Al via la prima edizione “Suono Muto”, cinque appuntamenti con il cinema muto sonorizzato dal vivo, che si terranno alla Sala Pasolini e alla Fondazione Filiberto e Bianca Menna, dall’8 al 13 marzo.

 La rassegna si chiude mercoledì 13 marzo (ore 20.00 – Sala Pasolini) con un classico della drammaturgia napoletana, “Assunta Spina” dei registi Francesca Bertini e Gustavo Serena. La sonorizzazione è affidata alle percussioni riciclate di Maurizio Capone.

Girato nel 1915 è considerato uno dei film di maggiore successo del cinema muto italiano. Fuori dall’Italia è conosciuto anche con il titolo di “Sangue Napolitano”. Francesca Bertini che aveva già recitato in teatro nel dramma di Salvatore Di Giacomo in una parte secondaria, indossa i panni della protagonista e interviene con una certa frequenza nella messa in scena si da essere considerata co-regista della pellicola insieme a Gustavo Serena che ricorda: “E chi poteva fermarla? La Bertini era così esaltata dal fatto di interpretare la parte di Assunta Spina, che era diventata un vulcano di idee, di iniziative, di suggerimenti. In perfetto dialetto napoletano, organizzava, comandava, spostava le comparse, il punto di vista, l’angolazione della macchina da presa; e se non era convinta di una certa scena, pretendeva di rifarla secondo le sue vedute.”

Maurizio Capone nato artisticamente negli anni ’80 come componente dei 666, storica band della vesuwave napoletana prodotta tra l’altro da Pino Daniele. E’ tra i protagonisti del film Blues Metropolitano di Salvatore Piscicelli e voce nelle canzoni di Scugnizzi di Nanni Loy scritte da Claudio Mattone. Realizza il suo primo album da solista nel 1992, sono quattro i dischi che pubblica in quegli anni. Collabora con diversi artisti della scena napoletana ed internazionale: Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, Roberto Murolo, Tony Esposito, Eugenio Bennato, Renzo Arbore. Nel 1999 fonda Capone e BungtBangt, il primo gruppo italiano a suonare strumenti creati da materiali riciclati. Un’idea innovativa che porterà la band a grandi soddisfazioni musicali ed umane pubblicando sei dischi ultimo dei quali nel 2016 dal titolo Mozzarella Nigga. Nel 2007 sono ospiti a Sanremo con Daniele Silvestri nella Paranza. Capone scrive le musiche del film All The Invisible Children; Ricevono i premi Focus, Premio Troisi, Pigro. I brani “Bungt & Bangt” e “Uaiò” vengono utilizzati come sigla di programmi radiofonici su Radio Rai1 e Radio Rai2. Degno di nota è il disco Folk Bass Spirit Suite scritto a sei mani da Capone, Famoudou Don Moye, batterista dell’Art Ensamble of Chicago, e Baba Sissoko. Partecipa all’onda dei collettivi musicali degli ultimi anni in Capitan Capitone e Terroni Uniti. L’attività di Capone è completata da un intenso impegno sociale e divulgativo nelle aree a rischio, nelle università, nelle scuole che lo ha reso simbolo di creatività sostenibile. Insignito da Legambiente del titolo di Campione di Economia Circolare nel 2017 Collabora attivamente con Greenpeace.

Durante i 5 giorni, presso la Fondazione Menna sarà possibile visitare (dalle 18 alle 20) la mostra “La film di Elvira” dedicato alla prima regista del cinema italiano, la salernitana Elvira Coda Notari.

SuonoMuto” è un’idea di Cactus filmproduzioni in collaborazione con la Fondazione Filiberto e Bianca Menna, il Festival Laceno d’Oro e la Cineteca Nazionale. Il progetto intende proseguire il percorso sul cinema muto sonorizzato iniziato nell’agosto 2014, con l’evento/mostra “La film di Elvira” dedicato alla salernitana Elvira Coda Notari, prima regista del cinema italiano, ospitato al Festival Laceno D’Oro di Avellino, poi nel 2016 ad aprile al Pan a Napoli, a luglio a Salerno, al Marte a Cava de’ Tirreni, riscontrando in tutte le edizioni grande successo e interesse di pubblico.

L’obiettivo della rassegna “Suono Muto” è quello di recuperare, valorizzare e dialogare sul rapporto tra il cinema muto e il suono dal vivo per riscoprire il cinema degli albori, fatto di un linguaggio universale che ha sempre sentito la necessità di accompagnarsi a una musica, una voce dal vivo, fin dagli inizi degli anni Trenta. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione con il Teatro Pubblico Campano.