Tips for Startuppers – Consigli per chi si avvia nel mondo delle startup

Sesta intervista della rubrica che, con linguaggio semplice e diretto, vuole fornire piccoli ma utili consigli a coloro che si avvicinano al mondo delle startup.

Nasce nel 2016 grazie all’incontro di quattro under 30 irpini con attitudine all’innovazione e con una passione comune: è la 3DRap (www. 3drap.it), «un laboratorio digitale di prototipazione dove, attraverso stampanti 3D e altri strumenti adatti appunto a realizzare prototipi, riusciamo a soddisfare richieste di piccole e medie imprese e di privati, attinenti sia a prototipi che a piccole serie di prodotti, partendo dalla bozza su carta fino ad arrivare a un prototipo materiale di pre-produzione o al prodotto finito.»

La mia chiacchierata è con Domenico Orsi, Additive Manufacturing Director; insieme a lui, Beniamino Izzo, Project Manager, Antonio de Stefano, Mechanical Engineer, Davide Cervone, Modelling Engineer, hanno fondato la 3DRap, a cui si è aggiunto, come socio acquisito, Giovanni Di Grezia, IT Management che è stato essenziale per il web development.

«Come al solito, partiamo dall’inizio: com’è nata l’idea?»

«Un centro di ricerca in ambito ortopedico aveva l’esigenza di realizzare degli strumentari chirurgici applicabili al loro settore. Ha riunito un gruppo di studenti campani di ingegneria meccanica, laureati e laureandi, tra cui anche noi. In quella circostanza abbiamo scoperto, tra l’altro, che alcuni di noi erano dello stesso paese di provenienza ma non ci eravamo mai incontrati prima!

Grazie a questa iniziale esperienza di ricerca specifica, ci siamo talmente specializzati che abbiamo deciso di capitalizzare il know how acquisito: avevamo tra le mani tali competenze che era importante sfruttarle, trovando il campo di applicazione idoneo e incamminandoci così sulla strada dell’innovazione.

Inoltre ci siamo ritrovati accomunati da una medesima passione: la simulazione di guida e in generale il mondo dei motori a 4 ruote. È così che abbiamo iniziato a lavorare a progetti inerenti al Sim (simulated) Racing. Si tratta di uno sport virtuale, riconosciuto ormai a livello mondiale da enti come il CONI, la F.I.A. (Federazione Internazionale Automobilistica) e dal Comitato olimpico, tanto che si sta valutando di renderlo sport olimpico. Pur essendo uno sport virtuale, e quindi un’imitazione dei veri sport su 4 ruote, riesce a essere sempre più fedele all’esperienza reale di guida, in quanto la qualità dei simulatori e la potenza computazionale dei computer sta aumentando in maniera considerevole. Questo sport sta attraendo milioni e milioni di persone nel mondo tanto che si organizzano gare online, con premi anche milionari, e con l’ingresso, dal punto di vista pubblicitario, di aziende come Mercedes, Ferrari, Audi, sviluppando quindi un business di oltre un miliardo di euro su scala mondiale.

Il gruppo che si è creato, ciascuno con la propria competenza, ha permesso di esplorare il mondo della progettazione e della prototipazione e della stampa 3D. La nostra idea è stata quella di sviluppare una serie di modifiche e di accessori, tipo volanti aggiuntivi alle postazioni già presenti sul mercato, mixando le nuove tecnologie di produzione, ovvero la stampa 3D, con metodi di produzione tradizionale. Il risultato sono prodotti ibridi, sia in bio-plastica, derivante da scarti agricoli, sia in materiali più nobili come leghe di alluminio, fibre di carbonio e plexiglass. Riusciamo così a dar vita a volanti, mod per pedaliere e periferiche che migliorano il feeling di guida su questi simulatori, restituendo sensazioni molto simili a quelle della guida reale.»

«Mi ha molto colpito la vostra attenzione anche alla disabilità… me ne parli?»

«Grazie a una community di clienti creatasi negli anni, oltre diecimila nel mondo, spesso sui social riceviamo input che riguardano esigenze particolari, tra cui quella proveniente dai disabili, appunto. Un cliente statunitense ci ha richiesto una periferica per persone che non riescono a utilizzare le pedaliere, e così abbiamo dato vita a una periferica low cost che riuscisse a imitare i comandi tipici di una pedaliera: un comando manuale indossato sul dorso della mano. Si tratta della prima periferica al mondo per Sim Racer disabili, come se avessimo inizializzato un nuovo sport!»

Vari i premi vinti e la partecipazione a quattro edizioni dello SMAU, a Napoli, a Berlino e a Londra; non hanno avuto finanziamenti in quanto sono stati capaci di sostenersi con i loro stessi primi introiti. «A fronte di un investimento iniziale di soli 2.000 euro e 3 macchine da utilizzare, siamo arrivati in uno/due anni a triplicare il fatturato, grazie anche alla vendita online, che ci permette un pagamento immediato.»

«3DRap oggi?»

«Siamo arrivati a produrre più di 100 periferiche che vendiamo in oltre 94 Paesi del mondo. Un punto di forza nel nostro business sta nel fatto che le stampanti 3D permettono di avere una produzione molto flessibile: non hanno bisogno di particolare riconfigurazione e quindi ci permettono di cambiare da un giorno all’altro oggetto e lanciare una nuova produzione. Quindi con una trentina di macchine a disposizione, nel momento in cui arriva l’ordine, lo produciamo all’istante, senza rischi di stock a terra.

Ora stiamo anche lanciando una nuova piattaforma online, Create, totalmente automatizzata, che permette al cliente di inviare la propria richiesta direttamente a questo calcolatore di preventivi online e ottenere in automatico il pezzo a domicilio in 24 ore.»

«Quali difficoltà avete dovuto superare all’inizio e quali ritenete quelle attuali?»

«Difficoltà di tipo burocratico, perché la Pubblica Amministrazione, ovvero la Camera di Commercio, non è sufficientemente aggiornata: banalmente, la nostra attività, innovativa, non riusciva a essere inquadrata nel modo corretto e la cosa ci faceva anche un po’ sorridere…

Poi sicuramente farci conoscere sul territorio: siamo più presenti, e conosciuti, sul mercato estero che qui da noi. Troviamo poca reattività probabilmente anche per una questione di minore cultura di ciò che appare totalmente nuovo. Infatti la digitalizzazione dei processi produttivi in Italia è vista ancora molto male… le imprese, troppo tradizionaliste, fanno fatica a sposare queste nuove filosofie di progettazione e di produzione. Pensare innovativo crea resistenza!

La Campania, poi, è molto isolata e le realtà giovanili che trattano questo argomento sono poche, non permettendoci così un proficuo confronto per crescere, tanto che abbiamo deciso di usare la nostra sede di Mercogliano, in provincia di Avellino, che a breve lasceremo per una sede più ampia, come luogo di co-working e di formazione per sviluppare maggiore interazione su questi nuovi metodi.»

«Venendo al nocciolo della rubrica, quali consigli ti senti di dare a chi vuole creare una startup?»

«Sicuramente ci vuole coraggio, e si deve aderire alla logica dell’open innovation e quindi dell’open source: oggi è molto diffuso nell’ambiente online questo contenitore di progetti condivisi, grazie al quale si può partire anche senza avere tutte le nozioni e le competenze per poi andare a specializzarsi.

Rientra in quest’ottica anche usare al meglio la comunicazione dei social media, come vero e proprio strumento di promozione, per giunta gratuito. Per quanto riguarda la 3DRap, ci ha permesso di attirare su di noi l’attenzione delle persone giuste, ovvero clienti e media!

Ritengo che si debba essere anche molto attenti e capaci nel fare una selezione delle proposte esterne (bandi, incubatori, business angel), perché nel mondo delle startup si fanno anche incontri del tutto improduttivi e deleteri.

E poi mi sento di consigliare, a una startup come la nostra per esempio, di non concentrarsi tanto sullo strumento di produzione in sé, quanto piuttosto sul trovare l’opportuno settore di applicazione dei metodi di produzione innovativi (se non avessimo allargato la nostra mente, saremmo rimasti a stampare portachiavi in 3D…) e di sfruttare tutto ciò che permetta di abbattere i costi iniziali.

E in ultimo, visto che oggi lavorare in gruppo è tutto, è determinante poter contare su un team forte, ovvero quello in cui ciascuno ha la propria competenza specifica e tutti insieme sono concentrati sull’attività!»

«Qual è, secondo te, il segreto del successo di 3DRap?»

«Iniziare senza sborsare molto denaro: abbiamo abbattuto in modo importante i costi di partenza senza scendere troppo a compromessi con la qualità di ciò che volevamo produrre.

Anche lo strizzare l’occhio al riciclo, all’impatto zero, preferendo materiali biodegradabili ed ecosostenibili, può essere considerato motivo di successo, oggigiorno.

E poi ci siamo saputi inserire nell’attuale scenario globale della rete, dove la conoscenza è condivisa. Non ci siamo chiusi, con brevetti o simili, ma abbiamo aderito all’open innovation: la mescolanza delle conoscenze e delle persone per trovare terreni fertili di confronto.»

Auguro sempre maggiori successi a 3DRap e a questi giovani menti innovative e pienamente aderenti al presente!

Alla prossima intervista di Tips for startuppers

Luciana Pennino