Antonio Mellino abitava, e forse abita ancora, in piazza dei Girolamini, nella Napoli storica.
Cominciò a lavorare presto accompagnando il papà, che faceva il rigattiere, nei mercatini di Napoli, ma anche in quelli di Porta Portese a Roma.
Aveva la passione della moto e già a 14 anni comprò una Vespa all’insaputa dei genitori.
Non era un cattivo “guaglione”, aveva preso la licenza media ma anche l’ossessione per la velocità, un vizio che lo avrebbe portato in seguito ad avere guai con la giustizia e suo malgrado diventare un paladino di certe istanze sottoproletarie.
Eppure… sembra che tutto nasce per caso, una delle tante situazioni in cui si trovano spesso i ragazzi: “Cominciò perché la polizia mi voleva fermare a piazza Trieste e Trento, stavo andando dalla mia ragazza; fuggii perché avevo paura che papà lo venisse a sapere” raccontò in seguito.
In verità, era solito fare le “tirate” a folle velocità sotto la galleria della Vittoria. La polizia lo inseguiva e lui scappava.
Nell’estate del 1970 Antonio Mellino, diciotto anni, a cavallo della sua Gilera 125 truccata, diventò un modello di ribellione possibile e di stile di guida. Ma andiamo ai fatti.
La polizia dava la caccia a quel giovinetto dai lunghi capelli che sgommava ad ogni curva, evitava i posti di blocco salendo con la sua moto persino le scale del centro storico. La penultima domenica d’agosto verso mezzanotte Piazza San Ferdinando si riempie dei guaglioni dei Quartieri Spagnoli attirati da quel coetaneo in motocicletta che faceva acrobazie da stuntman, inseguito da una volante, contravvenendo a tutti i regolamenti di circolazione, dai semafori rossi imboccati a 120 all’ora e contromano. I curiosi rimangono senza parole davanti a quella sfacciataggine ma anche a tanta bravura.
Il tam tam dei vicoli diede notizia della sfida alle guardie lanciata dal ragazzo ribattezzato Agostino ‘o pazzo, da Giacomo Agostini, quello che vinceva mondiali di motociclismo in serie.
Così dal 23 al 26 agosto tre-quattromila persone scesero a tarda sera in strada sperando di assistere alle evoluzioni del ragazzo terribile.
Alla base di tutto ciò, ci fu una protesta di quel popolino contro la polizia che, per fermare il fenomeno degli scippi, in meno di un mese aveva sequestrato circa cinquecento motorini. Così Agostino, forse inconsapevole, vestì i panni di un moderno Masaniello.
Agostino ‘o pazzo non scese mai in strada, si rintanò in casa, mentre per le vie c’erano più di settecento poliziotti e carabinieri in divisa antisommossa con manganelli, caschi e scudi. Ne nacque uno scontro tra la gente del quartiere e le forze dell’ordine. Il bilancio fu di 56 feriti, 59 arrestati e 232 fermati.

agostino_o_pazzo
Lo presero il 18 settembre in piazza del Gesù. Era in auto con gli amici. Lo portarono ai Filangieri. Gli diedero una condanna severa, ma non passò molto tempo in carcere perché, nonostante gli sforzi, risultò nient’altro che un vivace giovanotto di brava famiglia.
Oltre ai guai con la giustizia quei momenti gli portarono anche un discreto successo, infatti, fu ingaggiato per alcuni film nella parte di stuntman e di ragazzo ribelle, lavorando con e per Ornella Muti, Ettore Scola, Liliana Cavani…
«Per qualche tempo, a fine anni Settanta, ho organizzato spettacoli, fittavamo un locale, 7.000 lire al biglietto. Ingaggiammo pure Massimo Troisi. Faceva la parte del guappo, alla Viviani», racconta oggi con soddisfazione.
Adesso ha una bottega di antiquariato e quattro figli. Del passato conserva la sua passione per le moto e la sua affezionata Gilera 125 truccata.
Noi conserviamo ancora il ricordo di quelle strane “quattro giornate di Napoli”…

di Carlo Fedele