La festa del 1° Maggio ricorda le battaglie operaie alla conquista dei diritti come l’orario di lavoro quotidiano o le rivendicazioni salariali. La sua origine risale alle organizzazioni sindacali affiliate all’Internazionale dei lavoratori –  movimenti socialisti ed anarchici – che rivendicarono con successo una festività dedicata ai lavoratori e alle loro organizzazioni sindacali. La scelta della giornata particolare cadde il 1 di ogni maggio a ricordo dei gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket, dove una manifestazione operaia degenerò in gravi scontri con le forze di polizia che sfociarono poi nella condanna a morte per impiccagione di otto lavoratori anarchici di origine tedesca, in seguito riconosciuti innocenti.
C’è, però, una pagina sanguinosa del movimento operaio molto più vicina a noi e precedente i fatti di Chicago narrati sopra.
È la storia di Pietrarsa e dei primi operai morti nel nostro Paese durante una manifestazione sindacale.
A Portici, lo stabilimento di Pietrarsa produceva locomotive e riparava materiale ferroviario. Gli operai dell’ex regio opificio borbonico, di fronte al ridimensionamento dello stabilimento voluto dal Regno d’Italia, che portava alla riduzione dei posti di lavoro, scioperarono e protestarono nel cortile dello stabilimento per difendere l’occupazione: il 6 agosto 1863 i bersaglieri inviati per bloccare la protesta, spararono sulla folla ammazzando sette persone e ferendone più di venti.
Il governo dell’epoca doveva operare una scelta nel campo della siderurgia di Stato, e Pietrarsa entrò in concorrenza con l’Ansaldo di Genova. La scelta cadde sull’Ansaldo perché ritenuto impianto «più flessibile per futuri ampliamenti». Condizione ritenuta fondamentale per potenziare il sistema ferroviario italiano. Una scelta politica che avrebbe in ogni caso penalizzato l’occupazione al Sud.
L’impianto di Pietrarsa fu definito “costoso e con personale eccessivo” e lo Stato italiano decise una veloce dismissione. Un privato si accaparrò lo stabilimento napoletano per un canone quasi irrisorio, tal Jacopo Bozza, un ex impiegato dei Borboni, Il neoproprietario aumentò le ore dei turni da 10 ore a 11 ore e iniziò con i licenziamenti in tronco: gli operai scesero a 800 dei 1050 di un anno prima. Il 31 Luglio 1863 gli operai occupati scendono ad appena 458. La situazione divenne insostenibile per i continui licenziamenti, la decurtazione degli stipendi che a volte non venivano pagati se non con grave ritardo. Il 6 agosto 1863 decisero di incrociare le braccia.
Sui muri comparvero i primi manifesti di protesta: «Muovetevi, artefici, che questa società di ingannatori e di ladri con la sua astuzia vi porterà alla miseria».

2Pietrarsa
Alle due del pomeriggio, il capo contabile dell’azienda, chiese al delegato di polizia di Portici l’invio di agenti, per controllare gli operai in sciopero che chiedevano lo stipendio. Dopo che gli operai si erano recati nei pressi del suo ufficio in “atteggiamento minaccioso” fu chiesto l’intervento di truppe regolari. Furono allertati i bersaglieri.
Avevano il preciso compito di circondare l’opificio e sgomberare gli assembramenti, ma ai cancelli trovarono gli operai. I rapporti ufficiali parlarono di minacce e insulti ai bersaglieri. La reazione fu assai violenta, gli operai furono caricati e sparati alla schiena quando cercarono di ripararsi fuggendo dalle baionette.
Il bilancio finale fu di sette morti e una ventina di feriti.
Il questore Nicola Amore, futuro sindaco di Napoli, scrisse di «fatali e irresistibili circostanze»…
I giornali ufficiali ignorarono o minimizzarono vergognosamente a differenza di quelli minori che in realtà parlarono di nove vittime e di quanto visto ai “Pelligrini” di Napoli definendo l’accaduto una strage inumana.
Gli operai, erano tempi ancora non maturi per un movimento sindacale e anarchico organizzato, vissero una condizione d’isolamento. Due mesi dopo, ne furono licenziati altri 262.

Ecco, questa fu quella la prima protesta dinanzi ad una fabbrica nell’Italia unita. Quelli i primi morti.
Iniziò la lenta agonia di Pietrarsa. Nel 1875, gli operai erano ridotti oramai  a 100 unità e due anni dopo lo stabilimento fu affidato in fitto per 20 anni alla Società nazionale per le industrie meccaniche. Pietrarsa è declassata prima ad officina di riparazione e poi chiusa definitivamente per assenza di investimenti e abbandono, 70 anni dopo.

di Carlo Fedele