Il napoletano è una lingua, non un dialetto. A riconoscerlo dal 2014 come tale è nientemeno che l’Unesco, secondo cui è la lingua più diffusa del Sud-Italia, la più parlata dopo l’Italiano e, emigranti a parte, si stima siano dai 7,5 agli 11 milioni di persone che lo conoscono. Sarà per la veracità, l’allegria, l’essenzialità, fatto sta che il dialetto napoletano ha una caratteristica che lo contraddistingue più di ogni altra: la musicalità; ed è proprio nella musica che il napoletano nei secoli ha saputo esprimere tutta la sua essenza.

Nonostante la meritoria e imponente opera dei grandi scrittori e compositori di musica napoletana classica, dal 1860 in poi, con la perdita d’identità del popolo meridionale, il napoletano è però purtroppo andato sempre più degradando e oggi si sta trasformando volgarmente per molteplici cause. Prima fra tutte la mancata valorizzazione e il negato insegnamento che stanno mistificando la grammatica e la pronuncia di questa meravigliosa lingua riconosciuta dall’Unesco ma non dallo stato italiano. Di qui, dunque, l’aggressione delle contaminazioni moderne fatte di un volgare slang giovanile e di vocaboli stravolti nel significato.

Da alcuni anni iniziative per tutelare lo slang partenopeo, stanno provando a metterle in piedi le istituzioni locali. Nel corso della seduta del 14 Ottobre 2008, il Consiglio Regionale della Regione Campania approvò un disegno di legge d’iniziativa provinciale sotto titolo “Tutela e valorizzazione della lingua napoletana”.
Ma nonostante questo oggi sono sempre meno coloro che sono in grado di scrivere, e parlare, in maniera corretta il napoletano. Se poi guardiamo i giovani, preferiscono scriverlo semplicemente trascrivendo le forme volgari così come le pronunciano, deformandone talvolta anche il significato. Provate a chiedere a un napoletano, per esempio, la differenza tra apostrofo e aferesi, elementi cardini della scrittura partenopea.

Insomma, sebbene si parli di “tutela e valorizzazione” della lingua napoletana, fino ad oggi nulla di concreto è stato fatto …. E’ nu peccato!

  • bruno zapparrata

    e fosse solo la differenza tra aferesi ed apostrofo, che poi l’apostrofo ha una rassomiglianza più con l’apocope, ma se ci addentriamo, i troncamente hanno delle regole ben precise, ma la FONETICA che resta l’architrave della lingua “napolitana” la ignorano completamente mentre se non la si conosce non si è in grado di leggere il napoletano…è un disastro….Grazie.

  • bruno zapparrata

    ops volevo dire troncamenti …errore di battuta.