Nel 2018, si è registrata una lieve riduzione complessiva degli sfratti in Italia, ma la situazione rimane molto grave perché a oggi le politiche abitative restano inesistenti. Oltre cinquantaseimila sentenze di sfratto, di cui il 90% sono avvenute per morosità, spesso derivante da licenziamenti, cassa integrazione, forme di mobilità che riducono il reddito, lavoro precario e povero. Alla nota diramata dal Ministero dell’Interno e dall’Unione Inquilini a inizio estate con i dati sopra riportati, è seguita una lettera datata 29 luglio e indirizzata al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi di Maio, da parte del sindacato per il diritto alla casa. In essa, si accoglie con favore quanto annunciato quattro giorni prima dal politico pentastellato. Si chiede si tenga conto che oggi spesso la “precarietà abitativa” si intreccia con la “precarietà lavorativa“. Di buono c’è che dopo decenni arriva la proposta di un intervento strutturale, che prevede di recuperare seicentomila alloggi da dare a giovani coppie, famiglie o single a basso reddito. Stando all’annuncio del ministro, sono in programma 4 miliardi in 20 anni, per un totale di 80 miliardi di investimenti statali, soprattutto attraverso il contributo dell’Inail, che si occupa di edilizia convenzionata e della Cassa Depositi e Prestiti, che ha fondi per l’housing sociale.

Delle regioni interessate la Campania è terza, dopo Lombardia e Lazio. In soli due anni, in Campania si registrano tremilacinquecento sfratti in meno per morosità, eppure la situazione non è rosea. Secondo uno studio di Casa Italia, il piano antisismico nazionale che monitora la messa in sicurezza del Paese, a Napoli il 40% degli immobili totali sarebbe in condizioni mediocri se non pessime. Parliamo di un patrimonio immobiliare del valore totale di tre miliardi e duecento milioni, stando a quanto dichiarato dal sindaco, Luigi De Magistris, durante il lavoro per i documenti ministeriali del 2017. Sarebbe una ricchezza che, se curata tramite ristrutturazioni di privati oltre a restauri del pubblico, darebbe maggior benessere alla città e ridurrebbe il problema abitativo. In fondo, Napoli è la terza città più grande d’Italia, dopo Roma e Milano, nonché la prima del Mezzogiorno, grazie a una popolazione che nella città metropolitana è pari a tre milioni e seicentomila abitanti, pari al 57% dei cittadini dell’intera regione Campania. Il sindaco ha chiarito che nel proprio programma c’è la volontà politica di instaurare un dialogo con i comitati e le associazioni che occupano beni pubblici. L’amministrazione cerca un percorso condiviso di crescita, che non premi chi fa la voce più grossa, ma permetta l’uso di un bene pubblico per aprirlo alla cittadinanza. In questa ottica rientra l’abbattimento delle Vele, tranne una, che verrebbe riqualificata per porvi gli uffici della Città Metropolitana, al cui centro c’è Scampia. Nello sgombero della vela di prossimo abbattimento, già nei lavori ministeriali del 2017, De Magistris dichiarava:

Abbiamo lavorato anche sulle assegnazioni degli alloggi tra mille difficoltà e in mezzo a un po’ di contraddizioni normative soprattutto di legislazione regionale, che non sempre aiutano, soprattutto quando ci troviamo di fronte a vicende in cui non tanto l’assegnatario è una persona con un pregiudizio penale – su quello si può intervenire – quanto lo è un familiare. C’è bisogno di capire che posizioni prendere”.

A chi assegnare le case pronte all’uso abitativo? Agli abitanti delle Vele in quanto tali o, previa graduatoria, a chi ne ha “più diritto”? E chi ne ha più diritto? Chi ha perso il lavoro o chi non ne ha mai avuto uno e ha vissuto di assistenzialismo e lavoro nero, se non criminalità? Alcuni consiglieri di minoranza denunciano la prevaricazione che alcuni comitati avrebbero fatto su cittadini comuni, ugualmente bisognosi ma mai costituitisi “gruppo di pressione” o bacino di voti e abusivi di lungo tempo. E’ la perplessità espressa da Gaetano Troncone, consigliere di minoranza e architetto, la cui auto fu oggetto di un atto vandalico forse per la sua attività di sensibilizzazione contro l’abusivismo edilizio, la dismissione incontrollata di beni pubblici e beni dati a prezzi molto bassi.

Dello stesso tenore sono le denunce di Striscia la notizia sul rione De Gasperi nel quartiere Ponticelli, dove c’è ancora chi vive in case murate ed inabitabili, perché abusivamente occupate dal 2010 da cittadini, a volte imparentati con carcerati per reati legati all’associazione camorristica. Tra queste famiglie ci sono molti nuclei composti da donne e bambini.

In altri due rioni napoletani, quello di Secondigliano e quello di Traiano, è emersa negli ultimi mesi una rete di racket della casa. Da un’inchiesta giudiziaria del comune di Napoli, emerge la connivenza tra malaffare e corruzione. Funzionari pubblici compiacenti modificavano lo stato di famiglia di nuclei residenti in case popolari per ottenere o preservare forme di assistenzialismo o lo stesso diritto alla casa. Per gli inquirenti, ogni prestazione aveva un costo che oscillava tra i duecento e i cinquecento euro.

La Commissione parlamentare seguita ai lavori suddetti ha riscontrato un “asset strategico da non disperdere”, concordando con la descrizione di Napoli bisognosa di “straordinaria ordinarietà”, come chiesto da Concetta De Marco, Centro territoriale politiche sociali, partendo dalle scuole e da forme di “lavoro inedito”, così da far dialogare la “Napoli bene” con la “Napoli male”, “che non si incontrano e non si vogliono incontrare”, a detta di padre Alex Zanotelli. Puntando su quella che Mario Cappella, Fondazione san Gennaro, definisce la “comunità educante” attraverso la crescita delle competenze, che va di pari passo con la riduzione della povertà educativa.

http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/019/INTERO.pdf