Occupati per alcune ore gli uffici di Capodichino della Leonardo spa, l’azienda a partecipazione statale che produce anche mezzi militari. Aitori di questa azione dimostrativa sono stati gli attivisti #RiseUp4Rojava della “Rete Kurdistan“, della “Rete Jin” e della ong “Un ponte per“, operante in Siria.

Il comunicato con cui si rivendica il gesto è stato pubblicato anche tramite Facebook. Recita: “Un commercio vile che avviene in aperta violazione della Costituzione e della legge 185/90 che vieta esportazione di armi ai paesi coinvolti in aggressioni militari che violano lo Statuto dell’ONU, come evidentemente in questo momento fa la Turchia (ma anche Israele e l’Arabia Saudita). La posizione del ministro Di Maio di interrompere I “prossimi contratti” e’ pura ipocrisia visto che si tratta di contratti pluriennali. Cosi come è scandaloso che 130 militari italiani in questo momento sul confine turco-siriano coprano le spalle “all’alleato NATO” mentre occupa e massacra il Rojava. In tutta Italia vengono invece in questi giorni sanzionate le aziende che producono armi per rivendicare lo stop immediato della vendita di armi, tecnologie e cooperazione militare al fascismo turco”

Queste ragioni sono state stampate su volantini, dati ai dipendenti della Leonardo spa, additata dagli attivisti quale “principale partner militare italiano della Turchia“.

Tre giorni fa gli attivisti romani della Rete “RisuUp4Rojava” si sono incatenati davanti alla sede della Rheinmetal Spa, da cui sarebbe partito uno dei dodici cannoni automatici commissionati dal governo di Ankara alla multinazionale bellica tedesca. Nove di questi sono già da tempo in dotazione dello Stato turco, accusato anche di uso di armi chimiche come fosforo bianco e napalm.

Continua, dunque, la guerra nonostante l’accordo internazionale tra due delle forze in campo, Turchia e Russia, per la spartizione delle aree curde nel nord-est della Siria.