“Accoltella la compagna”; “16enne violentata”; “Presa a calci e pugni dal compagno”; “Picchia la moglie incinta davanti alle figlie”; “Lega al guinzaglio la compagna che vuole lasciarlo”.

Questi sono i titoli che occupano sempre maggiore spazio sui giornali. Gli episodi di violenza sulle donne sono in costante aumento e non accennano a diminuire. La violenza maschile contro le donne è sistemica, attraversa cioè tutti gli ambiti delle nostre vite e si fonda su comportamenti radicati. È implicita nella costruzione e considerazione sociale del maschile e del femminile.

Per questo, per il terzo anno consecutivo in occasione dell’8 marzo, le attiviste de Non una di meno hanno organizzato un corteo femminista.

Donne che da nord a sud sono scese in oltre 50 piazze italiane per partecipare allo Sciopero Globale Transfemminista. Le donne hanno partecipato alla manifestazione per rivendicare i propri diritti, per vincere l’eterna battaglia contro le discriminazione, le frasi sessiste, i danni o le sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica. Contro la violenza del patriarcato.

Tra le polemiche, per cui le donne dell’associazione Non una di meno hanno proclamato lo sciopero, c’è anche il DDL Pillon, il nuovo disegno di legge in materia di diritto di famiglia che regola i rapporti padre-figlio-madre.

Durante il corteo è stato esposto anche un cartello con la scritta “Non uno di più” con foto di numerosi uomini. “Queste sono le facce dei nostri assassini – ha spiegato la ragazza dal megafono in testa al corteo –  dei violentatori, degli stalker e di personaggi pubblici che si lasciano andare a dichiarazioni sessiste”.

Le foto delle vittime sono sui giornali per giorni, quando ormai è troppo tardi. C’è quella della ragazza violentata nell’ascensore della Circumvesuviana di Portici da tre ragazzi. Quella di Alessandra Immacolata Musarra, 29 enne assassinata dal compagno. Quella di Fortuna Belisario, uccisa di botte dal marito durante una lite. Quella di Norina Mattuozzo, uccisa con tre colpi di pistola da suo marito.

Forse non siamo ancora tornati nel Medioevo, ma le donne sono ancora viste come quelle che la violenza sessuale se la va a cercare indossando degli abiti provocanti. Le donne sono ancora viste come quelle che non possono parlare liberamente di sesso perché altrimenti considerate delle poco di buono. Le donne sono ancora viste come quelle che dovrebbero pensare solo al nucleo familiare. Forse non è ancora tornato il Medioevo. Ancora per poco.