Torna a raccontare Napoli lo scrittore Erri De Luca, nel suo ultimo romanzo “La Natura Esposta”, e per parlarne torna a Napoli, al Circolo Letterario Decumano. Qui incontra una folla di lettori appassionati che negli anni ne ha seguito con assiduità la variegata e abbondante produzione letteraria.

In piedi, perché tutti possano vederlo e sentirlo, parla in modo pacato, con intensità affronta temi spinosi, senza reticenza dichiara disgusto, indignazione ma anche passione, profondità di sguardo.

Di Napoli dice che è città sempre nuova. Del Museo Archeologico, scenario di una parte del suo romanzo, dice che è necessario custode di una civiltà ereditata senza merito. Sottolinea il valore della parola contraria e la duplice responsabilità dello scrittore che, come chi ha libertà pubblica di parola, ha il dovere di difendere giustizia e verità.

“Sei scrittore e hai responsabilità civile della libertà pubblica di parola.”

La vicenda de “La Natura Esposta” è una storia ascoltata, lo scrittore ne ha ingrandito i dettagli, esplorandone il mistero con l’intento di svelare una verità che chiede giustizia. Leggiamo nella premessa che “La Natura Esposta” è un racconto teologico. Il lettore si troverà subito di fronte a un racconto ispirato.  La storia vera di uno scultore che aiuta i migranti a passare la frontiera. Le montagne non sono barriere ma aprono varchi, sono porte naturali. Fa più paura il mare che diventa tomba. Dunque quest’uomo aiuta altri uomini e lo fa senza prendere soldi per un istinto naturale di solidarietà. Potrebbe definirsi un redentore di corpi. Corpi che hanno bisogno di un approdo, di una terra. Fa tutto con semplicità e il suo rapporto con la materia è istintivo e carnale. La plasma per immettersi dentro il mistero della vita. Un evento eccezionale avviene senza manifestarsi in modo eclatante, in fondo si tratta di una commissione: esporre nuovamente la nudità di un crocifisso che era stata coperta. Sembra innata in quest’uomo la capacità di prendersi cura. Si affidano a lui i migranti, alla sua conoscenza della montagna, alla possibilità che lui offre loro gratuitamente di mettersi in salvo.  Lo stesso desiderio di accudimento lo spinge a restaurare questa scultura.

“Il marmo della croce è liscio, levigato, non quello del corpo che accenna alla pelle d’oca. Anche questo contribuisce al desiderio di scaldarlo”.

Avviene una sorta di miracolo perché l’artista si renderà conto che non potrà riuscire nella sua opera senza compenetrarsi in questo corpo umano e sacro del crocifisso fino a condividerne ogni mistero, ogni piega, ogni sofferenza; perfino la circoncisione si rende necessaria per una comunione fisica che diventerà spirituale. Una vera e propria elegia del corpo in un romanzo che racconta la contemporaneità toccando temi universali.

Vincenza Alfano

La natura esposta di Erri de Luca, intervista di Enza Alfano