La figura del giovane medico che viene assunto in ospedale e fa carriera rapidamente grazie alle intuizioni brillanti e alla cura amorevole dei propri pazienti , prediligendo quelli più sfortunati e deboli è rsppresentata, secondo quasi tutta la critica , con molta efficacia dal regista GIACOMO CAMPIOTTI e resa con gran partecipazione emotiva
dal bravo BEPPE FIORELLO.
La trama della miniserie ( come rilevano i biografi più noti del Moscati, Antonio Tripodoro e Andrea Jelardi, rispettivamente sul periodico Gesù Nuovo e sul quotidiano Il Denaro ) presenta alcune vicende della vita del santo che sono state romanzate o sono del tutto immaginarie, prima fra tutte la relazione sentimentale ed il rapporto di amore-odio con l’amico e collega Piromallo.
Nonostante queste licenze, dovute all’esigenza di rendere più interessante il racconto al pubblico televisivo , “GIUSEPPE MOSCATI – l’amore che guarisce” fu giudicata la miglior miniserie al Roma Fiction Festival 2007.
La doppia puntata della vita Giuseppe Moscati si apre su Napoli agli esordi del Novecento, dove il giovane protagonista, appassionatosi alla medicina in seguito alla morte del fratello, supera il concorso per un posto all’Ospedale degli Incurabili dimostrando eccezionali capacità diagnostiche.
Ma ciò che si rivela presto fuori dal comune, nella vita e nella carriera di Moscati, è l’attenzione per l’anima dei pazienti di cui cura i corpi e la grande spinta alla carità che lo porterà ad aprire le porte di casa ai poveri e ad aiutarli di tasca propria.
Lo straordinario, dunque, nella vita – anche televisiva – di Moscati, va cercato nelle scelte dell’ordinario, del quotidiano, sempre improntante a preferire l’umiltà e il sacrificio, fino all’offerta completa di sé.
Il “film” (così lo annunciano i titoli di testa) di Giacomo Campiotti mette in luce, in particolare, la rinuncia all’amore della bella Elena (Kasia Smutniak), la nobildonna che Giuseppe, nella finzione televisiva, fu sul punto di sposare, ma anche il rifiuto di una prestigiosa cattedra universitaria, motivato dalla volontà di restare fino all’ultimo in ospedale, a diretto contatto con i bisognosi.
La sceneggiatura è costruita “lungo i lati di un quadrato, ai vertici del quale stanno Moscati e l’amico di gioventù Giorgio Piromallo, da un lato, e la principessa Elena e la popolana Cloe, dall’altro”, mentre ” Il termometro insindacabile della classe sociale riequilibrerà i fattori in una sorta di scambio di coppie, non dettato dalla passione bensì dall’interesse”.
Gli scenari fastosi della Napoli aristocratica e gli “antri dickensiani dei quartieri spagnoli” suppliscono in spettacolo e movimento alla difficoltà di drammatizzare una vita di scelte giuste, che non conosce l’errore e finisce (prematuramente) in gloria.
Eppure, quest’ennesima e certamente non ultima biografia di un santo, “sfugge alla retorica grazie all’interpretazione sentita e coinvolta di Giuseppe Fiorello nei panni del protagonista. Già credibilissimo Salvo D’Acquisto, Fiorello aderisce al personaggio di Moscati come ad una seconda pelle, mettendo in ombra tanto la Smutniak -che ha dimostrato di poter fare di meglio- quanto Ettore Bassi, che veste gli abiti di Giorgio come fossero il costume di scena di una recita, lasciando trasparire troppo spesso la finzione”.
Ma forse la vera sorpresa della miniserie sta nel contributo dato dal personaggio di Cloe: “corpo e voce di grandissima verità”. Ed è proprio nella regia dei numeri musicali con cui Cloe intrattiene i popolani al Caffè Chantant che Campiotti dimostra le sue doti di regista cinematografico , più che nella serata di gala mentre Moscati lotta nei bassifondi contro il diffondersi del colera o nella sequenza “pomposa e zuccherata” della liberazione dei matti dall’ospedale di Torre del Greco, durante l’eruzione del Vesuvio.
Nel miracolo finale, che chiude la miniserie delegando ad una didascalia la notizia della santificazione, si racchiude un altro frammento di cinema e la “sintesi di una vita dedicata all’affetto più sincero, per chi era lontano ma anche più vicino”.
( Dal Blog FilmSenzaLimiti )

Giuseppe Moscati

Tra le molte critiche positive riportate dal Blog MyMoovies.it, segnalo, per dovere di cronaca, anche questa decisamente sfavorevole:
“Nel ventennale della santificazione (1987) e a sessant’anni dalla morte (1947), questa modestissima fiction celebra la figura di Giuseppe Moscati, medico campano (di Benevento, visse a Napoli tutta la vita: eppure, minchia, parla con accento siciliano per tutto il film!) che visse e lavorò in funzione dei più deboli. Un lavoro francamente, oltre che davvero brutto, inutile se non addirittura controproducente. Moscati – Beppe Fiorello, e chi se no? – viene caricaturizzato all’estremo, unico personaggio positivo in un contesto unicamente popolato da squali e da ignoranti, tanto che vedendo il film viene da chiedersi come abbia fatto il sistema ospedaliero napoletano a non collassare autofagocitandosi già da decenni. La sceneggiatura … non va affatto per il sottile e sembra voler abbassare gli standard qualitativi già infimi del prodotto televisivo medio di questi anni; dietro all’operazione c’è la Rai – ahinoi, intendendo con ‘noi’ tutti coloro che pagano il canone – e nel cast vengono inseriti anche kasia Smutniak, Domiziano Arcangeli, Ettore Bassi e Giorgio Colangeli. Due puntate da cento minuti circa ciascuna, necessarie per la trasmissione in doppia prima serata. Per Giacomo Campiotti, già al servizio del piccolo schermo da qualche anno, questa è la prima di una serie di fiction a sfondo religioso”.

Giuseppe Moscati

Anche in un’altra recensione, riportata sempre dal Blog MyMoovies.it,
si legge un giudizio severo, ma meno demolitore :
“Il pedagogista Campiotti, regista del film sulla vita di Moscati, ci propone una trama non esaustiva e, per la verità, non ha tale iniziale pretesa. E’ riuscito, però, a far scattare, nel non appagato fruitore, in questo caso io, la voglia di “interferire” nella sua strategia comunicativa.
In che modo? “Proponendo”, una piccola ma approfondita appendice, composta da documenti certi e sceneggiatura autografa,(scritti del Moscati)…
” La figura di questo illustre medico, laico, merita maggiore spessore. Il suo lavoro è stato composito ed estenuante. Nelle sue funzioni di Maestro, clinico, anatomopatologo, ricercatore, collaboratore per riviste scientifiche, consigliere, cittadino attivo contro qualsiasi tipo di ingiustizia sociale, benefattore,… non ha mai badato al TEMPO.
…il centometrista ha il “cronometro” come unico e supremo giudice oggettivo. Il tempo, da esso misurato, è incontestabile. Il “cronometro” del prof. Moscati è indiscutibilmente “L’UOMO”. L’uomo, con le sue sofferenze, con i suoi “DUBBI”, è per il Moscati il cronometro della sua professionalità, dell’abnegazione, dell’AMORE. Scienza e fede hanno trovato nel Moscati la massima espressività”.

Fernanda Zuppini

Giuseppe Moscati, una vita tra medicina e fede

Giuseppe Moscati , il medico dei poveri