11 giugno 2015 ore 18.00 al  Museo Archeologico Nazionale di Napoli,

per la rassegna“Artisti al MANN” del Servizio Educativo, si è tenuta la performance “cit. P. Bausch 3.0”, interpretata da Mauro Maurizio Palumbo con la Compagnia dei “DanzAttori”, della quale è direttore artistico.

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L’evento, a cura di Raffaele Loffredo, autore del testo critico che lo accompagna, è stato coordinato da Marco De Gemmis, che per questa iniziativa ha invitato il performer a confrontarsi ancor più da vicino con il linguaggio della coreografa tedesca, già imprescindibile punto di riferimento della ricerca di Palumbo.

 cit. P. Bausch 3.0, – ci spiega Mauro Maurizio Paulombo –  Cit.  sta per citazione di Pina Bausch grande coreografa tedesca, e 3.0  s’intende  la velocità e il progredire del web del mondo virtuale, quindi una riattualizzazione della poetica bauschiana.  

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La performance di questa sera era divisa in step: Le 4 stagioni della vita, dalla rinascita del corpo alla smaterializzazione di esso, passando per la crescita, l’ accoppiamento, la riproduzione ed infine consapevoli che l’ uomo non è eterno, destinato quindi alla morte, impazzisce, per poi morire ma restando vivo se qualcuno lo ricorda”

Un’interpretazione attualizzata della grammatica di Pina Bausch, rivisitata in alcuni dei passaggi chiave del suo percorso artistico, ai quali Palumbo associa personali invenzioni. Si tratta di diversi momenti che si inseriscono negli spazi del Museo, e più precisamente nelle sale dei Tirannicidi e del Toro Farnese e alla base dello Scalone. La performance rappresenta un tributo e un’ideale trasposizione del Tanztheater ai nostri giorni.

Le performance artistiche site specific di Mauro Maurizio Palumbo sono frutto di studi sul teatro-danza, sulla comunicazione non verbale e sul corpo come strumento di connessione tra artista, spazio e pubblico.

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“Il corpo – sostiene l’artista – è uno ‘strumento’ per la realizzazione di opere d’arte figurativa, definizione entro la quale possono comprendersi a giusta ragione anche la danza e le varie tecniche performative; ma il corpo può rappresentare anche il più efficace protagonista della comunicazione non verbale: attraverso teatro-danza e performance si può contribuire a ‘liberare’ l’identità dell’uomo contemporaneo, spesso costretto a utilizzare maschere per potere esistere nella società del suo tempo”.

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Mauro Maurizio Palumbo si manifesta negli ultimi anni come regista/performer che annovera esperienze in diversi luoghi e istituzioni partenopee, tra cui, in collaborazione con il MIBACT (Giornate Europee del Patrimonio e Giornata Nazionale dell’Archeologia, del Restauro e del Patrimonio Storico), Castel Sant’Elmo, Palazzo Reale e Tunnel Borbonico.

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In foto Mauro Maurizio Palumbo

Le regie di Palumbo sono caratterizzate da una narrazione atipica, apparentemente frammentaria, che si ispira a quella spontaneità artistica che fu uno degli elementi più innovativi e stimolanti di Pina Bausch, che nella costruzione dell’atto performativo riuniva sapientemente elementi corporei, visivi e sonori mettendo in scena, come amplificate da un megafono, le emozioni essenziali delle persone: paure, bisogni, desideri. Anche le scene di Palumbo si presentano scarne, lasciando parlare principalmente i diversi luoghi scelti. L’ispirazione e l’approfondimento del modus operandi di Pina Bausch rappresentano, insomma, il fil rouge dell’attività di Palumbo e della sua Compagnia teatrale.

Il  pubblico numeroso, è stato spettatore ma anche parte integrante della performance.

Nel  silenzio delle enormi sale del museo le figure inaminate di marmo sembrava  partecipassero con i “DanzAttori” risvegliandosi da un sonno eterno e  danzando tra le ombre.

Paola Aucelli

Ripresa intervista e foto di Anima & Foto www.animaefoto.com

Intervista di Raffaele Cofano