«Se esistono la peste, il colera, il vaiolo nero è solo perché la danza e di conseguenza il teatro non hanno ancora cominciato ad esistere…»

Antonin Artaud

«La perdita per lei [la danza] è un guadagno, la mancanza una gran parte della sua ricchezza. Dire questo non è fare l’apologia dell’effimero, che è uno dei cliché più sfruttati che ci sia! Perché in questo va e vieni tra l’oblio e il ricordo c’è qualcosa che va contro l’effimero e che caratterizza al più alto grado la danza: il processo del ritorno. Sappiamo dunque dimenticare e utilizzare l’oblio come una delle nostre fonti, e vivere così delle fonti dell’oblio» 

Dominique Dupuy

Perché la danza?

Perché la danza, e non la musica, il cinema, la pittura, il teatro, insomma le altre arti, sempre che si possa ritenere la danza un’arte? Perché “occupare” gli spazi dell’Asilo con insistenza e continuità per pensare con il maggior rigore possibile la rilevanza e la necessità del danzare? Perché una tale urgenza e privilegio assegnati alla danza? Perché mai la danza sarebbe una questione, in questione?
In verità, la scelta non sembra arbitraria. La rilevanza del danzare è un dato dell’attualità: la sua presenza si estende in modo inedito anche nel nostro paese (con tutti i limiti, le restrizioni, specialmente al sud) sulle scene, nei discorsi “estetici” e nelle pratiche artistiche, comincia a far notizia nei media, a essere sempre più promossa nelle programmazioni delle stagioni teatrali e dei festival, sempre più considerata tra i materiali degni di riproduzione-archiviazione.
Questo significa però che la danza oggi è una posta in gioco: cade in un gioco di forze che ne scoprono e nello stesso tempo ne mettono in forse la forza. I discorsi, i dispositivi produttori di “eventi”, le retoriche “culturali” che la promuovono tendono anche, proprio per mantenerla nell’attualità, a ridurre, e così capitalizzare, il potenziale dei suoi atti, che innanzitutto la danza moderna ha liberato da vincoli estetici, morali e politici. Il rischio della riduzione cresce se la danza non torna a pensare, e noi con lei, quel singolare potenziale (singolare, perché non conoscibile in anticipo, generato solo nell’azzardo del danzare) che le consente di sospendere, sovvertire, le abitudini senso-motorie, gli usi consolidati dello spazio, la collezione dei gesti considerati possibili e auspicabili. Si tratta, dunque, di pensare il senso dell’attualità della danza e la nuova contesa che si apre per sottrarre la natura intempestiva, errante dei suoi gesti moderni alle forze che mirano a impiegarli nella produzione del “sensazionale”, dell’evento, dell’eccitazione e stimolazione incessante della società. Come condursi per sottrarre la sobrietà, la pazienza e la “motilità” del gesto danzante alla volontà di “mobilitazione” che non va per il sottile pur di produrre scosse capaci di attirare attenzione e provocare una ben visibile, e perciò controllabile, agitazione generale?
Certo, il carattere sempre più imprenditoriale delle pratiche artistiche, afferrate dalla logica di una produttività rapida e dagli esiti immediatamente “calcolabili”, spinge le arti in direzione di prestazioni senza teoria, di un assillo competitivo che non lascia spazi e tempo per pensare i propri atti. Il lavoro teorico non sembra più, come è stato in tutte le più ardite sperimentazioni artistiche, componente fondamentale dell’atto di creazione.
Napoli non sfugge a questo processo. Una ragione in più per dare Asilo a un esperimento collettivo e non episodico di pensiero intorno alla danza e con la danza, coinvolgendo il mondo della danza, della filosofia, della critica, dell’audiovisivo, del teatro…
Maurizio Zanardi.

venerdì 13 ottobre ore 19 | Refettorio
#1 Nuria Sala Grau
Tempo-corpo-spazio: alchimia silenziosa

L’incontro prevede due momenti con gesti danzati “Ananda Natana” (delightful dance) Bharatanatyam coreografia Leela Samson, musica Muthuswami Dikshitar, danza Nuria Sala Grau, durata 12’ e “Monologo sul Movimento” poesia Roberto Sanesi, musica Federico Sanesi, coreografia Nuria Sala Grau, durata 4’

Gli incontri si articoleranno in proiezioni, dibattiti con artisti e studiosi chiamati a confrontarsi sul tema.

All’Ex Asilo Filangieri in vico Giuseppe Maffei 4 (via San Gregorio Armeno) i concerti, gli spettacoli, le proiezioni, gli incontri sono ad ingresso libero. E’ gradito un contributo a piacere che serve ad abbattere delle spese minime e a dotare gli spazi comuni dell’Asilo dei mezzi di produzione necessari ai lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale per produrre arte e cultura.