“La Bellezza salverà Napoli”: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

Ha da sempre attirato l’attenzione dei filosofi e sempre la si è voluta rintracciare in ogni dove, eppure la Bellezza ancora con difficoltà riesce ad essere definita. È contenuta anche nel titolo di questa rubrica, in modo un po’ provocatorio perché oramai, relativamente a Napoli, è un termine abusato, ma proprio questo utilizzo eccessivo, evidentemente ne indica un’esigenza profonda.

È quindi di Bellezza che, con grandissima emozione e con immenso privilegio, mi trattengo a chiacchierare con il Professor Aldo Masullo, eminente filosofo italiano, ragazzo del ’23, avellinese di nascita, trasferito dal 1950 a Napoli, di cui è divenuto da poco cittadino onorario.

Dopo averla ascoltata, deliziandomi, in occasione di tante sue conferenze e incontri, stavolta ho un’esclusiva, con poltrona in prima fila! E allora, Professore, partiamo dall’inizio: cos’è la Bellezza?

La Bellezza non può essere considerata una cosa, un oggetto, che si possa definire così come noi definiamo ogni altra cosa o oggetto. La Bellezza è un’idea, anzi, secondo me, non una idea, ma la Idea. Questa è, se si vuole, una suggestione platonica. Centro dell’insegnamento di Platone è che la verità delle cose non è nelle loro apparenze sensibili, ma nella loro idealità, nel loro essere idee, rappresentazioni mentali, pertinenze di ciò che lui chiamava l’Anima e che oggi chiameremmo la mente. Che le nostre rappresentazioni delle cose siano comuni a tutti noi, o almeno comunicabili, eleva le cose a idee. La mente è la vita stessa delle idee. In questa vita, che nessuna morte minaccia, sta la Bellezza. Essa non è una qualità particolare di questa o quella cosa, ma  il carattere ideale che tutte le cose hanno in quanto sono da noi pensate. Il pensiero è, per così dire, il pastore della Bellezza.

Esiste una Bellezza oggettiva, che si distingue dal gusto, che è soggettivo?

La Bellezza oggettiva, oggi come sempre, non si trova da nessuna parte. Alle volte un quadro può rappresentare un episodio brutto, di violenza, di sangue, cose non belle quindi, però il quadro non è più il sangue, non è più la carne lacerata, il quadro è l’Idea del pittore. Non ci sono cose belle e cose brutte, ci sono idee. Dove non ci sono idee, allora lì, possiamo dire che non c’è Bellezza.

Faccio un esempio attinente all’arte: le brocche in se stesse sono utensili, oggetti di poco valore, ma nel momento in cui un pittore come Morandi le dipinge, egli vi trasfonde l’anima, la sua sensibilità, le ombre e le luci, il senso dello spazio più o meno vuoto, e di un tempo che non passa. Sono tutte emozioni che noi a nostra volta proviamo. Quella brocca dipinta si può dire bella, perché suscita queste emozioni. È la potenza dell’idea. Non è la brocca materiale: ma la brocca che condensa in sé sensazioni, emozioni, desideri, paure, nostalgie che noi stessi, guardando il dipinto, proviamo. È un movimento della mente, la Bellezza.

Mi piacerebbe sapere qual è la sua personale idea di Bellezza, quella che, in una giornata di ansie, le rasserena lo spirito?

Un’idea di Bellezza che io amo molto è, per esempio, nella “Tempesta” di Beethoven, con quella sua energia, con la malinconia di fondo, la compostezza e al tempo stesso l’irrequietezza; un intreccio di stati d’animo molto forti, che perfettamente si compongono in un unico quadro, e mi rasserenano.

Parlando di una persona, e non riferendoci naturalmente a quella estetica, la Bellezza in cosa consiste?

Questa domanda non troverebbe risposta se non si partisse dal concetto di Bellezza che ho enunciato all’inizio. Cioè, se la Bellezza fosse un puro fatto naturale, un insieme di linee, un disegno corretto, non si potrebbe dire di un uomo virtuoso “che bell’uomo”! I greci usavano una parola composta, kalokagathòs, da kalòs kai agathòs, bello e buono. Il bello senza il buono non esiste: il Bene è Bellezza. Naturalmente ciò a cui si attribuisce Bellezza, come ciò a cui si attribuisce Bontà, è relativo: varia da cultura a cultura, da individuo a individuo, da momento storico a momento storico. La Bellezza è sempre la medesima idea, ma nelle varie epoche la si scopre in cose diverse.

Lo so, sembra quasi far riecheggiare le note di una canzone di tanto tempo fa, ma le chiedo: qual è stata la prima cosa bella che ha avuto dalla vita?

La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è la vita. Non è questa una battuta per togliermi d’imbarazzo, ma lo dico perché la vita è tutto: perché la vita è il nostro corpo, i nostri amori, le nostre passioni, la coscienza che è appunto l’avere idee. C’è un verbo greco molto bello, phainesthai, da cui deriva fenomeno, che significa apparire. Dal momento in cui sono nato, mi sono apparse molte cose. Erano apparizioni dinanzi a me o ero io che apparivo a me stesso, perché erano le mie idee? Non mi appare il libro: l’apparizione è l’idea del libro che io penso, la mia visione del libro.

Se aggiungessimo un punto di domanda, “la Bellezza salverà Napoli?”, quale sarebbe la sua risposta? E qual è, secondo lei, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio, o bene?

Si è or ora sottolineato che la Bellezza non è una qualità delle cose, tanto meno è una cosa, ma l’idea che via via appare in noi, il phainesthai, l’apparizione. Dobbiamo anche considerare che questa apparizione varia a secondo del nostro modo di vivere. Per un uomo che vive nella confusione, nella perdita di tempo, nei litigi, tutto preso dal denaro, c’è forse tempo per far apparire la Bellezza? No! La Bellezza è uno stato dell’anima, ed è proprio di chi comincia a porsi domande che non riguardano solo l’immediato, ma il senso della vita nella sua interezza e se ne emoziona. Ciò detto, cosa può salvare Napoli? I Napoletani. Non altri. Possiamo salvare Napoli, se siamo finalmente capaci di sottrarci alla tentazione che ci ha insidiati in tutta la nostra storia, alla tentazione di rappresentarci, di rappresentare noi stessi. Noi siamo dei teatranti. Il teatro è rappresentazione. Nel teatro l’attore si presenta non come è, ma mascherato, assume la personalità di altri. Invece la vita, la salvezza, sta nel coraggio di guardarsi come si è, di far emergere quello che c’è di autentico dentro di noi: quindi, dico io, non di rappresentarci, ma di presentarci, di essere presenti. Questa è la condizione fondamentale per la salvezza. Naturalmente poi tutto ciò si deve tradurre nell’ordine civile, nella collaborazione, nel rispetto. Ecco, concluderei proprio con la parola rispetto, che vuol dire il mettersi in relazione con la vita degli altri, uscire fuori dalla propria chiusura, dal proprio egoismo stupido. Il rispetto è rendersi conto che la tua, è vita solo se è apertura alla vita degli altri. Solo così si costruiscono società forti. La nostra società è attualmente una società piuttosto sgangherata, perché tra l’altro, per una serie di fatti, abbiamo perduto il senso del rispetto.

Il rispetto è la capacità di mettersi nei panni degli altri, di valutare le proprie azioni, e quindi decidere, tenendo sempre presente che la nostra vita non è indifferente a tutto il resto, ma, in qualsiasi modo noi la viviamo, in essa ne va anche della vita degli altri.

E ritornando alla mia premessa, perché si parla in maniera quasi ossessiva di Bellezza relativamente a Napoli?

Perché non c’è altro. Ci si appiglia alla Bellezza, senza neanche capire bene cosa sia, senza cogliere il cuore della questione, cioè la Bellezza non come surrogato di altre cose ma la Bellezza come unità dei valori che sono l’energia della vita vissuta.

 

Luciana Pennino