Chi doveva raccontarlo al Comandante Lauro, un uomo tutto di un pezzo, fiero e sprezzante della sua virilità, così preziosa per la ideologia di destra (almeno fino a quando è esistita la destra) che un giovane rapper, tal Lauro de Marinis (androgino fin dal battesimo?) si impossessasse del suo nome per far conoscere in mondovisione l’ultima diva di una sequela di artisti androgini in grado di scatenare le fantasie di uomini e donne fin dall’epoca dei femminielli?

E già perché, Achille Lauro, nelle seguitissime puntate di Sanremo, ha proposto una carrellata di performance, sempre in costume, degna dei grandi Freddy Mercury, Prince e Renato Zero.

Si è trasformato, sempre innovativo e spiazzante, in personaggi molto diversi tra loro ma comunque caratterizzati da un aurea in qualche modo bisex: San Francesco, David Bowie, la Marchesa Casati e, dulcis in fundo, la regina bastarda, Elisabetta I, scandalosa vergine, figlia di Anna Bolena, ultima dei Tudor.

Occorre innanzi tutto chiarire che la volontà di interpretare un personaggio androgino non sempre e non necessariamente implica una natura bisessuale. Pertanto, non sono in discussione, e neanche devono interessare, le preferenze sessuali di Achille nella sua vita privata, ma si desidera sottolineare il potere di attrazione di ogni tipo, anche emulativa, che esercitano i personaggi androgini su uomini e donne.

Per par condicio, citiamo anche Marlene Dietrich, con i suoi sensualissimi abiti da sera di foggia maschile che non mostravano nulla ma promettevano tutto, l’algida Annie Lennox, dal taglio di capelli minimalista, o Trudie Styler che da tanti anni accompagna una delle popstar maschili (e quanto maschili!) più sexy di sempre: Sting.

Che il desiderio rivolto a un essere androgino abbia la sua origine nel famoso mito platonico secondo cui, in origine, eravamo tutti ermafroditi, oppure, la sessualità al di fuori del confine maschio / femmina è più eccitante in quanto sganciata dalla necessità e/o dal pericolo di procreare?

Forse la fantasia di un gusto sessuale non definito rigidamente renda il sesso più pepato e desiderabile?

Forse, più semplicemente, de gustibus non esputandum est e quindi è inutile continuare il discorso?

Certamente un’ultima riflessione va fatta. Achille Lauro si è distinto da tutti gli altri, non solo dai tanti (tantissimi, direi troppi) artisti maschi ma soprattutto dalla poche artiste. Queste ultime, inoltre, insieme alle altre donne avvicendatesi sul palco, hanno complessivamente mostrato scarsa fantasia nel vestire (o nello svestirsi), indossando abiti scolatissimi ma del genere – niente di nuovo sotto il sole. Insomma, ragazze, datevi una mossa, l’eleganza femminile non è solo tette in bella mostra e spacchi sguaiati, si può essere molto più ammalianti e soprattutto più originali di così.

Noi donne a cui, perlomeno, è concesso di spaziare con l’eleganza, dovremmo esprimerci con maggiore fantasia.