Non sono in molti a sapere che il 25 novembre del 1343, il giorno in cui si festeggia Santa Caterina, Napoli fu stravolta da un cataclisma, uno tsunami. Il primo maremoto in Italia. Non ci sono molti racconti dell’evento, ma la catastrofe seminò terrore e migliaia di morti. Un forte terremoto con epicentro nel golfo di Napoli fu la causa un maremoto ancora più violento che sommerse la parte bassa e più vicino alla costa della città uccidendo migliaia di persone.

Testimone dell’evento fu Francesco Petrarca che in quei giorni si trovava a Napoli. Il poeta ha descritto il cataclisma nel quinto libro delle sue Epistolae familiares. In questo racconta che segnali funesti lasciavano presagire il peggio: temporali, nubifragi ed altri segni premonitori avevano preannunciato la catastrofe nei giorni che la precedettero. Dopo una giornata difficile Petrarca tornò al convento dei frati di San Lorenzo ed andò a dormire, ma fu svegliato dopo pochi minuti. Tutto intorno a lui iniziò a tremare: le mura, le finestre, le candele si spensero. L’oscurità veniva interrotta di tanto in tanto dai lampi. Le urla di sottofondo provenienti dalle strada facevano da colonna sonora a questi eventi apocalittici. Il terrore era palpabile I frati si riunirono per pregare, in molti cercarono rifugio in chiesa, e all’improvviso ci fu silenzio e il tutto sembrò essere giunto alla fine, poi un boato fortissimo proveniente dal mare diede invece inizio all’inferno.

All indomani al sorgere del sole, tutti corsero verso il porto e Petrarca con gli altri. Lo scenario era apocalittico: il mare aveva portato via tutto. Case, persone, animali, ma la sua furia riprese ad invadere la terra, onde bianchissime con creste enormi si formarono tra Napoli e Capri e sommersero quello che restava tra grida, pianti, paura e disperazione di uomini e donne, bambini ed anziani che cercavano di sfuggire alla violenza delle onde.

Anche la giovane Regina Giovanna sconvolta, vide la la surreale scena di distruzione, a testimonianze della vulnerabilità dell’uomo di fronte alla natura. Le navi, ci dice il Petrarca di questa tragedia napoletana, furono tutte spazzate via, eccetto una. Una zattera piccola ed insignificante, su cui erano sopravvissuti per miracolo, 400 galeotti. Un’ironia della sorte che non sfuggì al poeta toscano.

Simona Caruso