Nato a Benevento il 25 luglio 1880, morì a Napoli il 12 aprile 1927.
Molto venerato dalla Chiesa Cattolica per il suo impegno nell’opera di assistenza ai malati più poveri , nel 1976 fu beatificato da Papa Paolo VI nella Basilica di San Pietro e canonizzato poi da PapaGiovanni Paolo II.
La ricorrenza si celebra il 12 di aprile.

La famiglia Moscati proveniva da Santa Lucia di Serino, paese in provincia di Avellino dove,  nel 1836, nacque il padre Francesco che, laureato in giurisprudenza, nel corso della sua carriera fu giudice al tribunale di Cassino, Presidente del Tribunale di Benevento, Consigliere di Corte d’appello, prima ad Ancona e e poi a Napoli. A Cassino, Francesco incontrò e sposò Rosa De Luca, dei Marchesi di Roseto con un rito celebrato dall’abate Luigi Tosti; ebbero nove figli, di cui Giuseppe fu il settimo.La famiglia si trasferì da Cassino a Benevento dove, Il 25 luglio 1880, all’una di notte, nel palazzo Rotondi Andreotti Leo, nacque Giuseppe Maria Carlo Alfonso Moscati, che ricevette nello stesso luogo il battesimo, sei giorni dopo la sua nascita (31 luglio), da Don Innocenzo Maio.

Atto di nascita di San Giuseppe Moscati, rinvenuto nel registro degli Atti di Nascita dell’anno 1880, conservato presso l’archivio di Stato Civile del Comune di BeneventoIntanto il padre, promosso nel 1881consigliere di Corte d’appello, si trasferì con la famiglia ad Ancona, donde ripartì nel 1884, quando fu trasferito alla Corte d’Appello di Napoli,  ove si stabilì con la famiglia a Via S.Teresa al Museo, 83. Più tardi i Moscati abitarono a Port’Alba, Piazza Dante e infine a Via Cisterna dell’Olio.

L’8 dicembre del 1888, “Peppino” (come veniva chiamato e come amerà firmarsi nella corrispondenza personale,  ricevette la prima comunione nella Chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore,  nella quale i Moscati incontravano sovente il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei.  Nel 1889, Giuseppe si iscrisse al ginnasio presso l’Istituto Vittorio Emanuele a Piazza Dante, mostrando sin da ragazzo interesse per lo studio, e conseguì, nel 1897, la “licenza liceale d’onore”.

Nel 1892, iniziò ad assistere il fratello Alberto, infortunatosi seriamente per una caduta da cavallo durante il servizio militare e rimasto soggetto ad attacchi di epilessia, con frequenti e violente convulsioni; a questa penosa esperienza è stato ipotizzato si dovesse la sua prima passione per la medicina. Dopo gli studi liceali si iscrisse, nel 1897, alla Facoltà di Medicina, secondo il biografo Marini nell’ottica di considerare l’attività del medico come un sacerdozio. Il padre morì alla fine dello stesso anno, colpito da emorragia cerebrale.

Il 3 marzo 1900, Giuseppe ricevette la cresima da monsignor Pasquale De Siena, vescovo ausiliare di Napoli.

Il 4 marzo 1913 si laureò a pieni voti con una tesi sull’ureogenesi epatica considerata degna di stampa.  Dopo pochi mesi si presentò ai concorsi per assistente ordinario e per coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti degli Incurabili, superando entrambe le prove,  risultando anzi secondo in quello per assistente ordinario.

Il 2 giugno 1904 morì il fratello Alberto a causa di complicazioni delle patologie insorte con l’incidente a cavallo.

Giuseppe Moscati, terzo da sinistra seduto, giovane docente tra i suoi primi studenti

Nell’aprile del 1906, mentre il Vesuvio iniziò a eruttare ceneri e lapilli su Torre del Greco, mettendo in pericolo un piccolo ospedaletto (succursale degli Ospedali Riuniti, presso cui era coadiutore straordinario, si recò sul posto, contribuendo a salvare gli ammalati, dei quali ordinò l’evacuazione, completata poco prima del crollo della struttura; l’intervento tempestivo di Moscati è stato considerato essenziale per evitare una tragedia.

Nel 1908, dopo aver superato il concorso di assistente ordinario per la cattedra di Chimica Fisiologica, iniziò a svolgere attività di laboratorio e di ricerca scientifica nell’Istituto di Fisiologia dell’ospedale per malattie infettive Domenico Cotugno. Divenne socio aggregato alla Regia Accademia Medico-Chirurgica.

Tre anni dopo, nel 1911, un’epidemia di colera colpì Napoli e Moscati fu chiamato dall’Ispettorato della Sanità Pubblica, presso il quale presentò una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città, in parte condotte a compimento. Fu inoltre proposto per la libera docenza in chimica biologica. In quello stesso anno, ancora trentunenne, aveva vinto il concorso come aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti . Gli fu poco dopo conferita la libera docenza in chimica fisiologica, su proposta di Antonio Cardarelli, e iniziò l’insegnamento d’indagini di laboratorio applicate alla clinica e di chimica applicata alla medicina secondo programmi del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione.

Sempre nel 1911 Moscati fu inviato a Vienna da Gaetano Rummo (allora al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione), per assistere al convegno internazionale di fisiologia, approfittando dell’occasione per visitare anche Budapest; collaborò inoltre, per l’inglese e il tedesco, alla testata “La Riforma Medica“, fondata da Rummo prima come quotidiano, poi come settimanale e poi come quindicinale.Fu anche direttore dell’Istituto di Anatomia Patologica.

Targa commemorativa affissa sul palazzo in cui è vissuto Moscati a Napoli

La notte del 25 novembre 1914 la madre, affetta da diabete, morì. Allo scoppio della prima guerra mondialeMoscati presentò domanda di arruolamento volontario, ma la domanda venne respinta per tenerlo a prestare soccorso ai soldati feriti di ritorno dal fronte. Venne nominato direttore del reparto militare dal 1915 al 1918. In questo periodo, per quanto riportato dai registri dell’Ospedale degli Incurabili, visitò 2524 soldati.

Tra il 1916 e il 1917 supplì Pasquale Malerba nel corso ufficiale di chimica fisiologica.Dal 1917 al 1920, sostituì Filippo Bottazzi, il padre della biochimica italiana, nell’insegnamento di chimica clinica.  Sempre nel 1917 rinunciò alla cattedra universitaria e all’insegnamento, per continuare il lavoro in ospedale.

Il consiglio d’amministrazione dell’Ospedale Incurabili lo nominò primario nel 1919, e il 2 maggio 1921 Giuseppe Moscati inviò al Ministero della Pubblica Istruzione la domanda per essere abilitato per titoli alla libera docenza in Clinica Medica Generale; il 6 giugno 1922 la Commissione nominata dal Ministero esaminò i titoli e lo ritenne idoneo a conseguire tale libera docenza esonerandolo all’unanimità, in virtù dei lavori proporsti, dalla discussione dei lavori presentati, dalla lezione e dalla prova pratica.

All’inizio degli anni Venti, Moscati si dedicò anche ad alcuni importanti studi di storia della medicina, come quelli dedicati allo iatromeccanico del ‘600 Giovanni Alfonso Borelli, che Moscati definisce “primo padre della medicina nuova” e al “fondatore della scuola medica napoletana”, Domenico Cotugno.

Quando nel gennaio 1922 venne sperimentata l’insulina per la cura del diabete, Moscati fu tra i primi in Italia ad utilizzare quel procedimento terapeutico rivoluzionario.

Il 18 luglio 1923 compì un viaggio a Edimburgo per il Congresso internazionale di fisiologia, passando per Roma, Torino, Parigi, Londra, Lourdes. Rientrerà a Napoli il 10 agosto.

Numerose sue ricerche furono pubblicate su riviste italiane ed internazionali, tra le quali le ricerche pionieristiche sulle reazioni chimiche del glicogeno.[38] Sulla sua produzione scientifica, il biochimico Gaetano Quagliariello ha scritto che fu tale

« che qualunque ricercatore se ne onorerebbe, dà una esatta misura della sua preparazione biologica e consente a noi, cultori di biologia, di rivendicare con orgoglio l’origine strettamente biologica della sua genialità clinica »
(Commemorazione di Giuseppe Moscati nel ventesimo dalla morte (1948))

Morte e canonizzazione

Il 12 aprile 1927, dopo aver assistito alla Messa e ricevuta la Comunione nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli e aver svolto come di consueto il suo lavoro in Ospedale e nel suo studio privato, verso le 15 si sentì male, e spirò sulla sua poltrona. Aveva 46 anni e 8 mesi.

La notizia della sua morte si diffuse rapidamente, e alle esequie vi fu una notevole partecipazione popolare. Il 16 novembre 1930 i suoi resti furono traslati dal Cimitero di Poggioreale alla Chiesa del Gesù Nuovo, racchiusi in un’urna bronzea, ad opera dello scultore Amedeo Garufi.

Fernanda Zuppini

Giuseppe Moscati, una vita tra medicina e fede