Il Macellum di Pozzuoli o Tempio di Serapide

Struttura mercatale dell’antica Puteoli, risalente al I e II secolo d.C. epoca dei Flavi, fu erroneamente considerato, durante i primi scavi del 1750, un Tempio dedicato a Serapide, per il rinvenimento di una statua del dio egizio barbuto con in testa un vaso contenente grano, simbolo di fecondità. Il monumento è costituito da un cortile quadrangolare scoperto pavimentato con lastre di marmo, circondato su tutti i lati da portici a due piani con colonne in granito grigio e capitelli corinzi ornati da soggetti di tema marino che inneggiano simbolicamente allo splendore della città dovuto al commercio marittimo. L’accesso è posto sul lato sud-ovest ed è in asse con una grande esedra sul lato opposto inquadrata da colonne in marmo cipollino e pavimento in opus sectile, mentre al centro del cortile si innalza la tholos, struttura a pianta circolare colonnata. Il portico introduceva ad una serie di tabernae, ovvero i “negozi” del mercato, e a due ampie latrine, disposte agli angoli del lato nord-orientale. Il Macellum di Pozzuoli ha rappresentato per alcuni secoli il riferimento scientifico internazionale per gli studi sul bradisismo, ciclico fenomeno di innalzamento ed abbassamento del suolo legato al vulcanismo dell’area flegrea, che nei secoli passati lo ha preservato da una più grande spoliazione dei suoi elementi architettonici e l’indice metrico più prezioso e preciso per misurare il livello del mare raggiunto durante le varie fasi di sommersione ed emersione marina grazie ai fori, lungo le colonne della struttura, fatti dai litodomi, molluschi marini, per le loro tane durante i periodi di sommersione.

Nella prima foto risalente agli anni ’30 è quasi completamente sommerso, mentre nelle altre, di epoche diverse, è evidente il livello raggiunto dalle acque durante le varie fasi del bradisismo. Oggi, dopo la crisi sismica e bradisismica che interessò tutta la zona di Pozzuoli nel 1983, si trova ad una quota superiore al livello del mare, risultando quasi interamente emerso.

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