Via Nilo e piazzetta Nilo, comprese tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai: sono un’area che nell’antica Neapolis si presentava molto simile nella morfologia a quella del delta del Nilo. Infatti, infatti allora circa 2000 anni fa lungo l’attuale via Nilo scorreva un piccolo fiume che raccoglieva tutte le acque della collina sovrastante e che a sua volta si divideva nuovamente in corsi d’acqua più piccoli, proprio a formare un piccolo delta, che scorreva fino a mare che era dove oggi si trova l’Università Federico II  al Corso Umberto I. Qui in quest’area che ricordava il delta del grande fiume egiziano si stanziò una piccola comunità Egiziana, e questa è l’origine del nome della strada e della piccola piazza.

 Ne è testimonianza proprio la Statua dedicata al dio Nilo, recentemente restaurata, questa è una copia romana del II secolo dopo Cristo da un originale greco. La comunità originaria di Alessandria vollero realizzare un monumento che ricordasse loro lontana terra d’origine: un vecchio barbuto e seminudo steso su una roccia.  Alla sua destra c’è il corno dell’abbondanza; i suoi piedi sono appoggiati sulla testa di un coccodrillo. I bimbi aggrappati al petto della figura rappresentano in realtà le diramazioni del Nilo che da lui traggono acqua; la divinità fluviale è distesa su un basamento con i piedi poggiati sul rettile fluviale, con il braccio destro che sorregge una cornucopia e quello sinistro che si appoggia ad una Sfinge. Restaurato diverse volte nel corso dei secoli e difficile stabilire quali siano i pezzi originali, le parti più antiche sono il corpo della divinità del fiume, quello della sfinge ed il bambino più vicino al dio.

  Il dio Nilo,  oggi nel cuore del centro storico,  è accompagnato dalla dea Iside: signora della vita e della morte, grande dea dell’amore, madre misericordiosa. Il suo culto cominciò ad avere grande diffusione nei grandi porti commerciali di Puteoli e Neapolis, per poi diffondersi anche in altre zone di Napoli come il quartiere Pendino o Posillipo, o altre zone vicine al mare, poichè la  dea era invocata come protettrice dei naviganti.  I resti di un antico tempio dedicato ad Iside, dove si praticavano i suoi rituali religiosi sono stati rinvenuti pressi della statua del dio Nilo. Del tempio sono rimaste solo le fondamenta.

Ulteriori testimonianze dell’influenza della cultura egiziana nel sud italia emergono al museo archeologico di Napoli (MANN), dove è presente un intera sala egizia con mummie, sarcofagi, canopi, specchi e vasi: le ricchissime raccolte di antichità provenienti da tutto il territorio dell’Italia meridionale.  E’ la seconda collezione di arte egiziana in Italia per importanza, dopo quella del museo egizio di Torino;  è però la più antica.  La sezione egiziana è fatta di collezioni diverse pervenute al Museo in diversi modi per acquisti, donazioni e scavi tra il 1803 ed il 1917. Le due raccolte principali sono, la collezione settecentesca del Cardinale Stefano Borgia di Velletri e la collezione ottocentesca formata dal viaggiatore veneto Giuseppe Picchianti, ma ci sono anche  altri pezzi come il Naoforo Farnese, unico esemplare di provenienza egiziana della collezione Farnese, una statua raffigurante un personaggio inginocchiato con un’edicola tra le mani (naòs, da cui la denominazione corrente di naoforo) al cui interno è il dio Osiride.  Un altro interessante gruppo di oggetti egiziani ed in stile egizio rinvenuti in Campania, nei siti di Pompei, Ercolano, Pozzuoli fanno parte della collezione. La sua istituzione, nel 1821, fece del Museo di Napoli il primo in Europa a poter vantare una raccolta di oggetti egiziani considerevole per numero e qualità, e divenne vanto della casata borbonica.

Simona Caruso