“La Bellezza salverà Napoli“: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

Con lui si può parlare di equazioni ellittiche, di isoperimetri, oppure, in modo scientifico, del gioco del calcio, o anche di politica, e per esperienza diretta, ma pure di scrittura, di giornalismo, di cinema, di letteratura, di management relativamente all’Università. Ho trovato un tuttologo? No, intervisto il Prof. Guido Trombetti (a destra nella foto): Preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università Federico II di Napoli per quasi dieci anni, Rettore dell’Università Federiciana lo stesso per dieci anni circa, Professore ordinario al Dipartimento di Fisica dello stesso Ateneo e docente di Analisi matematica; prima Assessore all’Università e alla Ricerca e poi Vicepresidente della Regione Campania nella giunta Caldoro; autore di centinaia di articoli e di cinque libri; giornalista; lettore accanito e appassionato di cinema.

Quali sono stati, durante il suo Rettorato, i progetti realizzati che maggiormente hanno fatto la differenza per gli studenti?

Uno dei primi interventi fu l’informatizzazione delle segreterie. Gli studenti facevano la fila per strada sotto il sole o la pioggia per consegnare le domande di iscrizione. E invece passammo ad un sistema per cui tutto, anche il pagamento delle tasse, poteva essere fatto online da casa. Il che rappresentò uno straordinario salto di qualità della vita per i giovani della Federico II. Un’altra iniziativa che oggi ci vede leader riconosciuti in Italia fu la costituzione del “centro Sinapsi” per l’assistenza psicologica agli studenti e per l’assistenza alla disabilità. Ci sono centri di ascolto disseminati in tutte le sedi. Che in una comunità di oltre 80.000 studenti svolgono un ruolo di sostegno insostituibile. L’ANVUR nella sua relazione ha indicato Sinapsi come un fiore all’occhiello della Federico II. Merito di tale successo è in larga parte del Prof. Paolo Valerio, anima dell’iniziativa. Altra operazione di successo è stata il potenziamento e lo sviluppo del CLA, Centro Linguistico di Ateneo che, sotto la direzione dinamica ed intelligente di Annamaria Lamarra, ha raggiunto vette di rendimento ed efficacia davvero notevoli.

Passando all’edilizia, il mio primo intervento fu finanziare ed edificare un complesso di aule a Monte Sant’Angelo dove la carenza di posti si faceva sentire. Sempre in quel complesso fu portata a compimento la sede del Dipartimento di Area Biologica, e finanziata e costruita la sede di quello di Area Geologica. Poi, con una progettazione tutta affidata ai tecnici dell’Università, fu realizzata la bellissima sede per il corso di laurea in Biotecnologie, a Cappella dei Cangiani. Fu dato anche l’avvio al reperimento delle ingenti risorse necessarie, alla progettazione e ai  lavori  per il grande progetto del Campus di San Giovanni a Teduccio. Operazione, questa, a segnare una svolta epocale nell’Ateneo e nella struttura socio-economica del quartiere.

L’iniziativa alla quale sono più legato è il ciclo di incontriCome alla Corte di Federico II, parlando e riparlando di scienza” che dura da sedici anni e che ha la finalità di divulgare tra i cittadini la conoscenza scientifica. Sono passati da Napoli tutti i più grandi scienziati ed uomini di cultura italiani. Divulgare la conoscenza è un dovere primario delle Università. L’iniziativa nota in tutta l’Italia è stata ripresa in varie sedi.

Qual è, secondo lei, il più grande punto di forza dei ragazzi, oggi, e quale la loro maggiore fragilità?

Certamente punti di forza dei ragazzi di oggi sono la grandissima mole di informazioni cui possono attingere con enorme facilità tramite internet e più in generale la facilità nelle comunicazioni. Come sempre accade, facility ed opportunità generano anche debolezze. La prima delle quali deve essere colmata dall’istruzione. Internet consente l’accesso immediato ad un mare di informazioni che però non sono, in vasta parte, certificate. Insomma in Internet si trova di tutto. Informazioni pregevoli e raffinate come autentica spazzatura. Ebbene la scuola deve far crescere nei ragazzi lo spirito critico che deve guidare nell’acquisizione delle informazioni in modo che esse non siano acquisite in modo caotico. Così la facilità delle comunicazioni muta la forma del comunicare.  E può provocare forme di isolamento nocive.

Lei ha vissuto l’Università sia dal punto di vista didattico che da quello manageriale. Cosa l’ha arricchita di più come docente e cosa come guida?

Vede, il rapporto con gli studenti è la vera grande fortuna. Intanto perché trasmettere la conoscenza, insegnare, ti obbliga ad uno sforzo continuo di approfondimento e di semplificazione. Ma poi, sul piano umano, ti sembra di vivere in una sorta di perenne “Ritratto di Dorian Gray” all’inverso. Tu invecchi. La tua immagine davanti a te no. Ogni anno la tua classe si rinnova ma i ragazzi hanno sempre 18 anni. Questo ti consente e ti obbliga a cogliere i cambiamenti generazionali che avvengono. Nel pensiero, nel linguaggio, nei gusti, nell’abbigliamento ed è una sensazione fantastica questa di vivere sempre sulla frontiera del cambiamento. Nell’Università si fa poi ricerca. E l’attività di ricerca ti regala sensazioni ed esperienze umane straordinarie. Fare piccole o grandi scoperte, venire a contatto, conoscere, interagire, collaborare con grandissimi scienziati è una esperienza esaltante.

Durante la sua esperienza politica, invece, in cosa pensa di aver inciso?

Potrei dilungarmi molto su questo punto. Ma scelgo la sintesi. Abbiamo contribuito alla nascita di sei distretti ad alta tecnologia nell’aerospazio, i trasporti, l’energia, le biotecnologie, per l’edilizia sostenibile, per i beni culturali. E abbiamo rinforzato quello già esistente sui materiali. I distretti sono società che vedono la partecipazione sinergica di università, enti di ricerca ed imprese. Obiettivo è creare sviluppo sul territorio puntando sull’innovazione che può e deve nascere dalla collaborazione tra mondo della ricerca scientifica e della produzione e sul trasferimento tecnologico. Abbiamo inoltre fortemente supportato le Università della Campania investendo ingenti risorse a favore dei giovani in borse di dottorato ed assegni di ricerca. Una novità di grande successo sono stati i dottorati in azienda. Iniziativa poi attivata anche in altre regioni. I ragazzi vincitori della borsa di dottorato potevano scegliere, in un elenco di imprese accreditate, presso quale di esse svolgere la loro tesi, sempre sotto la supervisione di un docente. Sono evidenti i vantaggi per le imprese e per il mondo della ricerca, oltre che per i giovani. Molto cara mi è anche l’iniziativa a sostegno del rinnovamento tecnologico delle sale cinematografiche campane. Di grande impatto l’implementazione della banda ultra larga che consente la trasmissione di dati massicci molto velocemente. Soltanto per fare un esempio, grande giovamento ne ha tratto il Festival di Giffoni che trasmette e riceve pesantissimi file-video da tutto il mondo, e più in generale tutto il mondo produttivo. Ma sono veramente tante le cose fatte e che non è possibile riassumere in un breve spazio.

Ha avuto, e ha, una vita estremamente intensa e sfidante: cosa vorrebbe fare ancora per Napoli?

Non ho la presunzione di ritenere di possedere ricette. Credo che ognuno possa dare una mano a migliorare una realtà già di per sé di inarrivabile bellezza facendo bene il suo dovere.

E un progetto suo personale ancora da realizzare?

Ne ho mille. Non saprei quale scegliere…

Se potesse condensare in un concetto ciò che ha caratterizzato sempre la sua vita, quale direbbe che sia stata la sua costante?

Vede, ho continuamente desiderato fare nuove esperienze. Odio l’idea dell’uomo ad una dimensione. Ho fatto, e faccio, il docente, il ricercatore, il divulgatore, ho gestito sistemi complessi, ho scritto per molti giornali su temi molto vari, ho scritto racconti e romanzetti, ho seguito con grande trasporto lo sport in generale e il calcio in particolare… Come lo ho fatto? Questo non so dirlo. Però non mi sono annoiato. E questo mi conforta perché diceva un mio amico, filosofo e credente, “i noiosi e gli annoiati non vedranno il paradiso”. Leggere romanzi e scrivere racconti o articoli per quotidiani è la stella polare del mio tempo libero.

Una città che beneficia da anni della sua infinita energia: qual è, secondo lei, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio, o bene?

Ma a Napoli non manca nulla. Tranne che la coscienza di essere una straordinaria città. Con difetti propri di tutte le grandi città. E che in ognuna di essa assumono forme particolari. Giulio Giorello mi disse una sera, passeggiando per Santa Lucia, “Napoli è per me la più europea delle  città italiane. Ci torno sempre con grande piacere. Mi affascina quanto ci sia di creativo in questa città ancora così vivace e piena di iniziative.” E cito La Capria: “Quella straripante vitalità sempre in bilico tra il bene e il male è qualcosa che mi appartiene e che le altre città italiane più ordinate e composte non hanno e non possono trasmettere con la stessa intensità.”

La modernità esige che le città funzionino come orologi. Ma Napoli non ha la struttura psicologica di una città-orologio. Dove tutto va in automatico. Non l’ha mai avuta. Napoli funziona ma con altri meccanismi. Lo sforzo di tanti è encomiabile. Cercare di afferrare il senso del moto browniano che agita la società napoletana. Particelle che si incontrano e scontrano. Generando un moto disordinato. Dissipando energia. Ma producendone anche molta. In realtà credo che ci si debba rassegnare al fatto che una realtà complessa come Napoli ha bisogno di molteplici descrizioni. E, cosa agghiacciante per i metodici classificatori, che le descrizioni siano tra loro contraddittorie. Un amico ingegnere mi ha suggerito di enunciare, da matematico, un postulato. “Principio di Incompletezza della Descrizione della Realtà di Napoli”. Da invocare ogni volta che si parla della nostra città. Sia chiaro non sostengo che Napoli sia perfetta. Tante sono le cose da migliorare. Tanti i servizi da rivitalizzare. Ma il gioco al massacro tanto di moda non mi trova concorde.

 

Luciana Pennino