L’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso Iocisto, la libreria di tutti, non va in vacanza.

Ogni settimana potrete leggere e votare un racconto a tema estivo, decretando, con i vostri like, il migliore a cui andrà la targa Napoliflash24h estate.

Buona lettura e ricordate di esprimere le vostre preferenze!

Osservando un quadro di Salvator Dalì: La ragazza alla finestra.

Una cartolina da Cadaqués

Anna Cacciatore

Stamani mi sono svegliata con un senso di pigra stanchezza che m’impedisce di fare qualsiasi cosa: la routine domestica mi pesa e pensare di mettermi, come ogni santo giorno, a rifare i letti, spazzare etc. etc. mi  rattrista e mi dà noia. In casa sono sola, anche mio fratello è uscito a cercare soggetti da dipingere nei suoi quadri, sempre più strani, sempre più inquietanti. Mi chiamo Ana Maria, ho solo 17 anni e mille sogni nella testa. Il posto in cui vivo è bellissimo. Lo ha amato anche Garcia Lorca, quando è venuto a trovarci, l’estate scorsa, ed in una lettera, successivamente inviataci,  ha scritto così: “ Davanti allo straordinario paesaggio che si presentava dalla vostra finestra, mi sembrava di vivere in un sogno.”

E’ il mare di Cadaqués che incanta e spesso mi affaccio dalla mia camera a guardarlo, come sto facendo ora, in una mattina in cui mi va più di contemplare che di mettermi a fare le faccende. La mia vita in momenti così mi pare piatta ed ho bisogno di proiettarmi verso le fantasticherie di un domani diverso, migliore. Il colore che domina davanti a me è un azzurro profondo e delicato nello stesso tempo, alleggerito dal riverbero della luce che passa d’onda in onda: sono increspature piccole, leggere, frastagliate. Laggiù in fondo vedo una barca a vela, condotta chi sa da chi e diretta chissà dove. In giorni come questi mi prende il desiderio d’andar via e salirei volentieri su d’una imbarcazione simile a quella che ora sta uscendo dal porto di Cadaqués, proprio di fronte casa mia: so che è solo un sogno, perché la mia famiglia non lo permetterebbe mai, sono controllata da tutti, mia madre, mio padre, mio fratello. La trasgressione è permessa solo a lui, io sono la piccola di casa, sono donna e lui è l’artista.

L’altro giorno Salvadòr, vedendomi alla finestra, ha gridato: “Ana, non muoverti, resta così. Sei proprio bella, con i tuoi capelli neri e la morbidezza del tuo corpo appoggiato alla balaustra. Anche i piedi hanno una posa graziosa! Sembri una ballerina. Ora prendo i pennelli per dipingerti, non ti muovere, capito?  Mio fratello mi vuole bene, lo so, ma per lui vado bene ferma, immobile, come una bella figurina stagliata su di uno sfondo marino.

Lui non conosce i miei pensieri e forse è meglio così.