Officina delle parole 2019: l’anno comincia col racconto di Natale di Annamaria Cacciatore che concorre al premio Napoliflash 2018. Atmosfera da fiaba, un pizzico di magia e una augurio di pace nelle parole di Annamaria Cacciatore. Non vi resta che leggere e votare. Basta un like.

Il presepe parlante

Annamaria Cacciatore

Ogni anno fare il presepe era per lui un punto d’onore. Impiegava buona parte del mese di dicembre, seguendo un rituale antico, ma sempre diverso. Si divertiva a fare per ogni Natale dei cambiamenti, non solo dal punto di vista della disposizione dei pastori, ma anche nell’invenzione di nuove scenette. Se il  presepe ha un senso è quello di essere vivo, non un’opera da museo e basta. Quell’anno si sentiva particolarmente ispirato, anche perché aveva comprato delle statuine nuove  e voleva cercare di valorizzarle il più possibile. E proprio quell’anno gli era accaduto una cosa stranissima che non si stancava di raccontare ai suoi amici increduli e stupiti

  • Luì, ma che stai dicendo? Veramente fai?
  •  Mi dovete credere, ogni notte io mi avvicino al presepe e li sento parlare.
  •  Ma chi?
  • Ma come chi, i pastori. Ognuno ha la sua voce , ognuno ha il suo problema: ed io li ascolto.

Sull’onda di quest’emozione, Luigi incomincia a fare il suo racconto.

  • Lo vedete quel gruppo vicino alla fontana?  Sono in attesa di prendere l’acqua, una donna giovane ed una anziana, un ragazzo e una ragazza. Aspettano con pazienza il loro turno, ma la vecchia si lamenta, perché fa freddo. Gli altri le danno la precedenza e poi  le chiedono se ha bisogno d’aiuto perché la brocca è pesante. Lei quasi si adombra, perché non vuole ammettere che alla sua età certi lavori fanno fatica. Guardate l’espressione. Ha una faccia ingrugnata, affatto riconoscente! Chi vorrebbe aiuto invece è la bella fanciulla che si aspetta che il ragazzo faccia un gesto galante e la soccorra nell’alzare l’orcio pieno d’acqua. Ma il ragazzo, guardate bene, è un vero e proprio scugnizzo.

 Luigi continua a parlare, parlare; i suoi amici si fanno incantare da questa magia natalizia e gli fanno anche delle domande curiose.

  • Scusa, ma perché hai messo Benino così lontano, lassù sulla montagna, lontano da tutti, anche dalle sue pecore?
  • Gesù,  non lo sapete che Benino dorme e non si deve assolutamente svegliare.. altrimenti  tutto il presepe scompare, perché il presepe è la sua  proiezione onirica. Se si sveglia tutto finisce e  il  sogno della bella novella che gli uomini di buona volontà aspettano con tanta ansia va a gambe all’aria, non c’è più speranza, né attesa di un mondo migliore. Lassù nessuno lo disturba e noi possiamo continuare a immaginare la cometa e a seguirla nel suo viaggio fino alla grotta.

La vedete, l’ho messa là, creando quel fondale di cielo stellato e anche lei mi parla, dicendo che il suo è un cammino importante, di grande responsabilità. Deve guidare i re Magi, ma anche con la sua luce rassicurare i poveri pastori che durante la notte stanno lì fermi a guardare il bambino Gesù.

  • E la sacra famiglia non ti parla?

Chiedono gli amici, oramai persuasi dal racconto di Luigi.

  • Solo San Giuseppe si è rivolto a me e mi ha spiegato che Maria, la madre, è sfinita dalle tante emozioni e difficoltà che ha dovuto affrontare prima di partorire. Un viaggio lungo hanno dovuto fare, sopra un povero somarello, senza che nessuno li volesse ospitare. Alla fine hanno trovato riparo in questa grotta, riscaldata dalla presenza di un bue e di un asinello. Ora Maria è contenta- dice Giuseppe- il bimbo è nato,  sta bene e la buona  novella sta diffondendosi rapidamente: non vedete quanti pastori, quanta gente sta arrivando? Ognuno porta qualcosa, per fare festa e per aiutarci . So che si sono mossi dall’Oriente pure tre Magi con ricchi doni, quasi a testimoniare che questa nascita unisce gli uomini di tutto il mondo, anche di terre lontane. Parlo io al posto di Maria e vi spiego ogni cosa. Lasciamola riposare…
  • E’ un uomo gentile, questo Giuseppe- dice Luigi agli amici- come parla bene! Io non mi stanco mai d’ascoltarlo. Gli ho chiesto anche che significano quelle parole scritte dall’angelo sopra la grotta :”Pace agli uomini di buona volontà” e mi detto delle cose così belle che il mio cuore si è un po’ confortato.

Lo so che è solo una speranza, la pace, ma se  smettiamo di desiderarla, prevarranno gli uomini di cattiva volontà e non possiamo permetterlo. Questo me lo ha spiegato chiaramente Giuseppe, lo ha ripetuto più volte e mi ha pregato di dirlo anche a voi in una catena di parole che non deve mai spezzarsi.

Adesso ho capito, amici  cari, perché il mio presepe parla ogni notte. La sua voce dà forza all’utopia che tra mille terribili contraddizioni accompagna il cammino dell’umanità. Non facciamo svegliare Benino, altrimenti tutto scompare, anche la speranza.