‘O Pa’, ‘O Pa’. Meriterebbe un posto dopo San Gennaro e Maradona…
di Carlo Fedele

Alzi la mano chi a Napoli almeno una volta nella sua vita non ha visto ” ‘O Pa’, ‘O Pa’ “. Alzi la mano e giuri, tanto lo stesso non vi credo!
La sua presenza data dagli inizi degli anni Settanta o forse prima, chissà, sembra che tutti lo sappiano “da sempre”.
La sua presenza è stata di volta in volta segnalata nella Galleria Umberto, a Piazza Carità, a Montesanto, a Mezzocannone, a Santa Lucia, al Vomero, a piazza Dante, talvolta qualcuno l’ha incontrato a Mergellina e, cinque minuti dopo, un altro lo ha visto a San Martino… Mistero!
Pare che abbia il dono della vita eterna, ma qui in terra, che abbia il dono dell’ubiquità…
Come chi è ” ‘O Pa’, ‘O Pa’ “? Non vi credo, non credo ci sia qualcuno che ne ignori la figura!
Il nome di ” ‘O Pa’, ‘O Pa’ ” gli deriva dal verso e dal ritmo della sua cantilena. “Il pane, il pane!”. Quale invocazione è più antica di questa per mendicare?
Egli si avvicina al passante e con insistenza stende la mano, ripetendo ” ‘O Pa’, ‘O Pa’ ” e tutti lo conoscono come tale… Cammina veloce, con piccoli passetti da pinguino, come se avesse i piedi piatti.
E’ una leggenda vivente che resiste, oserei dire. Una figura di una Napoli lontana, delle commedie scarpettiane.
“Abita a Santa Lucia”… “No, abita nel vico di Piazza S.Maria degli Angeli”… “No, no, è di Forcella!”.
Insomma, tutti lo conoscono, ma nessuno sa dove abita, come se, a sera, quando è finita la cerca, si dileguasse come le ombre.
“Si chiama Antonio”… “No, ‘o ppà, ‘o ppà si chiama Celestino”… Neppure sul suo vero nome ci si metterà mai d’accordo. Una figura mitica è dir poco!
Come si dice, malevolmente, di ogni povero, secondo qualcuno è ricco da sempre o lo è diventato con le elemosine…
Non parla, mai sentito parlare se non per quell’invocazione, ‘o ppà, ‘o ppà… Ma c’è chi giura di averlo sentito recitare scioglilingua…
Qualcun altro afferma che faceva il sacrestano nella piccola chiesetta di Forcella e racconta che ha cominciato a chiedere “‘o ppà” perché il suo chiodo fisso era che doveva portare il pane a casa per la mamma e, alla morte di questa, per portare “‘o ppà” alla sorella”.
In una scena del film “Morte di un matematico napoletano” il regista Martone fa una ripresa dall’alto della Galleria per poi zoomare su quell’inconfondibile passo a papera. Si dice che alla prima al cinema Arlecchino gli fece eco tutta la platea esclamando “‘o pa’ ‘o pa’!”.
Ancora oggi lo si vede in giro ed è tutto vero! Ha il dono forse dell’eterna giovinezza come dicevo? Solo qualche ruga in più, vi accludo le foto per farmi credere!
E mi viene la malinconia, ogni volta che lo vedo, meno frequentemente, ma c’è! Continua a battere le strade di Napoli, continui a vederlo qua e là, continui a sentire ” ‘O Pa’, ‘O Pa’ “. E i nostri figli e, perché no, i nostri nipoti perpetueranno la leggenda vivente di un fantasma in carne ed ossa. Leggenda vivente… Fantasma in carne ed ossa… Sembra una contraddizione quanto dico, ma chiedetevi se è vero o non è vero. Egli c’era, c’è e… anche per il suo bene, non mettiamo limiti alla Provvidenza!
Quanto avrà camminato in vita sua? Sarebbe saltato un moderno contachilometri di un’auto!
Ssssssshhhh… Qualcuno ha appena detto che oggi ha 80 anni! Sarà vero? Sarà falso? E chi se ne importa! Una volta rivisto a distanza di anni se lo guardi bene non te n’accorgi del tempo che è passato. Forse, e per certi versi purtroppo, è cambiato il mondo attorno a lui, la stessa Napoli, gli stessi Napoletani. Lui no! Almeno spero per quei modi mai fastidiosi di cercare.
Mitico personaggio girovago per la città, presente dappertutto, ubiquo, che mette in crisi spazio e tempo, conosciuto da più generazioni di napoletani, merita questo ricordo e, ancor di più, merita un obolo ogni qualvolta lo incontriamo.
E’ come se incontrassimo un San Gennaro, un Maradona… solo un po’ più povero (se è vero che sia stato o è povero…).

Solo da qualche giorno si è scoperta la sua vera identità a seguito di un ricovero ospedaliero: si chiama Umberto Consiglio, di 81 anni e vive ai Quartieri Spagnoli.

 

di Carlo Fedele

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