Ai più distratti potrà sfuggire questa data, ad altri potrà addirittura non interessare; chi ama il calcio però e soprattutto chi come me ha fatto della propria passione, il Napoli, una delle ragioni di vita, è un giorno particolare, triste. E per certi aspetti, tanti, rivoluzionario. Ma procediamo con ordine.

Stagione 1990-91, il Napoli inizia con un trionfale 5-1 sulla Juventus e vince la Supercoppa Italiana, è ancora estate e da poco è terminato il mondiale giocato in Italia, quello vinto dalla Germania in finale sull’Argentina di Diego ma ricordato nel Belpaese soprattutto per la cocente e beffarda eliminazione in semifinale da parte dei ragazzi del ct Azeglio Vicini proprio ad opera dell’Albiceleste. Questo è un dettaglio che riprenderemo dopo… Gli azzurri in campionato sono disastrosi, nel girone d’andata addirittura racimoleranno 15 punti, una miseria considerando che si gioca con lo scudetto sul petto; la situazione ambientale è palesemente fuori controllo ed indimenticabile fu la querelle società(Moggi)-Maradona alla vigilia del decisivo incontro di Coppa dei Campioni a Mosca contro lo Spartak con il capriccioso asso argentino in campo soltanto a gara in corso. Le polemiche non giovarono al Napoli a cui non bastò una prova d’orgoglio per superare il turno, ai rigori passarono i sovietici.

Ma fu l’inizio del ’91 ad essere ricordato come un periodo di micidiale attacco mediatico nei confronti del D10; ogni giorno veniva fuori un particolare, dalla avvenente donna brasiliana alla quale Diego amava succhiare l’alluce (sì, avete letto bene) alla misteriosa prostituta napoletana che ci andava giù pesante definendo Maradona un campione solo in campo ma non a letto. Prime pagine, articoli mirati, era chiaro che i giornalisti dell’epoca (con una evidente regia alle spalle) avevano trovato terreno fertile e cavalcavano l’onda, senza ritegno e con una sensibilità pari a zero. Stavano ammazzando un uomo, un uomo ormai solo. Che aveva dato tanto ma che era schiavo del suo vizio, era servito ma adesso poteva essere scaricato, un uomo che cercò nei mesi precedenti riparo a Marsiglia, accettando la corte del potente presidente dell’Olimpique Bernard Tapie, ma in quel caso Ferlaino (che fece vincere gli interessi personali e del suo Napoli) fu spietato e non ascoltò le richieste del Diego-uomo.

Quel Diego disperato che cercava di difendersi con le proprie armi, facendo parlare il campo, cercando di interrompere quella terribile gogna spostando l’interesse sul campo da gioco ed addirittura in due gare consecutive (in Coppa Italia con il Pisa e in campionato contro il Bologna) rinunciando alla sua seconda pelle, la numero “10”! In quelle due gare l’onore di indossare la maglia di Diego con lui in campo dall’inizio spettò a Gianfranco Zola, l’unico calciatore al mondo a fregiarsi di tale onorificenza! Maradona era sconvolto, indignato da tale accanimento, non poteva credere a tanto odio: eh sì, i poteri forti si erano mossi e se prima erano infastiditi dalla sua sfrontatezza, dal suo non aver peli sulla lingua e soprattutto dal fatto che avesse consentito di cambiare la geografia del calcio per alcuni anni in Italia regalando due scudetti al Napoli e al Sud (sacrilegio!), non potevano assolutamente perdonare al numero uno al mondo del calcio il fatto di aver “negato” l’accesso alla finale dei Mondiali in casa all’Italia, era tutto già pronto! Già, cominciò da lì lo spietato piano del palazzo e Diego lo sapeva, aveva ascoltato quasi in lacrime, esterrefatto ma arrabbiato, quei ridicoli, indegni, vergognosi fischi all’inno nazionale argentino prima della finale mondiale contro la Germania. L’Olimpico faceva il tifo per i tedeschi…

Il Napoli ormai si trascinava, Albertino Bigon faceva fatica a sostenere la situazione ed i risultati erano altalenanti, poi arrivò il 17 marzo: al San Paolo gli azzurri ospitavano la rivelazione Bari. I pugliesi fecero soffrire non poco i partenopei, fallirono un rigore con Joao Paulo (respinto da Galli) ma furono battuti grazie ad un’invenzione di Maradona (chi se non lui) che servì un assist al bacio a Zola (gol di testa). Maradona arrivò sorridente ai microfoni del giornalista Rai per l’intervista dopo gara, vestito e fresco di doccia ma con qualche minuto di ritardo; si saprà poi che il Pibe fu sorteggiato per i controlli antidoping. Sette giorni dopo, e ritorniamo al 24 marzo, il Napoli andò a fare visita alla lanciatissima Sampdoria (ormai in odore di tricolore): azzurri surclassati, pressoché inesistenti, subirono la stessa sconfitta dell’andata (4-1) ed il gol della bandiera lo firmò Maradona dal dischetto. Un rigore calciato due volte che rispecchia il cammino del campione argentino in Italia costretto a fare gli straordinari, a battersi contro tutto e tutti pur di permettere al suo popolo di gioire. Ed anche quella volta Diego dovette battere due volte il pignolo arbitro Trentalange! Quel gol, quella partita, quella data, rappresenta ancora oggi un cimelio storico, l’ultima inconsapevole gara di Diego con il suo Napoli. Nelle ore successive, nei giorni successivi la città partenopea visse un incubo: la squalifica di Diego, le notizie che imperversavano sulla sua vita personale fatta di prostitute, droga, brutte amicizie. Il re era nudo, la rovente e spietata campagna mediatica aveva sortito i suoi terrificanti effetti: Diego, sì un campione sul rettangolo di gioco, doveva apparire a tutti come un uomo mediocre! Altro che quel signore di Platini, campione in tutto e per tutto, un paragone continuo durante quegli anni: peccato poi per gli amanti del francese scoprire che era tutta una favoletta quando tanti anni dopo (le apparenze) Le Roi è stato implicato in un losco giro di soldi con il “compare” Blatter (altro acerrimo nemico di Diego).

Maradona si è sempre difeso, era incredulo, sapeva e affermava di non aver fatto del male a nessuno (soltanto a sé stesso), temeva che quelle cose brutte sul suo conto sarebbero arrivate un giorno nelle orecchie, nella testa delle sue figlie. Ma perché tanta cattiveria? Perché tanto accanimento? Matarrese, all’epoca presidente della FIGC, lo scaricò pubblicamente definendolo una pecorella smarrita di cui si stava occupando la magistratura!

A distanza di 29 anni il popolo partenopeo non ha abbandonato il suo eroe, non dimentica mai di osannare ed acclamare il suo Masaniello ed ancora oggi esiste un legame unico, viscerale tra Diego e i napoletani. Spesso si racconta del rapporto conflittuale tra il popolo azzurro ed i vertici in Italia, il cosiddetto Palazzo: ognuno tira le somme seguendo una propria logica, il proprio modo di vedere le cose. Ma crediamo che Napoli abbia vissuto da vicino nel corso degli anni quelli che sono i giochi di potere, tanto vicino da scottarsi; al nord gli altri non vedono o fanno finta di non vedere per convenienza. Ma vuoi vedere che non si tratta di”piagnoneria”?