Per “Effetti Collaterali” di Lucia Montanaro: Una notte a Napoli

Il consumo di alcool tra i giovani è un fenomeno preoccupante perché sempre più in aumento sia a livello nazionale che internazionale.

I ragazzi sono orientati verso il modello che in America è chiamato Binge Drinking, in altre parole abuso di alcool concentrato in singole occasioni.

Una notte Napoli

Ed è con l’happy hour del venerdì che ha inizio il lungo fine settimana ad alto tasso alcolico:

Marco ha 18 anni e domani non si va a scuola. Il telefonino scotta, ha iniziato a lavorare in classe, sotto al banco, mentre la prof. di arte muoveva la bocca senza sosta.  Ha iniziato a programmare la serata, con un anticipo goliardico per il tardo pomeriggio, solo per i più resistenti.  Alcuni del gruppo sono in classe, come Max  che lo guarda e sorride. È stanco e  lascia fare a lui come sempre, sa che è in buone mani.  Ha seguito la faccenda nel gruppo whatsapp silenziato e non vede l’ora di essere fuori da lì. Gli sguardi sembrano pruriginosi e forse lo sono. “Ancora poche ore e ce li togliamo dai coglioni”, il pensiero è così intenso che Marco ha paura che lo sentano gli altri, che poi a pensarci bene non gliene frega un cazzo.

A casa tutto uguale, voci, solo voci che non sente più, e bocche, ancora bocche che si muovono, quella di sua madre è la peggiore, deve alzare la musica a palla per non sentirla.  A volte le lacrime le rigano il viso mentre la bocca si muove deforme, ma Marco non la guarda, non riuscirà a farlo sentire in colpa. Raggiunge il suo regno, la sua stanza è inespugnabile, doccia e musica a palla, uno sguardo allo specchio e via. Ancora la bocca si muove, questa volta sembra un pesce palla, sorride  mentre la porta tonfa mettendo fine al soliloquio.

Le chiavi sono lì, al solito posto, non se ne accorgerà neanche questa volta, la notte dorme “bocca di pesce-palla, ed è uno spreco tenere l’auto in garage. Il giro è rapido, Max è sul marciapiedi che aspetta, si ficca dentro con difficoltà nel suo metro e novanta.

L’euforia aleggia nell’abitacolo, nel sangue già circola il languore della dimenticanza. Le ragazze sono li, sedute al tavolino traballante. Sono morbide e profumate nei  sorrisi  bianchissimi e nelle mani dalle unghie perfettamente laccate, stringono calici pieni come trofei. Il rosso intenso del cielo lascia il posto alla sera e alla frescura dei primi giorni di ottobre. Ancora un brindisi e il freddo non lo sentono più.

Il telefonino non si ferma, già prepara la prossima tappa. Da Posillipo ai baretti è un attimo, la grande famiglia parte, alcuni tornano a casa, altri si aggiungono li, nelle budella della città che nasconde.

Marco c’è sempre, lui e Max, e Mara, e Giovanna. Li chiamano i sopravvissuti, per la loro resistenza, e loro ci tengono a non deludere gli amici.

Mara ha fame, ha bevuto due spritz a digiuno e le pareti dello stomaco sono di fuoco, chiede una sosta per un trancio di pizza ma già ai primi bocconi sente il disgusto salirle fino alla gola.

Ingoia, e lo fanno tutti, hanno molto da fare e la notte è ancora lunga.

La strada diventa troppo stretta per quanti ne sono, trionfanti conquistano un posticino abbastanza centrale da essere bene in vista, i bicchieri tintinnano di ghiaccio. Le ragazze combattono per mantenersi dritte sui tacchi a spillo che faticano a trovare sostegno nei basoli della strada. Si adoperano nei selfie di rito, qualcuno storce il naso, altri ridono, la nebbia sale. Si beve ancora.

Giovanna è sensuale, Marco ha deciso che è la sera buona, troverà il coraggio di baciarla. Le  sue labbra lo invitano accostandosi sempre di più, la guarda e le fiamme lo investono. Ancora un sorso.

Quanto è bella, quei capelli sembrano un mantello e lei una madonna. “Nooooo”, allontana l’immagine mistica e vede quello che cerca, la prende per mano e la trascina con se all’interno di un portone. Lo blocca con un piede approfittando di un condomine distratto. Giovanna ride, gli occhi vuoti e l’abbandono nel corpo. Giovanna ride mentre Marco le tocca il seno, Giovanna ride quando le mani di Marco cercano la sua intimità, Giovanna ride nel suo mondo lontano anni luce da quel momento tanto atteso. Marco si sente solo, insiste con più veemenza, vuole farsi sentire. La prende con tutta la forza che ha in corpo, troppa per non farle male. Spinge e spinge fino a svuotarsi, la sorregge con un braccio mentre lei si tiene al muro scrostato. Giovanna si accascia, la gonna arrotolata in vita la lascia scoperta, ha perso una scarpa, glielo aveva detto Marco che erano troppo alte, il viso è tutto escoriato mentre un rivolo di sangue cola sulle gambe bianchissime. Marco è terrorizzato, la scuote ma la ragazza non può reagire, Marco la colpisce come un sacco di patate ma il corpo di Giovanna resta muto. “Non sono stato io, guardatemi, io sto con loro, nella mischia della notte napoletana”. La via è stipata di facce e bocche che si muovono, un oceano di pesci in terra. Marco scappa via fino al garage, vuole solo tornare a casa, nel suo regno inespugnabile. “Non sono stato io” e il piede affonda nell’accelleratore. “Non sono stato io” e la curva lo coglie di sorpresa, “non sono stato io” e  un fascio di luce lo acceca, “non sono stato io” e la voce fluttua nel vento fresco della notte perdendosi nel  rumore del metallo che si accartoccia rotolando giù per la scarpata.

Marco De Santiis N.12.05.2000-M.29.09.2018

Lucia Montanaro