezione “Botte di Natale”, ancora con T. Hill.

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Dal 1997 a oggi si limita a qualche fugace apparizione come in “Fuochi d’artificio” di Pieraccioni o a qualche apparizione all’estero; tutto questo fino alla chiamata per il ruolo del co-protagonista di Ermanno Olmi per il suo ultimo, delicatissimo film, “Cantando dietro i paraventi”.
Il perché del grande successo di Bud Spencer va esaminato tramite alcuni fattori. Vanno considerate l’assoluta mancanza di volgarità e violenza cattiva unita alla non complicata sceneggiatura, sempre rassicurata dal finale felice. Bud Spencer è una figura amica, è l’orso buono che protegge e solo fintamente si offende e si arrabbia, che cede alla bontà nonostante la voglia di essere un duro, che non è forse intelligentissimo, ma che ovvia con l’istinto, lontano dallo stereotipo dell’eroe perfetto e irraggiungibile.

«Non mi interessa un “addio” da eroe. Tra l’altro sono un uomo come tanti. La vita è una farsa, tanto fumo negli occhi, tante gioie ma anche tante delusioni. L’eroismo, nel mio caso, è un qualcosa di artificiale, una finzione. Il vero eroe è solo chi dà la vita per il suo Paese o protegge con un atto straordinario la sua famiglia. Io non sono uno di quelli».

A proposito dell'autore

Carlo Fedele

Pur essendo passato sotto innumerevoli Forche Caudine, rimane perennemente in attesa di giudizio

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