L’ONU ha istituito il 25 novembre come la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in memoria di un brutale assassinio avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana. Le sorelle Mirabal, considerate rivoluzionare, furono torturate, strangolate e gettate in un burrone simulando un incidente.

Le cose non sono molto cambiate da quel giorno. 

Sono oltre cento le donne in Italia che ogni anno vengono uccise dal proprio partner. Vengono uccise, quasi sempre, da quegli stessi uomini che sostengono di amarle.

Ci sono poi quelle violenze che sfuggono ai dati Istat. Sì, perché la violenza non è solo fisica. Sono quelle violenze che non lasciano lividi, non lasciano segni sul corpo. Ci sono violenze fatte di calci dati con le parole e di pugni tirati con occhiate di disprezzo.

Le donne subiscono per mano dei loro fidanzati, compagni, mariti o innamorati respinti. Le donne che subiscono hanno quasi tutte qualcosa che le accomuna: vivono costantemente in aiuto degli altri e si pongono sempre in secondo piano; prendono alla lettera le svalutazioni ricevute; accettano le condizioni perché non hanno più voglia di discutere con il partner.

Insomma, diventano incapaci di discernere se qualcuno non fa per loro e per il terrore dell’abbandono fanno qualsiasi cosa per impedire che la relazione finisca assumendosi le responsabilità, colpe e biasimo nella relazione.

Ci sono uomini che tessono fragilissime reti con l’insicurezza fisica: sguardi di disgusto capaci di far sentire la propria donna sempre inadeguata, fino a renderla anonima.

E’ un processo lento: prima l’isolamento dagli altri, poi la svalutazione, poi le minacce per una camicia non stirata o per una cena che non piace (perché tutto diventa motivo di violenza), poi l’umiliazione e le botte.

Gli orchi rendono le donne vulnerabili. Le terrorizzano e diventano dipendenti dal giudizio di lui e dai suoi umori. Quando la donna inizia ad accettare tutto questo non sta amando affatto perché è dominata dalla paura.

Ma la violenza domestica non è la sola: secondo l’Istat, in Italia, le donne che nell’arco della propria vita hanno subito atti persecutori da parte di qualcuno, quasi sempre da parte dell’ex partner, sono circa 3 milioni e 466 mila.

A Napoli opera il Telefono Rosa in Via Adriano n.80. L’associazione Volontarie Telefono Rosa di Napoli offre un aiuto a tutte le donne che subiscono ogni forma di violenza: fisica, psicologica, sessuale, economica, mobbing e stalking. Il lavoro di volontariato consiste in una prima accoglienza telefonica, consulenza gratuita psicologica e legale.  

E’ importante aiutare le donne che vivono dei rapporti distruttivi.

Quando gli uomini dicono “sei mia” probabilmente non è una dichiarazione d’amore.