Si conclude qui la serie di articoli sulla stregoneria, con una breve panoramica sulla città di Benevento, capoluogo dell’omonima provincia campana, a poca distanza da Napoli, nonché città storicamente legata alla stregoneria. È con i versi «Sopra l’aere, sotto al vento tutti al noce di Benevento» che si è aperta questa carrellata di articoli, e nello stesso modo  che va concluso.

La città, secondo la leggenda popolare, sarebbe stata fondata dal guerriero greco Diomede che arrivò in Italia in seguito alla distruzione di Troia, portando con se la famosa zanna del Cinghiale Calidonio, ancora oggi simbolo di Benevento.

Ma la città sannita è conosciuta come la città delle Streghe, in dialetto locale “janare”.  Già in tempi romani, la città, aveva una cattiva reputazione, questo fino alla guerra contro Pirro. Infatti al momento della battaglia (262 a.C.) questa città aveva ancora il suo nome originale: Maleventum. Sei anni dopo i Romani cercarono di proteggerla ulteriormente  inclusa l’area circostante, stabilendo una colonia romana in quel posto. Il nome fu cambiato da Maleventum, un nome che i romani associavano a cattivi presagi, poiché significa mal-venuto  in latino, a Beneventum, un nome, che significa benvenuto in latino, che aveva connotazioni più fortunate.

Successivamente, dopo la caduta dell’impero Romano e l’invasione longobarda, secondo la leggenda, un grande numero di Streghe usavano recarsi  nelle campagne del luogo per celebrare il Sabba delle Streghe sotto al famoso albero, qui, si dice, venerassero  il Diavolo rappresentato  simbolicamente con il teschio di un caprone. Il magico albero con il tempo divenne  leggendario nell’ambiente delle Streghe, che per tradizione, come dicono i versi : « sopra l’aere, sotto al vento tutti al noce di Benevento», volavano da ogni parte d’Europa per partecipare agli incontri sotto al grande Noce.

Questa leggenda, alcuni  pensano, sia basata sui  riti pagani che i Longobardi celebravano vicino alle rive del fiume Sabato; un’altra teoria invece, sostiene la presenza della tribù dei Samentes, le cui sacerdotesse secondo la leggenda, erano dotate di poteri magici.

Simona Caruso