STORIA DELLA CAMORRA

CAP. VI ) ALCUNE RIFLESSIONI di CARATTERE SOCIO-ECONOMICO sulla CAMORRA

Si conclude con questo capitolo la breve analisi sul fenomeno camorristico che, nato pare con i sardo-pisani nel Medioevo e sviluppatosi con gli spagnoli, che lo introdussero a Napoli nel XVI secolo, continua a sopravvivere nel Regno delle Due Sicilie e nel Regno d’Italia , arrivando fino ai giorni nostri , attraverso le collusioni con il mondo politico e il mondo imprenditoriale , con alcune considerazioni generali su quello che è diventato uno degli argomenti più controversi e spinosi , non solo della Storia di Napoli e della Campania, ma di tutta la Storia d’Italia degli ultimi anni.

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La CAMORRA, definita dall’ Enciclopedia Treccani come una “associazione criminale , esistente nel Napoletano fin dalla dominazione spagnola e diffusa oggi anche nel resto della
Campania” ( e di altre zone d’Italia ) , presenta 2 FASI ben distinte:
a) quella della CAMORRA TRADIZIONALE, tra la metà del XIX secolo e la fine della Seconda Guerra Mondiale
b) e della CAMORRA CONTEMPORANEA, a partire dall’arrivo in Italia di Lucky Luciano.

LUCKY LUCIANO

Per comprendere l’attuale sviluppo del fenomeno camorristico, bisogna tener conto della costituzione di un POTERE ECONOMICO della Camorra, autonomo dal potere politico.
Un ceto di piccoli e medi imprenditori e speculatori camorristici ha raggiunto, negli ultimi anni, una posizione economica che gli consente di mettere in discussione il rapporto di “subalternità ai vecchi protettori politici”.
Negli anni ’90 la Camorra aveva un struttura frammentaria , che fu la causa dell’espansione della MICROCRIMINALITÀ .
Numerosi sono gli interessi economici della Camorra legati alla piccola criminalità: usura, truffa, contrabbando, spaccio di droga, lotto clandestino, rapina, estorsione , tangenti, gioco d’azzardo e scommesse.
Centrali negli interessi della Camorra risultano il “controllo della gestione degli .appalti pubblici, lo smaltimento dei Rifiuti Tossici , il traffico d’Armi e, soprattuto, il Narcotraffico.,
La crisi economica del 2007-2008 ha poi favorito la. “commercializzazione di prodotti contraffatti ” e il moltiplicarsi dei c.d . “Compro Oro”.

Inoltre , con l’acuirsi della crisi si è assistito ad un vero e proprio condizionamento di interi settori dell’economia legale.
Nel Sito Wikimafia , a proposito dell’influenza che l’organizzazione camorristica ha esercitato sull’Economia, viene citato l’esempio delle piccole e medie imprese che , vedendosi negare prestiti dalle banche , si rivolgono sempre più spesso ai Clan che applicano interessi da usurai, in modo da impossessarsi delle imprese stesse e operare direttamente sui mercati legali.
L’investimento nei settori della Ristorazione e dei Beni Immobili ha permesso poi il riciclo del denaro sporco derivato dalle attività illegali.
Un’altra tendenza della Camorra è quella di “proiettarsi in aree dove la presenza di attività produttive e la circolazione delle ricchezze consentono il riciclaggio dei profitti illeciti, in particolare nelle regioni dell’Italia settentrionale”.

Lo storico Francesco Barbagallo, ordinario di Storia Contemporanea all’Università Federico II
di Napoli, dedicò parte dei suoi studi al fenomeno criminale nelle regioni meridionali, con particolare attenzione alle ‘dinamiche sociali, economiche e politiche della Camorra.
Nel volume “Storia della Camorra”, secondo un commento del suo allievo Roberto Saviano,
egli “declina le dimensioni economica, criminale e imprenditoriale della Camorra attraverso il tratto umano che le è proprio e che la condannerà all’estinzione”.

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Barbagallo descrive la Camorra come una sorta di “aristocrazia della plebe” che “entra nel vivo del tessuto sociale praticando una forma di amministrazione privata e illegale, della fiscalità , della sicurezza, della giustizia”.
La Storia sembra non averla scalfita, “nonostante le repressioni post unitarie e l’impegno dei grandi intellettuali che hanno lottato per portare la questione meridionale al centro dell’interesse del nuovo stato unitario…”
Nel corso degli anni, non ha mai cessato di evolversi “tra corruzione e clientele “, trovando “nuovi spazi di azione e nuove forme, ben più consistenti…rispetto ai suoi tratti storici”.
Oggi la Camorra è “attiva su scala mondiale, ha circa 6000 affiliati, i suoi utili sono calcolati in 13 miliardi di euro e in un quindicennio il suo fatturato si sarebbe quintuplicato” (queste stime si riferiscono al 2010 ) .
Inoltre, afferma Barbagallo, ” manovra le tecnologie più avanzate, sa sfruttare al meglio le garanzie di impunità di mercati sempre meno controllati, è parte integrante della finanza globale” e conclude affermando che “chi la prende come frutto del sottosviluppo, prende un abbaglio”.
In una intervista su ” Corriere del Mezzogiorno.it” , sostiene che ‘i Clan contro cui combattiamo oggi ” non sono figli del fenomeno che si fa risalire all’ ‘800. La “camorra storica” scomparve ai primi del ‘900 e “dagli anni ’70 si fa strada una nuova criminalità”, legata al “narcotraffico”, che diventa così un “fenomeno globale”.
Con la scomparsa della “camorra tradizionale” si verifica quel “salto alla modernità ” e si afferma la “nuova Camorra”, descritta in “Gomorra” da Saviano (cui Barbagallo dedicò il suo libro).
L’intervista affronta poi il problema delle “responsabilità”. Pur elogiando il lavoro dei Magistrati,
Barbagallo afferma che il problema è la “sostanziale assenza di ogni politica, di qualsiasi colore,
e di una consistente iniziativa delle forze economiche e sociali in grado di affrontare la questione criminale del Sud con strumenti capaci di delineare prospettive innovative sul terreno dello sviluppo e del lavoro nella legalità “.
Le “responsabilità, oltre che in una classe politica inefficiente , vanno ricercate anche in una “classe dirigente locale”, che si è dimostrata “Inadeguata e incapace di inserirsi nei processi di trasformazione economica” , colti invece dai Clan.
Per concludere, mi pare molto adeguata la metafora “LA COZZA E LO SCOGLIO ” , citata in un’altra intervista da Barbagallo , in riferimento al rapporto tra “criminalità organizzata e società civile”, “criminalità organizzata e borghesia “, “criminalità organizzata e istituzioni “.

Fernanda Zuppini

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