“Siamo angeli con un’ala sola, solo restando abbracciati possiamo volare.

A quasi 91 anni, giovedì 18 luglio si è spento Luciano De Crescenzo (Napoli, 20 agosto 1928), l’ingegnere filosofo, scrittore, regista, attore e conduttore televisivo.

Una polmonite non gli ha dato scampo e a Roma, dove oramai viveva da anni, ha chiuso gli occhi vicino alla figlia Paola che lo ha assistito.

La camera ardente a Roma e il funerale a Napoli domani, alle 10.30, nella Basilica di Santa Chiara ai Decumani: le bandiere degli edifici pubblici della nostra città saranno a mezz’asta, come ha disposto il sindaco Luigi di Magistris, in segno di lutto cittadino.

“Tutti possiamo reinventarci. Se ci accorgiamo di non esser felici, diamoci una seconda possibilità.”

Ingegnere dell’IBM a livello dirigenziale, decise di rivoluzionare la sua vita per assecondare la sua attitudine alla scrittura, ma solo la partecipazione al talk show di Maurizio Costanzo, Bontà loro, lo indusse a lasciare il “posto fisso” e lo stipendio sicuro.

Al suo attivo una cinquantina di libri pubblicati con un successo a livello internazionale, e poi il cinema: ha scritto, diretto e interpretato “Così parlò Bellavista” (1984), “Il mistero di Bellavista” (1985), “32 dicembre” (1988) e “Croce e delizia” (1995).

Amico di sempre di Renzo Arbore, col quale ha condiviso tante esperienze televisive e cinematografiche oltre che di vita.

Buono d’animo e di raffinata ironia, ispirava una simpatia istintiva e un senso di enorme semplicità; anche la sua grande preparazione culturale non era mai saccenteria; ha avuto, tra gli altri, il grande merito di diffondere la filosofia greca in termini comprensibili ai più e attrattivi.

“A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana.” 

Napoli, nonostante tutto, non sarà più povera, perché potrà ricordarlo sempre come un uomo profondamente innamorato della sua città, della quale ha rappresentato la parte migliore.

Luciana Pennino