Una imprecazione “alla buona”, un modo tutto nostro (napoletano) di dire che, in fin dei conti, quello che è successo sarebbe stato meglio non fosse mai accaduto ma che alla fine non è assolutamente un dramma… Un po’ come si rimproverano i bambini dopo una marachella che non ha cagionato grossi danni.
“Mannaggia ‘o suricillo e ‘a pezza nfosa”… mio padre, ricordo, era solito usare questa frase col “pizzo a riso”, con un sorrisetto come dire… “vabbuò, nun è succiesso niente”….
“Suricillo” trova la sua etimologia nel lessico latino “xurikilla”, forma vezzeggiativa popolare del sorex dei Latini che ha incontrato l’urax dei Greci, in altre parole il sorcio in italiano e ” ‘o sórece” in lingua napoletana.
Ovviamente si sta qui a chiedersi dove, come e perché nasce questa colorita espressione. Cerchiamo di capirci di più, ma non sarà facile.
Sembra proprio che all’origine non c’entrino per nulla sorci e stracci ma che siano stati usati per eufemismo degli organi sessuali.
In verità meno diffuso e più antico, esisteva un “Mannaggia ‘o piripillo e ‘a pippilosa”. Piripillo è in area meridionale uno dei più diffusi termini sinonimi del pene specialmente dei piccoli maschietti. Viene dal latino “pipinna” che nel toscano ha dato ‘pipino’, termine colorito appunto del pene. Il suo equivalente femminile, l’organo sessuale femminile, è “pippilosa”.

1suricillo
In tempi più recenti e nell’area partenopea una immagine ricorre tra i giochi erotici rimpianti dalla Marta di Giordano Bruno (nel “Candelaio”), che in un frettoloso elenco ci ricorda un ignoto suricillo, al cui trastullo non doveva certo mancare una “‘pezza nfosa”. E che sarà mai quest’ultima, una volta identificato il sorcio? Ora, siamo volutamente “volgari” perché solo in questo modo possiamo capire: nella parola “pezza” la pi era una effe e le doppie zeta… doppie esse… ???
Sorcetto e panno inumidito hanno pertanto un chiaro riferimento all’atto sessuale e ai suoi protagonisti…
Per validare ancora di più questa spiegazione riferita agli organi sessuali maschili e femminile, che, attenzione, non vuol essere sicura, ricordiamo come nell’antico napoletano le pezze più note erano (oltre a quelle che designavano il denaro) quelle che le donne portavano nel loro corredo e che usavano nel momento delle mestruazioni. E se questa espressione fosse stata per la prima volta pronunciata da una donna, trovatasi davanti alla richiesta del suo uomo (pronto alla battaglia…) e a questi gli abbia dovuto opporre che non era il tempo adatto, in quanto “’a pezza… era nfosa”?
Più romantica e candida invece l’altra interpretazione che alcune tesi rivendicano per un topino introdottosi in una casa e per un suggerimento dato agli abitanti della stessa per liberarsene. Quello cioè di introdurre sotto le fessure delle porte uno straccio bagnato in modo che al topo fossero precluse le vie di fuga e si potesse catturare.
Il mistero continua…

di Carlo Fedele