Era una domenica, la prima di aprile, ed era la solita giornata in cui potevo e dovevo stare da solo con la mia piccola; già, in quel periodo infatti la mia compagna lavorava e la domenica dovevo cimentarmi dapprima per la colazione poi anche per le pappine durante l’arco dell’intera giornata. Quel 3 aprile 2011 però non sarebbe stato affatto semplice incastrare il tutto, la Lega ormai aveva disposto che alle 12:30 si doveva giocare una partita di Serie A (le famose esigenze televisive) e toccava al Napoli anticipare stavolta, avversaria al San Paolo la Lazio di Reja, grande ex. La tensione, come prima di ogni appuntamento degli azzurri era palpabile ma cercavo di distrarmi col mio amore…

Un biberon leggermente ed artatamente posticipato mi avrebbe garantito di far consumare la pastina a mia figlia nell’arco del quarto d’ora di intervallo; la partita aveva inizio ed il Napoli, non particolarmente ispirato, si affidava alle iniziative individuali di un Lavezzi in gran spolvero. I biancocelesti tenevano bene, non permettevano al Napoli di rendersi particolarmente pericoloso ed addirittura si portavano in vantaggio grazie ad una perla (bisogna dirlo) di Stefano Mauri bravo a dribblare l’intera difesa partenopea ed a beffare con un tocco chirurgico l’incolpevole De Sanctis. Il Napoli pareva stordito e qualche minuto dopo per poco lo stesso centrocampista non raddoppiava colpendo solo davanti al portiere col destro calciando a pochi centimetri a lato. Nulla di fatto neanche nei minuti finali della prima frazione durante i quali con frenesia ed il morale basso avevo cominciato la preparazione sul fuoco della pastina; all’epoca mia figlia aveva poco più di 1 anno, una improbabile e gigantesca maglia del Napoli (rigorosamente autografata da tutti i calciatori) addosso e sicuramente cominciava a chiedersi chi si fosse impossessato di quel papà solitamente così dolce ed invece improvvisamente scalmanato davanti al televisore…

Non andò male la pappa-time, solitamente portata a termine grazie a quei canali tematici strabenedetti che trasmettevano cartoni animati di cui diventai un grande esperto; quel giorno no, la piccola aveva capito che stava avendo a che fare con un mostro e si limitò ad osservare tranquillamente quei fottuti highligts del primo tempo. Gli ultimi bocconi salutarono i primi minuti del secondo tempo e l’immediato secondo gol della Lazio con Dias, arcigno difensore abile ad insaccare una punizione dalla trequarti, non era giornata! Ma il momento delle operazioni di naturale digestione, che prevedeva l’attenta individuazione del rumore liberatorio (vabbè il ruttino, si può dire) coincise con l’improvvisa ed insperata riscossa azzurra; nel giro di due minuti il Napoli trovava prima con Dossena e poi con Cavani, sempre di testa, l’uno-due che faceva esaltare il San Paolo. Posizionata la piccola tra le sue cose ed i suoi giochi lì ad un passo da me, mi apprestavo a godermi serenamente il resto della gara che pareva essersi messa sui binari giusti… Qualche minuto dopo su lancio di Paolo Cannavaro, Mascara approfittava di uno svarione di Dias e Biava ma calciava su Muslera in uscita bassa, sembrava l’inizio della fine per la formazione capitolina; ed invece la Lazio, mai doma, ripartiva con veemenza trovando le misure per bloccare la squadra di Mazzarri e addirittura la forza di metterla al tappeto. Un tiro di Brocchi dal limite si stampava sotto la traversa e batteva ad onor del vero al di là della linea di porta, ma guardalinee ed arbitro non la pensavano così e facevano giocare; la giustizia divina però non voltava le spalle ai laziali i quali nell’azione successiva su un cross dalla sinistra insidioso di Zarate respinto da De Sanctis mettevano il goffo Aronica nelle condizioni di buttarla nella propria porta. Tanta fatica per ritrovarsi nuovamente sotto: ma il bello doveva ancora venire…

Ed infatti dopo quasi un quarto d’ora di sofferenza e vana speranza, a dieci minuti dal termine l’episodio che poteva nuovamente stravolgere le sorti dell’incontro: Cavani pescato in area ed in posizione favorevole veniva abbattuto da Biava, calcio di rigore ed espulsione per il centrale. L’attaccante uruguaiano trasformava in maniera glaciale, doppietta e 3-3 con il Napoli che poteva sfruttare la superiorità numerica e il fattore emotivo assolutamente dalla propria parte. E nel recupero quella sequenza ormai entrata di diritto nella mente e nel cuore di milioni di tifosi azzurri: rinvio di De Sanctis, colpo di testa di Lucarelli poi quello di Mascara e pallone per Cavani sul filo del fuorigioco, tocco di petto a seguire, rimbalzo della sfera ed esterno destro a pallonetto a mortificare il disperato tentativo in uscita di Muslera, suo connazionale. Una esplosione di gioia irrefrenabile, per poco non veniva giù stadio e Fuorigrotta tutta ed anche in quella accogliente casa a pochissimi chilometri da lì il sottoscritto non era riuscito a mantenere il dovuto aplomb scatenandosi in barba agli effetti che avrebbero potuto sortire sullo splendido angioletto che mi stava accanto. Che a dire il vero non faceva una piega neanche dopo qualche peluches volato in aria anche se all’arrivo della mamma proprio in quegli attimi di delirio il suo volto appariva rasserenato…

Non vi sto a tediare con la morale che mi beccai, fui chiamato pazzo ed irresponsabile, incassai con la tranquillità di chi non sta affatto ascoltando: avrei sopportato quelle lamentele per ore, la mia mente intanto viaggiava insieme alle immagini di quella rimonta, quella tripletta del Matador…

Sono trascorsi 9 anni da quel 3 aprile ma il ricordo di quel match rappresenta una delle emozioni più forti dell’ultimo decennio, a me come a tutti i tifosi del Napoli vengono ancora i brividi a pensare a quel Napoli-Lazio 4-3!