Nei giorni dell’anniversario delle 4 giornate di Napoli, la memoria ritorna a quel terribile 1943 che vide la città partenopea subire più di 180 incursioni aeree nello stesso anno. Napoli fu infatti la città più bombardata d’Italia. Forse però quello che non molti sanno è che il capoluogo campano fu bombardato anche durante la grande guerra.

L’Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915, dichiarando guerra all’Austira-Ungheria, dopo essere uscita dalla Triplice Alleanza, per schierarsi a favore della Triplice intesa. Anche se la guerra si combatté prevalentemente al fronte alcune grandi città, come Londra e Parigi subirono tuttavia dei bombardamenti e molte furono le incursioni aeree da parte dell’aviazione austriaca e tedesca (aerei e dirigibili), sopra i centri abitati vicini al fronte italiano, come quelli che colpirono le città di Padova e di Venezia, o sopra alcuni centri industriali del nord. Tra il 1915 e il 1918, le città italiane furono colpite da circa 500 bombardamenti che provocarono 984 morti e 1.100 feriti.

La popolazione civile di Napoli, come quella di altri centri abitati, non fu totalmente coinvolta nella Grande Guerra, vista la sua lontananza dalle trincee. La città ebbe però un importante ruolo, durante il conflitto, nella fabbricazione di armi ed elementi chimici a scopo bellico: dal 1916, l’Università di Napoli, produceva la cloropicrina usata, appunto, come arma chimica.

La notte tra il  10 e l’11 marzo 1918, il dirigibile tedesco LZ 104 partì dalla base di Jambol per compiere un raid aereo su Napoli. Gli obiettivi del bombardamento erano il porto, l’Ilva di Bagnoli, le industrie di Napoli e i cantieri Arstrong di Pozzuoli (che producevano un immane numero di munizioni di guerra). Verso l’1.30 del mattino, l’esplosivo fu sganciato da un’altezza di 4.800 metri. Ma a causa di errori di calcolo, gli esplosivi (quotati a 6.400 kg) non colpirono gli obiettivi prefissati.  Le bombe colpirono la zona dei Granili (alle spalle del porto), i Quartieri Spagnoli, la zona di Piazza Municipio e Via Toledo e zone tra il quartiere Posillipo e il Corso Vittorio Emanuele.

Inizialmente, le forze dell’ordine credevano che si trattasse di esplosioni provocate da una rivolta popolare o da anarchici: per questo motivo non ci fu nessuna reazione dalla contraerea. Il dirigibile, essendo ad altissima quota, fu oscurato dalle tenebre, per questo nessuno pensò subito ad un attacco aereo.  Il Prefetto inviò solo delle guardie con il compito di presidiare i quartieri colpiti. Solo il giorno dopo fu appurata la natura del raid aereo nemico, tuttavia senza scoprire né gli obiettivi, né i responsabili. Il fatto che gli esplosivi colpirono le zone del centro e, non il porto e le industrie come prefissato, indignò l’opinione pubblica accusando gli autori del raid di voler seminare terrore tra la popolazione civile.

 La verità venne scoperta solo nel 1920, quando un Comunicato del Ministero della Marina Tedesca comunicava che tra il 1917 ed il 1918 il dirigibile L104 aveva compiuto 3 crociere di guerra, la prima fino a Khartum (fallita), la seconda  su Napoli e la terza sul Canale di Suez.

simona caruso