Il celebre quadro di Dalì “Muchaca en la ventana”, in cui il pittore riproduce l’immagine di sua sorella, diventa motivo di ispirazione del racconto di Rosco di Sera, che prova a guardare il dipinto con gli occhi di chi  lo ha guardato con rinnovato stupore per farne un dono a chi poi saprà a sua volta guardarlo. La moltiplicazione dei punti di vista è forse l’aspetto più suggestivo che tiene uniti il quadro e il racconto. Notevole è il suono di una prosa che, molto vicina ai ritmi e alla musicalità della poesia, si può senz’altro definire prosa lirica.

Il racconto concorre all’assegnazione della targa Napoliflash 2018 Si può votare con un click.

MUCHACHA EN LA VENTANA

Rosco di sera

“Ho pensato a te appena l’ho visto!”,  mi dicesti quando mi regalasti la riproduzione di quel quadro

“A te e alla tua fame d’aria, dopo una vita trascorsa a doverla sacrificare sull’altare dei doveri.

A te e alla tua inquietudine. E al turbinio dei pensieri che spesso opacizzano la luce dei tuoi occhi.

A te e al tuo sospirare. E desiderare un riscatto. Un barlume di sogno. Un palpito di cuore. Un brivido di peccato.

A te e al tuo fuggire. Lontano dalle tue paure. E dal giudice severo che governa le tue azioni e congela le tue emozioni.

A te e al tuo sguardo rivolto verso l’infinito, pur avendo conosciuto così poco di questa terra.”

Quindici anni dopo quella ragazza è ancora lì, affacciata alla finestra della sua vita, cotta dal sole e inebriata da quell’aria che ha imparato a respirare a pieni polmoni.

Una vita che, talvolta, le abbaglia la vista e la invita ad inforcare lenti sempre nuove.

Una vita che, talvolta, le accappona la pelle e la costringe a mutarla come fanno i serpenti.

Una vita che, talvolta, le restituisce l’odore delle passioni perdute e il sapore delle gioie mancate.

Una vita che, talvolta, la stordisce al punto da non consentirle alcuna scelta.

Una vita che, spesso, si riprende più di quanto le ha dato.

Una vita vissuta sempre in sospensione. Un piede a terra e l’altro puntato. Pronto a prendere un’altra direzione.

Con lo sguardo sempre rivolto all’infinito.