Rosa fu il precursore di tutti coloro che hanno voluto risuscitare il gotico dal XVII secolo fino ai giorni nostri. ‘Non aveva il senso del sacro…vedeva solo ciò che era disgustoso e terribile,’ ha scritto di lui Ruskin. ‘ Non credo che Salvator Rosa fosse intenzionalmente una persona malvagia, il fatto che lo dipingesse costantemente, non prova che ne derivasse piacere, ne sentiva l’orrore, ed attraverso quel l’orrore ne era attratto.’  Quando gli intellettuali di New York negli anni 90 si soffermavano a guardare la fotografia di Joel Peter Witkin, della testa tagliata, calva di un vecchio, presa dalla sala mortuaria di un ospedale, che è posta al centro di un tavolo circondata da verdure, ne avvertono tutto l’orrore e attraverso quell’orrore il fascino.

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Essi diventano parte di un’esperienza gotica: le fotografie di Witkins sono come i quadri di stregoneria di Rosa con connotazioni del ventesimo secolo. Rosa forniva immagini per sentimenti che erano troppo onnipresenti e fondamentali per avere origine in un solo paese o in una sola epoca. Essi erano irrazionali, pessimisti, spaventosi e sconcertanti. ‘Di tutti gli artisti le cui opere ho mai studiato, e` lui che mi da l’idea di un’anima perduta’, continua Ruskin.  ‘Ho visto in lui, nonostante tutta la sua bassezza, le ultime tracce di una vita spirituale nell’arte europea.  È stato l’ultimo uomo al quale, il pensiero di un’esistenza spirituale si è presentato come una realtà concepibile’. Questa coscienza di spiritualità implicava un inevitabile ed oppressivo mistero e senso di meschinità del potere umano. Da esperto conoscitore Lord Shaftesbury scrisse: ‘tuttavia lo spettro ci perseguiterà, in una forma o nell’altra:  quando siamo forzati via dai nostri calmi pensieri, e spaventati dal mostro nel ripostiglio, e ci verrà incontro anche a corte“.
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L’interesse di Rosa nel soprannaturale si riflette nella sua reazione personale al paesaggio. ‘La famosa cascata del Velino‘ di cui lui così entusiasticamente parlò nel 1662,’ e` abbastanza da ispirare la mente più difficile, con la sua orrida bellezza: la vista di un fiume che casca giù per il precipizio di una rupe alta quasi mezzo miglio sollevando una colonna di schiuma altrettanto alta’.

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Rosa fu cruciale all’emergere di un nuovo senso del pittorico nell’Inghilterra della fine del XVII secolo.  Come descritte da Margaret Jourdain, ‘le opere di Salvator Rosa, con il loro scenario selvaggio di rocce, cascate ed alberi bruciati da fulmini, hanno aperto gli occhi degli inglesi alle qualità pittoriche di un tipo di scenario più selvatico ed i vasti paesaggi di Claude Lorrain, diversificati da templi in rovina ed altri frammenti del mondo antico, sono stati adottati come lo standard che stabilisce le regole per la qualità pittorica della paesaggistica naturale.’

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‘Nei paesaggi di Salvator Rosa, l’albero, la montagna, la cascata, diventano l’elemento principale, e la figura umana in se stessa, si riduce ad un accessorio.  La materia sembra regnare suprema, ed il suo signore sembra strisciare sotto la sua ombre stupenda. La materia inerte si interessa all’uomo immortale, non l’uomo immortale alla materia inerte. Una filosofia terribile in arte.’ (Lord Lytton)

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Tratto da “Gothic” di Richard Davenport – Hines del 1998 editore Fourth Estate Limited, London

Simona Caruso

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