La storia di Vittorio De Sica 4°puntata

… Non si ferma Vittorio che dopo l’irrepetibile quadrilogia firma altre opere di successo quali “L’oro di Napoli”, “Il tetto”, “La ciociara”; quest’ultimo capolavoro tratto da un romanzo di Alberto Moravia con una superlativa Sofia Loren.

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Ovvio che vinca tutti i premi possibili – Nastro d’argento, David di Donatello, Palma d’oro al Festival di Cannes e il premio Oscar come miglior attrice – . Con Sophia, Vittorio continua a lavorare, non solo in un episodio del film collettivo “Boccaccio” (La riffa), poi in coppia con Marcello Mastroianni in “Ieri oggi e domani”, tre ritratti di donna resi indimenticabili dalla bravura della Loren (la popolana, la snob e la mondana), poi terzo Oscar per “Matrimonio all’italiana”, trasposizione di Filumena Marturano di Eduardo De Filippo. In questo film oltre alla nota bravura della Loren soffermiamo l’attenzione sullo sguardo di Filumena, da ragazzina cresciuta troppo in fretta, a compagna fedele nell’età tarda, lo sguardo carico d’intensità cambia nel ruolo di accompagnatrice, donna innamorata, mamma e donna ferita nell’orgoglio, un film che anche se muto, si potrebbero recitare esattamente tutte le battute anche non conoscendole, ma solo guardando lo sguardo di Filumena.

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Nel 1972 vince il quarto Oscar con “Il giardino dei Finzi Contini”, romanzo di Giorgio Basseni messo su pellicola dalla bravura eccelsa di Vittorio, che oltre all’Oscar gli valse anche L’Orso d’Oro al Festival di Berlino l’anno precedente. Con la Loren lavora ancora in quella che fu l’ultima sua produzione, la diresse in una novella di Luigi Pirandello “Il viaggio” nel 1974, assieme alla Loren troviamo Richard Burton. Rituffandoci nel passato incontriamo un Vittorio bambino nel 1911 quando per un periodo di tempo era proibito dalle autorità mangiare fichi, la madre di Vittorio si faceva aiutare dal figlio per procurarseli, poichè costavano poco: il piccolo Vittorio doveva fare il palo e avvisare in tempo la madre e i venditori ambulanti qualora vedesse arrivare i carabinieri; in una occasione, quando li vide arrivare, Vittorio iniziò a cantare per dare l’allarme, la canzone in questione era “Torna a Surriento”. Ebbene, i militi furono così colpiti  che chiesero al piccolo di continuare a cantare, fu  così che Vittorio si ritrovò a interpretare tutto il repertorio napoletano da lui conosciuto. Diventò attore, poi nell’età adulta volle incidere parecchi brani in varie versioni, forse troppo moderne per l’epoca, infatti non fu capito nell’immediato. A Ernesto Murolo non piacque, e durante un esibizione disse – tene sulo nu filo ‘e voce, pare nu miezo tisico – , alludendo poi al suo fisico magro. Tutt’ altro discorso per colui che fu l’inventore della sceneggiata, Enzo Lucio Murolo, a cui Vittorio piacque molto, l’autore di riviste Dino Falcone disse di Vittorio –  Nessuno meglio di me può assicurare che Vittorio De Sica cantava come soltanto un napoletano sa cantare – …

continua con la prossima puntata all’interno della rubrica “Tourism & Culture”, nella sezione “La nostra storia”.

                                                                                                                                                                                                                              Emanuela Genta

 

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