San Genná ha fatt ‘o miracolo! Il busto esce dalla chiesa portato a braccia da otto fedeli. La banda segue la statua, suonando ora l’inno nazionale, ora una marcia reale, ora ” ‘a tazza e café”, le richieste alla banda vengono da tutte le direzioni, ognuna è strillata in suo accento, con un suo dialetto. I fedeli vengono da tutte le parti del meridione. È la fede che li tiene uniti, è la fede che ricorda loro chi sono e da dove provengono, in un mondo che non capisce la loro lingua. La statua del santo si ferma e qualcuno appunta una banconota alle fasce di raso rosso che pendono sotto di lei. L’atmosfera è festosa il Santo ha fatto il miracolo. È la fede del popolo, che da forza nei tempi bui, la forza della speranza, la speranza che le cose cambieranno, non saranno sempre così.

Sono persone semplici, umili, hanno dovuto lasciare la loro terra d’origine la loro famiglia, e per quattro, sei, otto settimane hanno viaggiato in condizioni terribili nella stiva dei grossi piroscafi, ammassati tutti insieme, senza aria, con acqua razionata, senza potersi lavare, il cibo anche è razionato. Non c’e aria li sotto, non si respira e quando il mare è mosso non si può salire sul ponte, ma li l’aria è irrespirabile, fetida. Alcuni si ammalano, la scabbia, i pidocchi sono endemici, dopo giorni, settimane di navigazione arrivano nel nuovo mondo. Dai piccoli oblò si scorge da lontano una forma femminile, sempre più vicina, ora riescono a vedere i drappeggi della sua tunica, li sta salutando con un braccio alzato, ha qualcosa nella sua mano destra, ma ancora non si vede bene cosa sia, anche sul suo capo ha qualcosa, è immobile li aspetta, per dar loro il benvenuto con le parole della poetessa americana Emma Lazarus:

Non come il gigantesco gigante di fama greca,
Con armi di conquista da terra a terra;
Qui al nostro mare lavato, le porte del tramonto dovranno stare
Una donna potente con una torcia, la cui fiamma
È il fulmine imprigionato, e il suo nome
Madre degli esuli. Dal suo faro
Buona accoglienza a livello mondiale; il suo comando di miti occhi
Il porto a ponte di aria che costruisce le città gemelle.
“Tenete, terre antiche, la vostra pompa storica!” Grida lei
Con le labbra silenziose. “Dammi il tuo stanco, tuo povero,
Le tue masse accoccolate che desiderano respirare liberamente,
Il rifiuto impreparato della tua riva.
Invia questi, i senza tetto, tempesta a me,
Sollevo la mia lampada accanto alla porta d’oro!
” (Il nuovo colosso)

San Gennaro ha fatt o’ miracolo! Ha rinnovato la speranza di migliaia, milioni di fedeli ovunque, ora si deve cantare, celebrare e fare donazioni al santo che non li abbandona mai, sia nel vecchio che nel nuovo mondo. San Gennaro è emigrato con loro. È la prova che i miracoli avvengono. Ma mi guardo attorno e mi rendo conto che non siamo nel 1907, siamo a New YorkLittle Italy nel 2017, dove un santo che fa miracoli è la conferma di quella fede di migranti che muove montagne e che li accompagna da generazioni.

simona caruso

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Simona Caruso

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