Chi è l’affascinante nobildonna sulla copertina del libro? In che modo il pittore pugliese Gioacchino Toma era finito a vivere tra Piedimonte e San Gregorio Matese?

E ancora, come accadde che indossò la camicia rossa della Legione del Matese e fu dato per morto nello scontro di Pettoranello d’Isernia?

Il libro si intitola “Gioacchino Toma – sorvegliato politico tra artisti, sotterfugi e nobiltà”, uno studio a metà strada tra il saggio storico e il libro d’arte, raccolto in un elegante volume di grande formato, con 12 capitoli e un vasto apparato di note e indici, ricco di oltre 70 immagini che raffigurano quadri del pittore, sia di collezioni private che esposti nei musei italiani,  ma anche antiche fotografie e documenti d’epoca, attraverso i quali si è ricostruita la vicenda umana oltre che artistica di Toma. Soffermandosi in particolare sulla cinquantina di opere, molte ancora sconosciute, che realizzò a Piedimonte e San Gregorio.

Nato a Galatina, arrestato a Napoli, confinato. Affinò la sua capacità pittorica, che lo ha reso uno dei più grandi artisti dell’Ottocento italiano. Ma sempre restò traccia nei suoi lavori del soggiorno matesino. Qui ebbe incarichi di lavori da Achille Del Giudice, Antonio e Raffaele Gaetani, le famiglie Egg e Visco. Ma fu soprattutto legato d’amicizia con Beniamino e Valentino Caso.

Scritto da Alberico Bojano e recentemente pubblicato da Guida Editori, il libro è un elegante volume di grande formato, composto da dodici capitoli e da oltre settanta immagini.

Esso ripercorre la presenza giovanile del pittore a Piedimonte e San Gregorio, dove fu confinato dalla polizia borbonica, i suoi rapporti con Achille Del Giudice, Beniamino Caso, il conte Raffaele e il duca Antonio Gaetani, Francesco Viti, Giovan Gaspare Egg, e il gran numero di opere in parte sconosciute che qui realizzò.

Lontana dal cliché dell’artista romantico ottocentesco, questa inusuale biografia di Gioacchino Toma è uno spaccato denso di psiche, amore e sofferenza, svelato dalla forza empatica dei suoi dipinti, che lo hanno reso uno dei massimi artisti dell’Ottocento italiano.

Dopo i saluti del Sindaco, del Parroco e del presidente della Pro Loco, alla presenza dell’autore il libro sarà presentato dal professore Giuseppe Castrillo, studioso di civiltà letterarie e specialista in comparativismo nella letteratura post-unitaria meridionale.

L’incontro si terrà nella suggestiva antica chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie, dove è possibile ammirare alcune opere del pittore, con inizio alle ore 19,00 del 17 agosto a San Gregorio Matese.