La storia di Enrico Caruso 2° puntata

… Ritroviamo Enrico in un momento triste della sua vita, muore la madre, ed il padre si risposa poco dopo con Maria Castaldi che non farà mai mancare ad Enrico l’affetto, un forte affetto che gli servì per rasserenarsi e per continuare con nuova energia il lavoro nel mondo dello spettacolo. Nel 1894 dopo soli 45 giorni di naia, Enrico ebbe il cambio da suo fratello Giovanni, il maggiore Magliati fece in modo di rimandare Enrico a casa per fargli continuare lo studio del canto. Debutta finalmente a Napoli nel 1895 al Teatro Nuovo nell’opera ” L’amico Francesco ” di Domenico Morelli, guadagnando per quattro rappresentazioni 80 lire, rappresentazioni che per un pubblico scarso furono ridotte a due. Nello stesso anno qualche tempo dopo lo videro protagonista assoluto il Mercadante e il Bellini, con rappresentazioni sempre più importanti, dalla ” Cavalleria rusticana ” a il ” Rigoletto “. Periodo florido per Enrico, che aggiunge al suo già ampio repertorio ancora molte canzoni e romanze. Anni floridi, trionfa a Marsala, e grande popolarità, addirittura il più importante tenore di Napoli del momento, Ferdinando De Lucia volle fare le sue congratulazioni a Enrico oramai lanciato dal successo. Discorso diverso per il lato sentimentale, Caruso ebbe una relazione lunga undici anni con il soprano Ada Botti Giacchetti, lei era sposata e aveva un figlio, ma ciò non fu d’ostacolo alla loro storia d’amore, fu una lunga relazione dove nacquero due figli Rodolfo ed Enrico junior. Ma Ada, dal carattere inquieto, lascia Enrico per scappare assieme al loro autista Romati, i due cercheranno anche di estorcere del denaro a Caruso, Ada fu denunciata e condannata a tre mesi di reclusione più 100lire di multa. ” La vita mi procura molta sofferenza. Quelli che non hanno mai provato niente non possono cantare”. Furono anni di successi per Enrico, tournee in tutto il mondo da Milano alla Russia, Roma, Montecarlo, Londra e Buenos Aires. Nel dicembre del 1900 Enrico torna sulle scena della Scala di Milano, recita ” La Bohème ” diretta per l’occasione da Arturo Toscanini, l’anno dopo è al teatro San Carlo a Napoli, il suo compenso è di 3.000 lire a recita. Si racconta che durante l’esecuzione de ” Elisir d’amore “, Enrico non riuscì a cantare bene, lui che era tornato nella sua città con grandi aspettative di successo, era salito sulla parte alta di Napoli, a San Martino, dove tempo addietro aveva forgiato con le sue stesse mani la fontana quando lavorava nell’officina De Luca, quella sera il suo canto, un po’ per l’emozione, un po’ per insicurezza, risultò deludente per il pubblico attento, che lamentò una voce da baritono piuttosto che da tenore. Enrico rimase malissimo, a tal punto di decidere di andare via dalla sua città natia e non tornarci più. Dovette rimandare la decisione, il suo contratto prevedeva altre esibizioni dove addirittura si prese una bella rivincita, diede il meglio di se nella rappresentazione di ” Manon “, tanto da ricevere una scrittura dal Covent Garden di Londra, dal Principato di Monaco e dal Metropolitan di New York. Partì dalla sua Napoli Enrico, e per l’occasione eseguì la canzone ” Addio mia bella Napoli ” , nel 1904 comprò una casa in Italia ma scelse la città di Siena dove fece costruire ” Villa Bellosguardo “….

continua con la prossima puntata all’interno della rubrica Biografie – La Storia di Napoli

Emanuela Genta

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