Al teatro Bellini  ha aperto l’adattamento teatrale del classico romanzo distopico di George Orwell 1984. Lo spettacolo è diretto da Matthew Lenton, direttore artistico di Vanishing Point, una compagnia teatrale pluripremiata di Glasgow. Il suo nuovo lavoro è una personale rilettura di 1984, il classico senza tempo di George Orwell. Con un cast tutto italiano, Lenton ci ha proposto una versione teatrale del romanzo che, seppur molto fedele all’originale, suggerisce una riflessione sulle numerose similitudini tra la realtà distopica raccontata da Orwell e il nostro presente. 

Questo rifiuto della correttezza politica ed amore per le notizie false della politica attuale fa si che la finzione distopica stia vivendo il suo  momento, e 1984 di George Orwell, scritto nel 1948, sta cavalcando l’onda, balzando in cima alla classifica dei bestseller di libri. Gran parte della bellezza e dell’intensità del romanzo si trova nelle riflessioni di Winston Smith soggetto non facile da tradurre in scena. D’altra parte, il regista non ha dovuto lavorare duramente per adattare i temi di Orwell sulla natura della verità e chi la controlla, che rimangono ancora oggi allarmanti: il tipo di mondo ritratto nel 1984 purtroppo non è impossibile da immaginare. Il dramma si apre con tre personaggi che parlano della società moderna, solo per spostare la narrazione con suoni e giochi di luce forti ed improvvisi nel mondo orwelliano, in modo tale da indurre gli spettatori a rivedere e analizzare 1984 autonomamente accostandolo alla società di oggi, come uno specchio, dove la nostra epoca si può vedere riflessa.

Luca Carboni è stato incisivo come il condannato Winston Smith, e Mariano Pirrello come O’Brien è stata la perfetta incarnazione del pensiero totalitario. Quest’adattamento di 1984 e stato brutale quanto il romanzo. Entrambi iniziano con un senso di presagio che diventa sempre più forte, e l’ultima parte è dedicata all’interrogatorio e alla tortura del protagonista, il cui annientamento è preannunciato dall’inizio della narrazione.

Questa produzione si è basata molto sulla tecnologia audiovisiva, che è stata parte integrante dell’esperienza, e ha reso la visione elettrizzante e terrificante allo stesso tempo. Il grande schermo che faceva parte dello sfondo con l’occhio che osservava Winston, mette angoscia nel pubblico, ed è facile immaginare quanto sarebbe stato più facile per il “Partito” se fosse stato in grado di sfruttare la tecnologia moderna. Luca Carboni, Eleonora Giovanardi (Charrington), Nicole Guerzoni nella parte del narratore Aurora Peres (Julia) e tutti gli altri attori meritano molto credito per aver dato vita a personaggi non facili da guardare, così come Guia Buzzi (scene), Orlando Bolognesi (luci) e Mark Melville (soundtrack) per il potente ed incisivo uso di una scenografia essenziale, dell’illuminazione e del suono, che rimangono nella mente anche dopo la fine dello spettacolo.

La messa in scena, senza intervallo, ha dato al pubblico la sensazione claustrofobica di essere intrappolati, facendo desiderare la liberazione. Allo stesso modo di Winston: a volte è stato difficile da guardare e, come il romanzo,  ha lasciato scossa l’audience, sopratutto con le brutali scene di tortura e l’ultima sottomissione di Winston Smith alla volontà del Grande Fratello.

È stata un’esperienza teatrale avvincente, anche se ha messo in evidenza perché la distopia può essere sopportata solo a piccole dosi – più stimolante che piacevole. E’ spaventosamente facile trovare esempi nella politica odierna: da Vladimir Putin, a Donald Trump, a Salvini in Italia, a Bolsonaro in Brasile e tanti altri che distorcono i fatti offrendo delle “verità alternative”, e forse è questa la parte più terrificante del racconto messo in scena da Lenton.

Al Teatro Bellini di Napoli

Via Conte di Ruvo, 14 – tel. +39 081.5491266 – Fax +39 081.5499656

http://www.teatrobellini.it/stagione/12/teatro-bellini

1984
di George Orwell

Dal 27/nov/2018 al 02/dic/2018