Novembre con i suoi toni tiepidi e morenti appare il mese più adatto alla lettura e in arrivo c’è il nuovo romanzo di Chiara Tortorelli: Noi due punto zero.

L’autrice di Tabù che già aveva sconvolto il lettore spingendosi a visitare i luoghi remoti dell’anima, i pensieri scomodi e tutto ciò che normalmente si evita nell’epoca in cui è più facile scoprire il culo che l’anima – come lei stessa scrive da qualche parte nel romanzo – continua il percorso nella terra del perturbante, abitata da ogni elemento che il pensiero positivo si sia sforzato di recludere in un contenitore denominato inconscio, illusoriamente inaccessibile.

Poco importa se da quel luogo giungono continui segnali, poco importa se il velo di Maya deve essere continuamente rammendato perché continue sono le sollecitazioni a guardare oltre.

Stordirsi di lavoro, di impegni, di vita mondana, di chiacchiere con amici che non ci somigliano per nulla e che non sono assolutamente in grado di comprenderci ma solo di inondarci di pensieri estranei, di vite fasulle che mai saranno la nostra. Questi gli antidoti alla rivelazione. Ma prima o poi la rivelazione arriva.

Nessuna illusione dura per sempre e in fondo si scopre che la verità è qualcosa che conoscevamo fin dall’inizio. La ricerca della verità è solo reminiscenza, come affermava Platone, la fine è già contenuta nel principio, come nell’assoluto hegeliano.

Se Tabù (Edizioni Homo Scrivens, 2016) può essere paragonato a un dragone cinese che serpeggiando rivela colori strabilianti qua e là per poi ritrarli immediatamente lasciandoti l’illusione (o la delusione) di non aver visto nulla – in fondo la vita, nella sua mutevolezza, semina i dubbi più angosciosi nel passato piuttosto che nel futuro – , Noi due punto zero, (Homo scrivens) appare costruito come un gioco di domino dove alla fine e solo alla fine, quando tutte le tesserine sono crollate l’una sull’altra l’altra, il disegno può mostrarsi nella sua interezza e restare indelebile. Solo a quel punto si comprende che le tesserine non avevano una esistenza autonoma finché erano in piedi, lo scopo della creazione era mostrare quel disegno finale che per comporsi ha bisogno della caduta di ogni certezza.

Ma la seconda e più strabiliante scoperta è questa. Per quanto stupiti dal disegno finale, in realtà si scopre quello che già era chiaro all’inizio ma rigettato dalla coscienza, annullato come il perturbante freudiano, eppure evidente.

Un romanzo avvincente, dove tutto non è quello che sembra ma ognuno preferirebbe che lo fosse.

Nel rapporto tra scrittore e lettore esiste il cosiddetto “patto”, in sostanza lo scrittore si accorda a credere a quello che scrive. Entrambi sanno che il romanzo è finzione ma finché lo scrittore ci crede ci può credere anche il lettore. Un po’ come accade con Babbo Natale quando i figli si fanno grandicelli.

In Noi due punto zero la scrittrice e il lettore contraggono un doppio patto. “Tutto quello che ti racconto è vero, è meglio per entrambi che sia vero ma alla fine scopriremo che non lo è”. La scrittrice e il lettore si tengono per mano per tutto il tempo perché il percorso è impervio e la rivelazione è un precipizio. Impossibile non vacillare, impossibile tornare indietro, impossibile fermarsi.

Un romanzo esteticamente superlativo, creativo e rivoluzionario fin dalla sintassi, ardito nella architettura, praticamente geniale.

Può lasciare estasiati o sgomenti perché è un vero antidoto alla indifferenza, al pensiero comune, all’assuefazione al bene e al male.

Il nuovo romanzo sarà presentato mercoledì 14 novembre alle ore 18 presso “Laterzagorà”, via Conte di Ruvo 14 a Napoli. Con l’autrice interverranno: il docente universitario Matteo Palumbo, il giornalista Pier Antonio Toma, la scrittrice Enza Alfano. Modera Aldo Putignano. Reading a cura degli attori Brunella Caputo e Paquito Catanzaro.