Una manifestazione di solidarietà, per stilare un documento condiviso sulle proposte da sottoporre al Parlamento Europeo, al governo italiano e alle Nazioni Unite, si è tenuta, nel pomeriggio di sabato 9 novembre presso la Sala del Capitolo in Piazza san Domenico Maggiore, in risposta all’appello lanciato dalle donne curde del Rojava, vittime della cieca violenza turca seguente al disimpegno statunitense dal conflitto internazionale in Siria. All’evento, organizzato da Eleonora De Majo, consigliera comunale, era presente anche il sindaco, Luigi De Magistris, la militante della Cgil, come ama definirsi l’ex leader del sindacato, Susanna Camusso, e la consigliera comunale Rosaria Galiero.

Per alcuni sono partigiane, per altri sono “donne-soldato che non si sposano“. Per chi ha risposto al loro grido d’aiuto, le combattenti curde sono donne che devono difendere la propria civiltà, rea di aver mostrato come si possa vivere senza la tirannia patriarcale, di cui sono impregnati tutti gli Stati mediorientali, compresa la Turchia. All’Occidente stanno insegnando la potenza di un protagonismo femminile capace di assumersi la responsabilità storica di difendere fino alla fine i valori democratici nonostante il maggiore alleato occidentale, gli Stati Uniti, abbiano tradito il popolo curdo, abbandonando alla violenza ottomana il suo nascente autogoverno filoccidentale in terra musulmana.

In attesa del documento finale, chiunque voglia firmare l’appello può inviare nome, cognome e qualifica al seguente indirizzo di posta elettronica: donnecontrolaguerra@unponteper.it. Si chiede anche la diffusione della campagna contro la guerra in Siria e nel Rojava attraverso i canali Facebook, dove c’è la pagina “Appello alle donne contro la guerra“, Twitter con @DonneVsGuerra e Instagram con l’hastag #donnecontrolaguerra.

All’assemblea era presente anche l’ala femminile degli operi Whirlpool che presidiano la fabbrica di via Argine, da quando la multinazionale americana ha deciso in maniera unilaterale di abbandonare la città partenopea e, si sospetta, di ridimensionare ulteriormente i propri investimenti in Italia, nonostante l’acquisizione di due aziende italiane, Ignis e Indesit, e i successivi piani di sviluppo industriale concordati coi vari governi e sottoscritti in sede ministeriale.

Riportiamo la lettera, scritta e letta da Italia Orofino a nome di tutte le lavoratrici Whirlpool di via Argine, davanti all’assemblea.

Qualcuno si chiederà cosa c’entriamo noi, la nostra storia, con una guerra spietata e cinica che si combatte in Kurdistan. Probabilmente nulla, perché non c’è paragone tra ciò che stiamo vivendo noi e ciò che succede ai curdi, in particolare alle donne curde. Le DONNE!!! Ecco il punto in comune…siamo Donne!

Il sesso debole che con forza combatte la crudeltà dei potenti Donne che combattono contro l’arroganza di chi per ragioni economiche o per odio raziale, ti distrugge il cuore e l’anima… Donne che fino a qualche giorno fa si prendevano cura della propria famiglia e che ora sono costrette ad abbandonare per presidi notturni, per azioni di lotta, per impugnare un fucile, per difendersi dalla morte. Donne che aspettavano con gioia il rientro del proprio uomo, con il quale ora combattono…fianco a fianco, mano nella mano. Donne…che accudivano i propri genitori, dai quali oggi cercano una carezza. Donne…che sorridevano ai propri figli, gli stessi figli che oggi le abbracciano e asciugando una lacrima dicono: “Ce la faremo mamma…come sempre!”.

Siamo donne che in questo cinico mondo ci mettono l’anima, che combattono per la propria terra, la propria libertà, la propria dignità. E’ vero…ci sono guerre inaccettabili che tutto il mondo condanna, guerre che seminano morte, distruzione e disperazione…ma ce ne sono anche altre, quelle senza armi, senza un proiettile, anche quelle da condannare perché prive di ogni umanità.

Il messaggio di aiuto delle amiche combattenti curde non è un segno di debolezza, ma un invito ad unirci tutte contro un mondo che ormai non ha più valori umani.

Unite per dire basta a questa inutile e stupida follia. Alle amiche curde diciamo: “Non mollate…Siate forti soprattutto quando la forza viene a mancare“.

E a loro e a tutte noi dedico una frase di Shakespeare:

Per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti ad una Donna
!!!!! “