Nisida e Lazzaretto, isole non più isole…

Isoletta di origine vulcanica, ha una superficie di circa 30 ettari, una circonferenza di circa 2km ed una altezza massima di 109m. sul livello del mare. Essa è la parte emersa di un vulcano formatosi tra i 10500 e gli 8500 anni fa, nel periodo di formazione dell’area dei Campi Flegrei.

2 Nisida

La vicina isoletta del Lazzaretto, oggi parte integrante del ponte che unisce Nisida alla terraferma, ha invece un’origine diversa: detta Leimon nell’antichità, essa era un frammento della cinta craterica del vulcano di Posillipo, successivamente distaccatosi e caduto in mare. Anche Nisida risentì e risente tuttora del fenomeno del bradisismo sempre attivo nella zone dei Campi Flegrei: ne è testimonianza una vasta fascia erosa dal mare, posta oggi a 5 metri di altezza sull’attuale livello del mare e rappresentante il massimo livello di sprofondamento raggiunto nell’XI° secolo, prima che il bradisismo invertisse la sua tendenza.

nisida          nisida

Il suo nome deriva dal termine greco “nesis” che significa “piccola isola”. L’origine greca del nome fa pensare che l’isola, col suo approdo protetto, fu notata dai primi colonizzatori greci del Golfo di Napoli, ma manca ogni testimonianza di un eventuale stanziamento abitativo greco. Se si tiene conto di alcune fonti antiche che parlano di una notevole attività vulcanica ancora in età repubblicana, sembrerebbe impossibile ipotizzare una forma di stanziamento qualunque in età greca.

28 Isola di Nisida
Da varie testimonianze scritte, si è appurato l’esistenza in età romana imperiale di una villa appartenente a Lucio Licinio Lucullo, famosa per gli imponenti banchetti che vi si celebravano. Successivamente ebbe una dimora qui anche Marco Giuno Bruto, forse un piccolo casino di caccia, senza molti di quei lussi che caratterizzavano le ville della costa flegrea. In essa prese corpo la congiura che porterà all’assassinio di Cesare (44 a.C.). Qui poi si rifugiò per un breve periodo lo stesso Bruto dopo aver preso parte alla congiura. La sua morte, avvenuta successivamente a Filippi, provocò un tale dolore nella moglie Porzia, figlia di Catone Uticense, rimasta a Nisida, da decidere di togliersi la vita con l’unico mezzo che aveva a disposizione: ingoiando carboni ardenti. Di queste dimore non si è finora trovata traccia, anche se si suppone che sorgessero sul punto più alto dell’isola, per cui eventuali tracce sarebbero state successivamente inglobate nell’attuale casa di rieducazione minorile (qualche resto di muro di opera reticolata è sotto il livello del mare dal lato ovest dell’isola). Comunque nell’ottobre 1956 fu rinvenuta sulla cima dell’isola una tomba a fossa, coperta di tegole contenente resti umani e alcune brocchette di terracotta ascrivibili al I° sec. d.C., mentre pare che agli inizi del XVII° secolo risalga il ritrovamento di una tomba antica contenente un corpo imbalsamato con al collo una collana con medaglia d’oro recante la scritta “M.A.ACILIUS, C.F.III.R.”. Nel corso dei secoli, l’isola ha avuto diversi proprietari, da citare nel 1693, un affittuario dell’isola, Giambattista Di Gennaro, approfittando del comodo e celato approdo di Porto Paone, fece dell’isola un centro di raccolta e smercio per i bottini che i pirati delle acque circostanti gli fornivano: il Di Gennaro fu poi scoperto e giustiziato.

29 Porto Paone Nisida