Sabato 14 aprile poteva scoccare una sorta di mezzogiorno di fuoco: a pochi metri di distanza nelle principali piazze del “salotto buono” cittadino, Piazza Municipio e Piazza Trieste e Trento, la cittadinanza avrebbe potuto spaccarsi in due.

Quale il motivo del contendere?

Il Comune di Napoli è alla stretta finale. Il debito del commissariato di governo per il terremoto del 1980 (Cr8), l’emergenza rifiuti degli scorsi anni con le amministrazioni comunali e regionali targate Bassolino/Iervolino, e dai debiti bancari accesi dalla amministrazione Iervolino. Vanno onorati, ma riguardo alla questione ci sono due posizioni opposte e due piazze che manifestano.

Tutti i nodi vengono al pettine, dice un vecchio adagio e anche tutte le cambiali vengono a scadenza. E così a Piazza Municipio, sotto le finestre del sindaco, bardate dai tempo dai manifesti “Napoli libera” e “Pace” e attorno alla sua persona – che ovviamente ha raggiunto i manifestanti nella piazza – si sono raccolti i sostenitori della attuale amministrazione. Questa fazione sostiene le ragioni di De Magistris, asserendo l’ingiustizia dei debiti sottoscritti tante amministrazioni fa, con il consapevole intento di trarre un immediato vantaggio procrastinando i costi dell’operazione, come la trasmissione Report aveva denunciato già nel 2007. Il sindaco De Magistris, come sempre risoluto e determinato, ha gridato chiare le regioni per le quali il debito andrebbe cancellato, anzi addirittura ha affermato che la cittadinanza andrebbe risarcita per la ingiustizia messa in atto dal sistema bancario che ha amplificato a dismisura l’iniziale debito.

Nella piazza antagonista tutta un’altra musica: si è parlato di sanzione con sentenza passata in giudicato contro l’amministrazione comunale per frode in bilancio, di malversazione, di aggravio della condizione debitoria per cattiva amministrazione. A sostenere ciò, pur senza bandiere politiche, tutta la cittadinanza schierata nelle precedenti elezioni amministrative contro l’attuale sindaco, in pratica il PD e le forze di destra, una destra moderata però perché la piazza ha rifiutato l’appoggio del gruppo Casapaund.

Sicuramente la preoccupazione mondiale per la grave crisi siriana ha ridimensionato la questione di casa nostra, e comunque il confronto non si è mai tramutato in scontro.

Pur senza volere schierarsi da una parte o dall’altra, anche perché ciò presupporrebbe una analisi complessa della situazione debitoria e dei motivi contabili della sua crescita esponenziale, si sottolinea la solita e deprecabile tendenza dei cittadini a non nutrire un sentimento di solidarietà e di appartenenza che vada oltre le posizioni elettorali.

Sicuramente Napoli vive una difficile quotidianità: il sistema di trasporto pubblico barcolla, le strade sono piene di buche, alcuni spazi comunali di svago e sport sono inagibili da molto tempo e la lista potrebbe continuare, prestando bene attenzione però a non confondere le responsabilità del comune con quelle della regione e ancora di più con quelle dello stato; tuttavia sarebbe bello che la cittadinanza, una volta tanto, si compattasse a sostegno della città, questa nostra città, che come tanti articoli di questa testata hanno messo in luce, sta mostrando al mondo il suo valore e la sua bellezza e sta traendo da questo degli indubbi vantaggi economici. In questo trend il sostegno e la volontà del sindaco è incontrovertibile.

Dunque piuttosto che parteggiare sempre per i disfattisti di turno, perché non tentare di fare fronte unico e discutere, senza colpevolizzare nessuno, quale sia la soluzione più opportuna per affrontare e superare la posizione debitoria, chiedendo a gran voce l’aiuto dello Stato? Insomma perché in questo paese – e ciò capita anche in sede nazionale – si è sempre e solo in campagna elettorale dimenticando la parte più difficile: il governo della cosa pubblica?

Fuori dalle campagne elettorali non dovrebbe esserci tanta acrimonia e risentimento ma piuttosto una determinazione forte e condivisa per risolvere le cose attraverso il compromesso, che non è una brutta parola, bensì l’anima della democrazia.