41 scosse di bassa magnitudo, sono state rilevate tra il pomeriggio e la tarda serata del 19 ottobre, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio vesuviano. Lo sciame sismico ha visto movimenti compresi tra  0,6 e 1,1 della scala Ritcher: “Concentrate nell’area craterica del vulcano e quindi non percepite dalla popolazione” – ha spiegato la direttrice dell’osservatorio Francesca Bianco. Tuttavia le popolazioni residenti nella cosiddetta zona rossa, quella dei 18 comuni più vicini al Vesuvio, sono state messe in allarme dalla diffusione della notizia sui social. 

“Quando si tratta di un vulcano attivo nulla è normale – sostiene la dottoressa Bianco – comunque le scosse sono state così basse, che alcune di queste non sarebbero state percepite se il Vesuvio non avesse avuto un numero così grande di stazioni sismiche, ma è la cautela e non l’allarmismo che deve caratterizzare l’interpretazione di questi fenomeni, che possono permettere di studiare meglio la stessa attività vulcanica”.

Negli ultimi anni si sta verificando un fenomeno di insubsidenza, che come spiega la direttrice dell’osservatorio è un abbassamento, pari a circa 5-6 centimetri dal 2012 ad oggi. Questo potrebbe significare, secondo gli scienziati, che c’è una massa vulcanica attiva con magma che si muove in questa direzione, dato che un magma che risale produce di norma un rigonfiamento. Diversamente dall’area dei Campi Flegrei, dove negli ultimi 13 anni è stato registrato un sollevamento pari a circa 50 centimetri.