Un po’ di sole, la brezza che diventa leggera, le giornate più lunghe e torna la voglia d’estate. Torna nei progetti, nelle nuove abitudini, torna nei racconti. C’è l’estate nei racconti dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso Iocisto.

Rosco di sera con la forza di una prosa ritmata e poetica ci porta sul mare ad affrontare le paure scoprendo di essere vivi.

Il racconto concorre all’assegnazione della targa Napoliflash 2018 e si può votare con un click

 “Mare” di Rosco di sera 

Stesa su una zattera in mezzo al mare i miei pensieri ondeggiano al ritmo delle onde.

Voglio restare stabile.

Voglio concentrarmi su quello che voglio pensare.

Non voglio che i miei pensieri ondeggino, senza poterli controllare.

Non voglio che i miei umori seguano l’instabilità dei miei pensieri.

Chiudo gli occhi e sento l’odore acre del mare.

Pungente. Aspro. Bruciante.

Come i pensieri che affollano la mia mente.

Come le parole che ti vorrei urlare.

Come l’amarezza che mi assale quando ti allontani.

Come la gioia che resta inespressa quando ti avvicini.

Come la delusione che ritorna ogni volta, celata dai sorrisi.

Sento il silenzio che mi circonda e mi fa paura.

Il silenzio mi obbliga a pensare. E io non voglio.

Cosa è rimasto da pensare che non sia stato già elucubrato?

E già analizzato. Già ponderato. Già considerato. Già giustificato. Già temuto. Già minacciato.

Già sofferto. Già consolato. Già ironizzato. Già mitigato. Già riprovato. Già accantonato.

Allungo la mano e sfioro l’acqua con le dita. E’fresca.

Un brivido mi percorre la schiena.

Sono viva. Mi do coraggio.

Vorrei trattenerla ma non riesco. Non sono riuscita a trattenere neanche te.

Vorrei almeno poter trattenere l’ondeggiare convulso dei miei pensieri.

Ma nemmeno questo riesco a fare.

E allora piango, di un pianto sempre meno silenzioso perché lo voglio sentire.

E voglio che i miei pensieri lo sentano. E non lo temano. E non lo giudichino. E non lo blocchino.

Sono viva. E piango per guarire.

Richiudo gli occhi e continuo ad ondeggiare senza tregua.

Li riapro. Mi sollevo un po’. E vedo il mare.

Il mare che ha accolto i miei turbamenti senza cambiare il suo moto incessante.

Il mare che ha trasportato i miei pensieri inespressi dove non possono più farmi male.

Il mare a cui ho affidato i miei segreti con la speranza che mi restituisca i tuoi.

Sono viva. Sorrido. Timidamente. E mi sento piccola.

Un essere infinitesimale rispetto a tanta immensità.

Sorrido pensando alla natura che vive indipendentemente da noi e dai nostri affanni.

Con una forza autonoma che sovrasta i destini umani.

Sono viva. E sono felice. Perché sto vivendo. Immersa in tanta immensità.